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	<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 17:37:54 +0000</pubDate>
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		<title>Riparte l&#8217;opposizione, e riparte il sito.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 17:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Giovedì mattina, a partire dalle h 11.30 e a largo Chigi, davanti l&#8217;ingresso di palazzo Chigi, in occasione della prima riunione del consiglio dei ministri del governo Berlusconi alla ripresa dei lavori, dopo la fine delle vacanze, una rappresentanza di Rifondazione comunista protesterà, organizzando un pacifico sit-in, contro il governo delle destre per tre motivi.
Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì mattina, a partire dalle h 11.30 e a largo Chigi, davanti l&#8217;ingresso di palazzo Chigi, in occasione della prima riunione del consiglio dei ministri del governo Berlusconi alla ripresa dei lavori, dopo la fine delle vacanze, una rappresentanza di Rifondazione comunista protesterà, organizzando un pacifico sit-in, contro il governo delle destre per tre motivi.</p>
<p>Per dire NO a una legge-truffa, quella che il governo prospetta di approvare per le elezioni europee, visto che prevede l&#8217;abolizione delle preferenze (e cioè della libera e democratica possibilità di scelta da parte dei cittadini in merito agli europarlamentari da eleggere) e l&#8217;introduzione di una soglia di sbarramento che, distorcendo il sistema proporzionale in uso per le elezioni europee dalla prima volta che si è votato per il Parlamento europeo, soglia di sbarramento che ha l&#8217;unico scopo di espellere dall&#8217;Europarlamento la voce, le posizioni e le battaglie della sinistra italiana.</p>
<p>Per dire NO a un federalismo egoista, quello che si va delineando all&#8217;interno della riforma federalista propugnata dal governo delle destre. E per dire NO all&#8217;aumento indiscriminato di prezzi e tariffe che stanno colpendo in modo indiscriminato e micidiale i lavoratori e i pensionati italiani, aumenti indiscriminati contro i quali abbiamo già proposto e continuiamo a proporre il blocco di prezzi e tariffe.</p>
<p>Per questi motivi chiediamo a tutti i cittadini di partecipare alla nostra mobilitazione e invitiamo a fare altrettanto le forze politiche, sociali e sindacali democratiche che hanno a cuore le sorti della democrazia e della rappresentanza nel nostro Paese.</p>
<p>&#8211;<br />
Ufficio stampa Prc</p>
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		<title>Haidi Giuliani - Lettera a Rifondazione</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 13:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[giuliani]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Rifondazione,
forse è corretto che io ti scriva le ragioni per cui mi trovo ad avere la tessera n° 041204. “Al cuore non si comanda”, ha scritto Lidia Menapace chiedendo l’iscrizione al partito. Il mio cuore, in realtà, è sempre stato un po’ anarchico, più a suo agio nelle piazze e tra i movimenti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Rifondazione,<br />
forse è corretto che io ti scriva le ragioni per cui mi trovo ad avere la tessera n° 041204. “Al cuore non si comanda”, ha scritto Lidia Menapace chiedendo l’iscrizione al partito. Il mio cuore, in realtà, è sempre stato un po’ anarchico, più a suo agio nelle piazze e tra i movimenti che in una struttura organizzata. Perciò chi mi conosce, quando dico che anch’io mi sono iscritta, mi guarda con sorpresa. E’ una decisione maturata da qualche tempo ma per chiedere la tessera ai compagni e alle compagne di quello che da sette anni è di fatto il mio circolo, ho preferito aspettare la fine del congresso: infatti, pur avendo assunto chiaramente posizione nel dibattito tra le mozioni, riconoscendomi nella prima, non volevo che la mia iscrizione potesse apparire in alcun modo una scelta “contro” mentre vuole essere decisamente “per”. C’è chi dice che non è possibile risolvere la crisi della sinistra con un partitino che raccoglie i cocci di altri precedenti, ma io sono una vecchia maestra abituata a lavorare partendo dai dati reali e non mi pare che ci siano in giro molte forze attualmente impegnate ad arginare la gravissima deriva di destra. C’è chi auspica un vasto ed eterogeneo movimento di forze autorganizzate, me lo auguro anch’io ma nel frattempo ho letto dichiarazioni su quanto è bello il nucleare, ho visto arrivare i soldati nelle vie delle città, tanto per fare due esempi, senza un’ombra di opposizione, essendo in quei giorni il Prc chiuso nelle sue stanze, impegnato a discutere del proprio futuro; menomale che sulle impronte dei bambini rom si è mobilitata l’Arci e ha fatto qualche dichiarazione la chiesa, altrimenti sarebbero passate sotto silenzio anche quelle. E poi c’è la guerra, con le sue stragi; e la guerra quotidiana del lavoro, con i suoi morti; e la guerra della fame, con i suoi annegati; e la guerra della disinformazione, che uccide i cervelli, e davvero non si può aspettare, non dico un mese ma neppure un minuto di più, per rimboccarsi le maniche e andare tra la gente e lavorare a risvegliare coscienze. Così mi sono iscritta, da sinistra e dal basso che più in basso non si può; anche perché, ora che pare non vada più di moda, ora che più di qualcuno ci considera una specie in via di estinzione, mi piace vedere scritta vicino al mio nome la parola ‘comunista’.</p>
<p>Haidi Gaggio Giuliani</p>
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		<title>Stanno conducendo Rifondazione in un baratro. In Calabria vorremmo un partito diverso</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 08:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Partito]]></category>

		<category><![CDATA[prc calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi proponiamo la lettura di due lettere di compagne/i calabresi sul rientro del Prc nella giunta Loerio (Liberazione del 08-08-2008).
In Calabria vorremmo un partito diverso
Cara &#8220;Liberazione&#8221;, il presidente Loiero, per quanto riguarda i compagni sottoscrittori della presente nota, può veramente fare a meno di sprecare energie per «battersi per convincere&#8221; qualche «componente del partito a cambiare idea&#8221;: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi proponiamo la lettura di due lettere di compagne/i calabresi sul rientro del Prc nella giunta Loerio (Liberazione del 08-08-2008).</strong></p>
<p><strong>In Calabria vorremmo un partito diverso<br />
</strong>Cara &#8220;Liberazione&#8221;, il presidente Loiero, per quanto riguarda i compagni sottoscrittori della presente nota, può veramente fare a meno di sprecare energie per «battersi per convincere&#8221; qualche «componente del partito a cambiare idea&#8221;: noi, compagni e compagne del Prc che abbiamo aderito al documento Vendola, concordiamo con le affermazioni del nostro segretario nazionale e dichiariamo tutta la nostra ferma contrarietà all&#8217;ingresso di Rifondazione nella Giunta regionale calabrese. Noi sì ci batteremo con forza, insieme ai tanti compagni che fanno politica in modo disinteressato, per la costruzione di un partito diverso dagli altri, svincolato dalle logiche della gestione del potere e delle clientele e scevro da atteggiamenti di ricerca di sistemazioni personali e di gruppo, considerando prioritaria la questione morale che grava sul centrosinistra calabrese come un macigno. Un partito tutto proteso a battersi in difesa dei cittadini vessati dalle cricche e dalle caste, cui sono organici tanti che oggi governano la nostra regione, ed impegnato a lottare per il cambiamento reale ed il miglioramento collettivo delle condizioni di vita e di lavoro dei calabresi tutti, senza distinzioni tra province di serie A ed altre di serie B.<br />
<em>Santo Scalise, assessore provinciale Crotone - Francesco Gaudio, capogruppo Comune di Cosenza - Calaminici Vincenzo, segretario Petilia Policastro - Giovanni Scordamaglia e Marinella Ierardi, cpf Crotone - Domenico Dima, consigliere provinciale Crotone - Sergio Arena, consigliere provinciale Liberassociazione Sinistra Europea Crotone - Giuseppe Bevilacqua, cpf Crotone - Domenico Gradia, segretario circolo Crotone - Marcello Sbarra, cpr - Giorgio Liguori, commissione regionale Sanità -Raffaele Arena, cpf Cosenza - Luigi Ferraro, cpf Cosenza - Giuliano Ricca, direttivo &#8220;F. Gullo&#8221; Cosenza - Alessandro Iantorno, presidente Collegio Garanzia &#8220;F.Gullo&#8221; Cosenza - Edoardo Simonetti, presidente Collegio Garanzia &#8220;G.Mazzotta&#8221; Cosenza </em></p>
<p><strong>Stanno conducendo Rifondazione in un baratro</strong><br />
Cara &#8220;Liberazione&#8221;, qualche settimana fa, durante la convulsa fase congressuale, alcuni dirigenti calabresi del Prc accusarono Paolo Ferrero ed altri firmatari del documento n. 1 di &#8220;para-leghismo&#8221;. Non accettavano che qualcuno potesse immischiarsi negli &#8220;affari&#8221; del partito regionale, pena la dispersione di pesanti invettive contro i &#8220;piemontesi&#8221; di turno, rei di &#8220;nutrire pregiudizi antimeridionali&#8221;. Oggi quegli stessi dirigenti, spingendo all&#8217;estremo il loro ragionamento, si rendono protagonisti di un atto ancor più grave: la secessione del Prc della Calabria, o meglio di una parte consistente di esso, dal resto del corpo del partito. La decisione unilaterale di rientrare nella giunta Loiero, in barba ad ogni tentativo di mediazione da parte del segretario Ferrero e ai ricorsi inoltrati al Collegio di Garanzia, crea un fossato difficilmente colmabile tra la dirigenza nazionale e quella calabrese, che forse anticipa lo scenario politico che l&#8217;intero Prc si troverà innanzi in autunno. Con una fazione del partito, quella arroccata su posizioni oltranziste verso la la &#8220;costituente di sinistra&#8221; e più governiste, pronta a compiere atti di ammutinamento sempre più palesi contro la linea emersa da Chianciano e a lavorare per la costruzione di un soggetto diverso dal Prc. Un soggetto subalterno al Pd, di fatto la sua &#8220;ala sinistra&#8221;, e pronto ad allearsi finanche con l&#8217;Udc di Casini. Di ciò se ne sono resi conto anche numerosi compagni calabresi che, pur non rinnegando nulla della recente battaglia congressuale, dove hanno sostenuto con convinzione il documento Vendola, non intendono seguire Scarpelli, Guagliardi e gli altri nel baratro in cui stanno conducendo il Prc in questa regione. Con questi compagni e tutti gli altri militanti che hanno a cuore le sorti del partito, opereremo in sinergia a partire dal prossimo congresso regionale per ricostruire una Rifondazione all&#8217;altezza delle lotte che la vedranno protagonista nei mesi e negli anni venturi.<br />
<em>Omar Minniti, comitato politico regionale Prc Calabria e comitato politico nazionale Prc</em></p>
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		<title>Ferrero: nell’opposizione ricostruiamo Rifondazione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 16:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Partito]]></category>

		<category><![CDATA[ferrero]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Cardulli
Con Paolo Ferrero “sfogliamo” le pagine dei giornali di questi giorni, ripercorriamo la cronaca di un paese cui guardano, in Europa e nel mondo, sempre più con diffidenza, ironia, a volte. Se  smettiamo gli abiti di un nostro storico provincialismo e diamo un’occhiata ai grandi giornali europei e non, il racconto che fanno dell’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Alessandro Cardulli</em></p>
<p>Con Paolo Ferrero “sfogliamo” le pagine dei giornali di questi giorni, ripercorriamo la cronaca di un paese cui guardano, in Europa e nel mondo, sempre più con diffidenza, ironia, a volte. Se  smettiamo gli abiti di un nostro storico provincialismo e diamo un’occhiata ai grandi giornali europei e non, il racconto che fanno dell’Italia non è certo dei più confortanti. Non è solo la stampa, purtroppo ci sono organismi sia europei che internazionali a darci bacchettate. Caso ultimo: la vicenda della partecipazione alla sfilata di apertura delle Olimpiadi e gli interventi di esponenti di primo piano della maggioranza e ministri in carica che invitavano gli atleti azzurri a disertare. Il Comitato olimpico internazionale ce ne ha dette quattro che dovrebbero farci arrossire. Ferrero ci ricorda i diversi capitoli di una cronaca fra il noir e il ridicolo. I militari mandati per le strade, mitra imbracciato e tute mimetiche, la dichiarazione di un’emergenza che non c’è, o meglio c’è una emergenza ed è quella dei morti sul lavoro, le impronte digitali perfino ai bambini rom, i sindaci sceriffo che ne combinano di cotte e di crude, le misure “salva berlusconi” che hanno rappresentato il fulcro della politica del governo. E, di questi giorni, la manovra economica dannosa per i lavoratori e per il paese, contro i precari, le smargiassate di Tremonti che imbroglia le carte con la Robin tax  che nessun vero economista prende sul serio e con la promessa di ventimila alloggi, una specie di gioco delle tre carte, una ”truffa” l’hanno definita le associazioni degli inquilini. E ancora i semi del razzismo, della xenofobia, di una perdita dei valori di solidarietà, eguaglianza, l’accanimento contro gli immigrati, contro i poveri. Parte da qui la conversazione con il nuovo segretario di Rifondazione che esce da un congresso difficile, complesso, con un partito che subisce una sconfitta elettorale pesantissima,  scompare dalle aule parlamentari, si divide. Che Italia siamo diventati? <strong>“Un paese che ha degli amministratori incivili e populisti che applicano ferocemente non la logica del consenso ma la costruzione del capro espiatorio. Siamo dentro uno stato democratico </strong>-risponde Ferrero- <strong>ma le modalità attraverso cui si cerca il consenso sono tipiche del fascismo e del nazismo nel loro stato nascente. Possiamo pensare, per esempio, alla repubblica di Weimar. Una  politica, questa, che si inserisce in un quadro di un  paese spaventato, che guarda al futuro con terrore, con una sinistra che non è stata in grado di indicare sbocchi diversi, solidarietà e uguaglianza appunto. Davvero c’è materia di grande preoccupazione, di riflessione, per aprire un fronte molto ampio di lotta politica e sociale, per costruire un’alternativa di società”.</strong>  Possiamo definire questo stato di cose come un effetto del berlusconismo che non è solo governo del paese ma un clima, un costume, una “cultura”? Ferrero fa un distinguo interessante, pur all’interno di una ipotesi di  destra. <strong>“Il primo Berlusconi </strong>-dice-<strong> basa la sua politica sul populismo. Promette i soldi a tutti, fa balenare il miglioramento del tenore di vita per tutti. Il secondo Berlusconi, quello con cui ora abbiamo a che fare agisce sulle paure, cerca consenso nella logica del capro espiatorio, individuato nel diverso come il nemico”.</strong> E Rifondazione comunista che riemerge dopo le fatiche del congresso, torna a farsi sentire, come guarda al futuro prossimo, all’autunno, promuove e partecipa a incontri, vede Veltroni e Claudio Fava, Di Pietro, tanto per fare dei nomi <strong>“Sì, riemerge e c’è un elemento molto interessante che smonta la linea con cui anche  certi organi di stampa hanno seguito il nostro congresso quasi fossimo una cosa inutile. Intanto</strong> –dice Ferrero- <strong>c’è il riconoscimento del ruolo politico del partito. E’ abbastanza chiaro che una opposizione politica di sinistra esiste, non è un’invenzione perché una opposizione esiste nella società. C’è il riconoscimento, anche da parte del Pd come emerso anche nel colloquio con Veltroni,non un puro fatto di cortesia, che dal nostro congresso è  stato messo a punto un progetto politico,  certo diverso da quello del partito democratico,che siamo una forza vera. Ricostruire il partito significa ripartire dalla questione sociale”</strong>. Ferrero parla di un <strong>”lavoro esterno”</strong> per dar vita ad una opposizione <strong>“unitaria, di sinistra”</strong> alle politiche del governo. La ricostruzione del partito <strong>”passa attraverso la opposizione, dentro i processi reali nel paese e nella società”.</strong>  Insieme bisogna <strong>“rimettere mano al funzionamento  democratico e organizzato del partito. Ciò richiede il massimo impegno di tutti. Ogni iscritto deve diventare un dirigente nel territorio, nel luogo di lavoro in cui opera”.</strong> <strong>“Chiediamo l’inventiva </strong>-chiarisce con un’ immagine efficace- <strong>non l’obbedienza”</strong>. Il tentativo di arrivare ad una segreteria unitaria sta in questo quadro.<strong> “Il congresso ha deciso la linea politica </strong>-sottolinea- <strong>ma il partito è la casa di tutte e di tutti. Nessuno è un ospite”.</strong> Dopo le “quattro giornate“ di Chianciano intanto il partito non è andato in ferie. Ferrero ha partecipato a diverse “feste”. Avverte che  c’è una <strong>“rimessa in movimento, voglia di ripartire, i compagni sanno di nuovo  che c’è una linea politica, chiara, scelta dal congresso, una linea che non è un guazzabuglio. Tutti hanno capito bene il significato di &#8216;in basso a sinistra&#8217;”.</strong> Si lavora per costruire i gruppi dirigenti delle federazioni, c’è chi è più avanti, che deve ancora iniziare la discussione. C’è  chi si oppone come  avviene in Calabria. <strong>&#8220;Ma anche nella decisione di rientrare nella giunta regionale, cui il sottoscritto si è pronunciato nettamente contro, c’è qualcosa che si muove&#8221;.</strong> A scanso di equivoci Ferrero precisa: <strong>“Restiamo contrari alla decisione di entrare nella giunta regionale, una decisione che avviene a prescindere dal contesto. Il fatto positivo è che anche fra coloro che hanno votato per la mozione Vendola c’è chi si è pronunciato contro  l’ingresso nelle giunta. E’ il segno che il congresso è finito, che c’è un partito che vuole tornare a misurasi sui fatti concreti”.</strong> La questione sociale, di cui  parla Ferrero, che in Calabria è davvero un’ emergenza.</p>
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		<title>Considerazioni sul congresso del Prc e sui compiti del presente</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 11:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Partito]]></category>

		<category><![CDATA[congresso prc]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dino Greco
Credo che fra le virtù più necessarie da coltivare vi sia quella di guardare con somma attenzione alle altrui posizioni, anche a quelle che confliggono apertamente con le proprie, per scoprirne e recuperarne le parziali verità, per mettere a frutto quanto in esse vi è di utile e per sconfiggerne più agevolmente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Dino Greco</em></p>
<p>Credo che fra le virtù più necessarie da coltivare vi sia quella di guardare con somma attenzione alle altrui posizioni, anche a quelle che confliggono apertamente con le proprie, per scoprirne e <span id="more-440"></span>recuperarne le parziali verità, per mettere a frutto quanto in esse vi è di utile e per sconfiggerne più agevolmente il nocciolo negativo. Sta qui la sostanza della dialettica e la chiave dell’egemonia.<br />
Se il congresso del Prc ha segnato un limite, questo non è consistito nella durezza (inevitabile) dello scontro, ma nella sostanziale impossibilità di sottrarre il confronto al sovraccarico di tossine, di recriminazioni, di idiosincrasie personali sedimentate nella stagione di una direzione del partito troppo a lungo incardinata sul ruolo dominante del suo leader carismatico.<br />
Quando il deficit di democrazia si protrae nel tempo e la crisi latente è mascherata dalla sovraesposizione di un uomo solo, è fatale che la sconfitta, soprattutto se delle proporzioni apocalittiche che abbiamo subìto, non generi immediate resurrezioni, quanto piuttosto violente rese dei conti. Ed anche ingenerose e liquidatorie attribuzioni di responsabilità.<br />
E’ anche alla luce di queste considerazioni che mi è parso di cogliere, nelle frasi di Vendola a conclusione del congresso di Chianciano, un flagrante paradosso: egli si è candidato a guidare un partito (che ha assicurato di non voler sciogliere) la metà abbondante del quale è stata accusata, nell’ordine, di essere prigioniera di una vocazione minoritaria, di professare un patetico feticismo identitario, di aspirare a riesumarsi come piccola, settaria formazione marxista-leninista, priva di pensiero critico, antimeridionalista, incapace di una moderna lettura dei processi, plebea, ignorante, dedita al culto di un comunismo rétro, ossificato, inerte, “putrefazione del pensiero”. Allora, viene spontaneo chiedersi cosa intendesse fare, Vendola, di questa parte del “suo” partito, una volta che ne fosse diventato il segretario.<br />
Trovo poi specularmente incomprensibile che sia rimasta sotto traccia la consapevolezza dello iato che nel partito come nel Paese si è aperto fra governanti e governati, fra un notabilato istituzionale che guarda al mondo con una benevolenza che è forse il riflesso di una propria soggettiva condizione, ed una “base” sempre più inertizzata, consegnata non al protagonismo, ma all’ascolto passivo dei propri leaders occupati nella tribuna mediatica: “non è la coscienza che determina l’essere reale, è l’essere sociale che determina la coscienza”, direbbe il Marx dell’Ideologia tedesca. Mi ha colpito quella critica, per quel che ne so inedita, alle presunte “intemperanze” della sinistra radicale durante il governo Prodi, così simile alle accuse rivoltele dal PD e da un sindacalismo confederale da anni prigioniero di un catatonico immobilismo, quasi che l’ininfluente presenza dei comunisti al governo, la siderale distanza fra le promesse programmatiche e l’azione concreta dell’esecutivo non stessero alla base della disillusione di tante persone.<br />
E come reagire alla stessa “mutazione antropologica” di cui parla Vendola, alla profonda crisi di soggettività politica e sociale dei lavoratori, sospinti in tanta parte nel lavoro precario e servile e ciononostante -e forse proprio per questo- guadagnati o rassegnati o assuefatti ad una condizione di avvilimento, fatalisticamente vissuta e introiettata? Prendendo atto che questo processo degenerativo è il frutto bacato del capitalismo vittorioso, mostro onnivoro e globalizzato, al quale opporre con spirito “realistico” una propensione adattiva, fortemente impregnata di tatticismo, persuasa che all’afasia sociale può venire in salvifico soccorso una più che modesta presenza istituzionale? Oppure non conviene, proprio alla luce dell’esperienza appena conclusa, dedicarsi ad un lavoro duro, inevitabilmente di lunga lena, che si fa per immersione dentro quel sociale di cui si ammette di aver perso comprensione, scansando l&#8217;illusione di scorciatoie politiciste?<br />
Una grande sinistra non la si evoca nostalgicamente, la si costruisce, dal basso, a partire dalla riorganizzazione del conflitto e attraverso esso della rappresentanza del lavoro, in primo luogo nei rapporti di produzione, là dove il capitale ha costruito le premesse della propria supremazia sociale, politica, culturale.<br />
La insistita contrapposizione fra le necessità dell’elaborazione teorica e le urgenze del movimento, fra manovra politica e prassi sociale conduce inevitabilmente all’evanescenza dell’una e alla sconfitta dell’altra.<br />
La questione del governo si pone allora come esito necessario e maturo di un mutato rapporto sociale, non di effimere alchimie politiche, non come impossibile funzione surrogatoria delle proprie impotenze. Se lo fai ugualmente promuovi solo un ceto politico, non affermi una politica. O il governo è lo strumento per un cambiamento reale, graduale sì, ma vero e percepibile, oppure il contraccolpo sulla tua base di riferimento è micidiale. E non perdona, come in effetti è accaduto.<br />
Ha ragione Mario Tronti: il solo centrosinistra utile è quello che ha per baricentro una forte sinistra; se il fulcro sta nella sua parte moderata si danno due soluzioni elettorali e due sole, o un centrodestra forte o un centrosinistra debole, consegnato alla sconfitta.<br />
La ricostruzione di un punto di vista comunista non deve inseguire la pretesa di un pensiero totalizzante ed in sè autosufficiente.<br />
Un sapere più comprensivo ha bisogno dell’interlocuzione, della contaminazione con forze, culture, esperienze diverse. Guai a chi pretendesse di custodire nel proprio scrigno una “verità rivelata” da sfoderare come salvifico passe par tout.<br />
Serve semmai un di più, non certo un di meno di apertura mentale per comprendere la pervasività di quel processo di “rivoluzione passiva”, di egemonia delle classi dominanti che ha sconfitto ogni seria prospettiva di trasformazione sociale e politica. E per scoprire come opporvisi, come rimettere concretamente in gioco una strategia utile a formulare soluzioni per l’oggi e a tracciare un orizzonte non velleitario per il futuro.<br />
Dunque, da domani, occorre abbandonare ogni autolesionistica propensione alla lacerazione e alla diaspora che tanti veleni ha disseminato.<br />
Chi ha vinto il congresso lo deve fare unilateralmente.<br />
La sfida non è a chi grida l’invettiva più insultante nel campo più prossimo, ma è come contrastare/disgregare efficacemente il blocco sociale e politico che sta devastando la democrazia costituzionale e che sta facendo arretrare i rapporti sociali oltre ogni limite conosciuto da tre generazioni a questa parte.<br />
La sfida è come arrestare la ruzzola che sta smontando -pezzo dopo pezzo- ciò che resta dei diritti del lavoro conquistati in epoca repubblicana. E non si tratta di una battaglia solo difensiva o di restaurazione. Perché è sin d’ora chiaro che è necessario proiettarsi oltre le esperienze conosciute.<br />
Ci sono, in questo Paese, risorse intellettuali che possono coadiuvare questo sforzo intelligente di ricerca, di proposta, di lotta.<br />
Questo è il compito che è davanti ad ognuno, cui merita dedicare ogni energia: per chi a Chianciano ha prevalso e per chi ha visto le proprie ipotesi sconfitte; per chi deve resistere alla tentazione di ritagliarsi un ruolo rancoroso, alla ricerca di una rivincita interna e per chi, avendo l’onere primario di guidare il partito, deve farlo con la più grande apertura, senza autistiche chiusure, nella consapevolezza che la via da percorrere è ancora tutta da costruire e che per farlo occorre un concorso ed un consenso ampio.<br />
Su queste basi soltanto sarà possibile riaprire le porte e le finestre di quelle case della sinistra rimaste per troppo tempo chiuse e ridare ossigeno alle speranze di quanti e quante non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi.</p>
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		<title>LETTERA APERTA A BERLUSCONI, E’ NECESSARIO INCONTRARE ANCHE SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE PER DISCUTERE DI LEGGE ELETTORALE</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Testo della lettera inviata dal segretario del Prc Paolo Ferrero al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Signor Presidente,
nelle settimane immediatamente successive alle elezioni del 13/14 aprile - che hanno sancito l’esclusione dalla rappresentanza parlamentare delle forze di sinistra - molti esponenti politici di entrambi gli schieramenti hanno notato come questo fatto determinasse un elemento distorsivo nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Testo della lettera inviata dal segretario del Prc Paolo Ferrero al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi</p>
<p>Signor Presidente,<br />
nelle settimane immediatamente successive alle elezioni del 13/14 aprile - che hanno sancito l’esclusione dalla rappresentanza parlamentare delle forze di sinistra - molti esponenti politici di entrambi gli schieramenti hanno notato come questo fatto determinasse un elemento distorsivo nel rapporto tra istituzioni e Paese. E’ infatti evidente che le forze comuniste e di sinistra, pur non essendo rappresentate in Parlamento, sono parte integrante della dialettica politica e sociale del Paese.<br />
Per affrontare questa situazione alcuni esponenti politici del suo schieramento hanno segnalato la necessità di audire, su questioni di particolare rilevanza, le forze di sinistra, al fine di avere un quadro completo delle posizioni in campo.<br />
Vista la volontà espressa dal suo governo di intervenire al fine di modificare la legislazione relativa alle elezioni europee e vista la possibilità che tali modifiche determinino contemporaneamente la riduzione dei diritti dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti e l’espulsione delle forze di sinistra dallo stesso Parlamento europeo, con la presente Le chiedo di avere un incontro ufficiale con i ministri competenti al fine di poter esprimere le posizioni del Partito della Rifondazione Comunista.<br />
E’ infatti del tutto evidente che la modifica della legge per le elezioni europee, non avendo per altro alcuna giustificazione dal punto di vista della governabilità delle istituzioni europee, avrebbe l’unico ma gravissimo effetto di determinare un ulteriore ed inaccettabile distacco tra il Paese reale e la rappresentanza istituzionale. Tale indirizzo è con ogni evidenza del tutto estraneo allo spirito della Costituzione che, affidando al popolo la sovranità, non contempla che questa possa essere conculcata da una oligarchia composta dalle maggiori formazioni politiche.<br />
E’ quindi nella consapevolezza dell’importanza della discussione in corso e della gravità di una modifica non condivisa della legge in questione che Le rinnovo la richiesta di un incontro da tenersi in tempi rapidi.</p>
<p>Certo dell’attenzione che vorrà prestare a questa mia, le invio Cordiali saluti.<br />
<em>Paolo Ferrero</em></p>
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		<title>Forum online con Paolo Ferrero - domani su rifondazione.it</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Venerdì 1 agosto, dalle ore 12.00, Forum online con il nuovo segretario nazionale Paolo Ferrero. Per partecipare basta accedere all&#8217;indirizzo http//forum.rifondazione.it e registrarsi.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 1 agosto, dalle ore 12.00, <strong>Forum online</strong> con il nuovo segretario nazionale Paolo Ferrero. Per partecipare basta accedere all&#8217;indirizzo <a href="http://forum.rifondazione.it" target="_blank">http//forum.rifondazione.it</a> e registrarsi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>«Parentesi chiusa, ora torniamo al conflitto»</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 17:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il nuovo segretario: «Rifondazione non è finita, svolta a sinistra dopo la disastrosa esperienza di governo»
di Micaela Bongi (il Manifesto del 30-07-2008)
La gestione unitaria la riproporrà a settembre anche «unilateralmente» e «con incarichi seri». Per il momento Paolo Ferrero, eletto domenica segretario di Rifondazione comunista sulla base di un documento -«Ricominciamo: una svolta a sinistra»- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nuovo segretario: «Rifondazione non è finita, svolta a sinistra dopo la disastrosa esperienza di governo»</strong></p>
<p>di Micaela Bongi (il Manifesto del 30-07-2008)<br />
La gestione unitaria la riproporrà a settembre anche «unilateralmente» e «con incarichi seri». Per il momento Paolo Ferrero, eletto domenica segretario di Rifondazione comunista sulla base di un documento -«Ricominciamo: una svolta a sinistra»- votato da quattro mozioni, prende la guida di un partito profondamente lacerato.<span id="more-436"></span></p>
<p><strong>Diventi segretario per rilanciare Rifondazione. Un compito non facile, dopo il terremoto elettorale e dopo un congresso che ha spaccato in due il partito.<br />
</strong>La gestione unitaria sarà riproposta sempre e comunque. A mio parere nessuno si deve sentire ospite nel Prc, il partito è la casa di tutti. Inoltre, per rilanciare Rifondazione dobbiamo agire con determinazione per applicare la linea politica che ci siamo dati e che ha il suo punto fondamentale nel rimettere il partito al lavoro nella società e costruire l’opposizione sociale e politica al governo Berlusconi e alle proposte di Confindustria.</p>
<p><strong>Non era possibile fare una sintesi unitaria al congresso? È meno ambigua la maggioranza che si è costruita con le altre mozioni? Non c’è già chi dice di uscire dalle giunte o chi vorrebbe la Costituente comunista che tu avevi escluso?<br />
</strong>La Costituente comunista non c’è in nessuna delle mozioni. Il congresso doveva decidere una linea politica, un partito senza linea politica non vive. Con la mozione Vendola c’erano due punti di differenza secca. Il primo: dopo la sconfitta dell’Arcobaleno bisogna andare avanti sul piano della politica come nei due-tre anni precedenti, con una linea di relazione significativa col Pd o di nuovo centrosinistra oppure svoltare a sinistra? Io penso che fosse necessaria una svolta a sinistra che si basa sull’analisi del perché abbiamo perso. La sinistra unita ha ottenuto il risultato più basso nella storia dell’Italia post-unità, perché per come si è presentata non si capiva la sua utilità sociale. Bisognava proporsi con chiarezza come sinistra di alternativa e non di dialogo forte col Pd. L’Unione è fallita, bisogna prenderne atto. Il secondo punto di differenza: dopo la sconfitta bisognava agire un processo unitario a sinistra superando Rifondazione, diluendo e facendo venir meno gli elementi di riferimento al comunismo oppure ripartire dal progetto della rifondazione comunista come idea strategica? Anche su questo c’erano due opinioni diverse. Su questo si è deciso il congresso, su questo era giusto decidere e su questo c’è stato l’accordo tra quattro mozioni. La mozione finale dice che si è conclusa la fase che si era aperta a Venezia sull’accordo di governo e col Pd; si riparte dal progetto di Rifondazione, è necessario rimettere Rifondazione nella società; è necessaria una svolta a sinistra, con un livello più alto di autonomia dal Pd. Su questo oggettivamente eravamo divisi.</p>
<p><strong>Sull’autonomia del sociale?<br />
</strong>Non è autonomia del sociale, «in basso a sinistra» è una citazione del compagno Marcos, andava bene qualche anno fa non capisco perché non vada bene ora…</p>
<p><strong>Hai detto che nessuno si deve sentire ospite, ma quando parli del rischio di sparizione degli elementi di comunismo viene in mente quando, al momento del tuo intervento, una parte dei delegati si è messa a cantare Bandiera rossa come se considerasse l’altra parte, più ancora che ospite, come estranea.<br />
</strong>Non si può confondere la dinamica di un’assemblea con quella che è la quotidianità della vita di un partito. Leggere il canto di Bandiera rossa come momento di esclusione secondo me è sbagliato. Credo che di fronte all’esito annunciato, al fatto che i mass media stavano tutti da una parte, c’era il fatto di dire «esistiamo», «ci siamo». Ho visto in quei cori, anche quando c’era chi gridava «Nichi, Nichi» o fischiava al momento della mia proclamazione, il riconoscimento della comunità, della battaglia politica.</p>
<p><strong>Ma era un clima di scissione.<br />
</strong>Certo, la comunità è divisa, il congresso ha diviso moltissimo il partito. Ma oggi queste differenze sono più marcate nel gruppo dirigente. C’è chi dice che è la fine di Rifondazione, ma le cose che abbiamo deciso come linea politica sono la chiusura di una parentesi catastrofica, quella del governo con la sinistra moderata che si è dimostrata impermeabile alle istanze sociali. A Venezia è stato detto che l’alternanza è il primo passo per l’alternativa, invece è il primo passo per il disastro. Riproponiamo il cammino dell’alternativa. Non riesco a capire dov’è lo stravolgimento. Sarei identitario? È una caricatura, tutti i commenti vanno nella stessa direzione: un accordicchio di potere che mischi tutto, tardo stalinista… è quasi ridicolo.</p>
<p><strong>Pierluigi Bersani dice che alla conferenza programmatica di ottobre il Pd deve «fare un richiamo all’elettorato disamorato della sinistra radicale».<br />
</strong>Berlusconi va avanti come un treno, sarei felicissimo di subire un’enorme concorrenza a sinistra da parte del Pd e se la Cgil non firmasse un accordo sul contratto che è un peggioramento secco degli accordi di luglio. Sarebbe il primo esito positivo del congresso.</p>
<p><strong>Alcune forze come Sinistra democratica o i verdi non potrebbero finire nelle braccia del Pd?<br />
</strong>Abbiamo visto, e ci metto dentro anche noi, il peso nel paese del ceto politico. Più che di politicismo preferirei parlare del perché la destra ha un’egemonia così forte nella società.</p>
<p><strong>Ma ci sono anche le elezioni e per le europee c’è anche il problema dell’eventuale innalzamento della soglia di sbarramento.<br />
</strong>E allora chiederemo a Berlusconi di non farlo o a Veltroni di opporsi… Il vero problema politico è come si batte la destra populista. Dopo il venir meno del movimento no global a interpretare la crisi del neoliberismo restano le destre populiste. Berlusconi e Tremonti ci hanno detto «stiamo entrando nella crisi» e si sono messi in sintonia con il sentimento di massa. Hanno detto che la coperta è corta e loro difendono il fatto che fuori resteranno i piedi di qualcun altro, l’immigrato, lo zingaro, il diverso. Entrando in sintonia con un sentimento diffuso di paura, la destra salda politiche sociali e securitarie. In questo quadro il Pd dice cose di liberismo temperato che non rispondono a nessuno dei problemi. Il ruolo storico della sinistra è la ricostruzione del conflitto, delle vertenzialità, del mutualismo. Costruire il conflitto del basso verso l’alto invece che quello dei penultimi verso gli ultimi e la costruzione di comunità solidali, non escludenti. Sono stato accusato di autonomia del sociale, è una pirlata. È perché chi mi accusa pratica l’autonomia del politico.</p>
<p><strong>Qualcuno direbbe anche che il vostro è minoritarismo.<br />
</strong>Io invece penso che nella storia del movimento operaio il concetto di politica riguarda la rappresentanza, la costruzione del conflitto, le pratiche solidali oggi drammaticamente assorbite sul piano della rappresentanza. Io non propongo di abbandonare la rappresentanza, ma di aumentare il peso sugli altri versanti. Sono questi gli unici terreni sui quali si può lavorare a costruire l’unità della sinistra, altrimenti siamo ceti politici che galleggiano come una pallina da pingpong sulla superficie dell’acqua. Oggi i problemi sociali sono vissuti come un dramma individuale, non come un problema politico. Se qualcuno perde la casa si vergogna, ci hanno colonizzato l’universo simbolico, abbiamo il problema di riuscire a far riprendere la dimensione collettiva dei problemi sociali. In questo senso maggior autonomia dal Pd non c’entra con maggior grado di polemica col Pd. È il presupposto per non farsi risucchiare nell’universo opaco di questa politica. Abbiamo 57 mesi di opposizione davanti, visto che il congresso si fa ogni tre anni, almeno che nei prossimi tre anni si faccia questo lavoro nella società.</p>
<p><strong>Hai parlato di venir meno del movimento no global, il sindacato è nell’angolo. Insomma, ripartire sarà complicato.<br />
</strong>Penso che sia importantissimo il fatto che stia partendo un’aggregazione di sinistra sindacale. La situazione è tutt’altro che stabilizzata, in autunno sarà possibile costruire momenti di lotta. L’operaio che ha votato Lega è forse disponibile al conflitto perché il salario è quello suo. Il lavoro va fatto unitariamente, con comunisti, ambientalisti, partiti, non partiti… Con una manifestazione ma non solo. Mettendo in piedi una campagna referendaria sulla legge 30, la democrazia, la Fini-Giovanardi sulle droghe. E aderire al referendum sul lodo Alfano non lo considererei sbagliato. La questione morale non va lasciata a Di Pietro. E a chi mi chiede il perché di un richiamo così forte al comunismo rispondo citando quello che diceva Lucio Magri a proposito di Rifondazione comunista: i due termini si qualificano a vicenda, l’uno senza l’altro perde significato, oggi più che ieri.</p>
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		<title>FERRERO: LA “NOTIZIA” CHE IL PARTITO VUOLE USCIRE DA TUTTE LE GIUNTE LOCALI E’ FALSA E RIDICOLA, TANTOMENO SCRITTA IN NOSTRO DOCUMENTO.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 13:11:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La notizia che Rifondazione comunista vorrebbe “rompere” tutte le giunte locali nelle quali governa con il centrosinistra è una notizia falsa, completamente e artificialmente inventata. Non so chi l’abbia messa in giro, ma si tratta solo di uno dei tanti, ennesimi, veleni che hanno tentato di non far concludere in modo legittimo, sereno e positivo  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia che Rifondazione comunista vorrebbe “rompere” tutte le giunte locali nelle quali governa con il centrosinistra è una notizia falsa, completamente e artificialmente inventata. Non so chi l’abbia messa in giro, ma si tratta solo di uno dei tanti, ennesimi, veleni che hanno tentato di non far concludere in modo legittimo, sereno e positivo  - al partito della Rifondazione comunista - il suo VII congresso, che si è tenuto a Chianciano. Non ho mai pensato una cosa del genere, non l’ho mai detta, non la farò mai. Soprattutto, non è scritta da nessuna parte nel documento che la nuova mozione nata al Congresso di Chianciano e sulla base del cui programma politico sono stato eletto segretario del Prc. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. In merito alle singole esperienze amministrative locali, valuteremo caso per caso la necessità e l’agibilità della nostra presenza al governo, ove se ne presenterà occasione e modo per discuterne, non certo decidendo, con decisioni unilaterali e onnicomprensive, di uscire da tutte le giunte.</p>
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		<title>FERRERO, PRC: STRAGE IMMIGRATI E DENUNCE UE FIGLIE DELLA BOSSI-FINI. GIUSTO DIRE, AL MINISTRO DELL&#8217;INTERNO, &#8220;FASCISTA&#8221;, COME E&#8217; ACCADUTO OGGI</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 17:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Delle due l&#8217;una: o ha ragione il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni e la logica di una legge che si chiama, non a caso, &#8220;Bossi-Fini&#8221; e che questo governo sta applicando integralmente, e dunque è &#8220;giusto&#8221; che gli immigrati continuino a morire come mosche (è successo anche oggi nel canale di Sicilia), oppure hanno ragione - nell&#8217;ordine con cui si sono fatti sentire - Amnesty International, l&#8217;Alto commissariato per i rifugiati, le Nazioni Unite, il Parlamento e la Commissione Europea, che ieri, per bocca del commissario ai diritti umani, Thomas Hammarberg, che ha parlato di &#8220;raid violenti&#8221; contro i rom e gli immigrati, da parte della polizia e dello Stato italiano. Ormai, siamo degli isolati, in Europa e nel mondo. Per fortuna, oggi, durante l&#8217;audizione del ministro dell&#8217;Interno, l&#8217;opposizione – compresa quella che fa capo del Pd – ha avuto un rigurgito d&#8217;indignazione, dandogli, senza troppi giri di parole, del &#8220;fascista&#8221;. Non avrei detto, se fossi stato lì, diversamente.<br />
Ufficio stampa Prc</p>
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