ABRUZZO, Un altro “piccolo” scandalo targato PD


Maurizio Acerbo*

Non c’è solo l’enorme scandalo delle tangenti della sanità a screditare l’immagine del partito Democratico abruzzese. Da due anni a questa parte si moltiplicano le inchieste che toccano esponenti di punta del partito Democratico. Quasi sempre riguardano questioni sulle quali Rifondazione Comunista ha dato battaglia. Troppo spesso l’impegno per l’ambiente, la trasparenza amministrativa, la qualità dei servizi pubblici finisce con l’impattare con l’intreccio affari - politica o con il malcostume clientelare. Uno dei terreni di scontro più acceso da anni è quello della gestione del servizio idrico integrato. Rifondazione Comunista, insieme al Wwf e all’Abruzzo Social Forum, da anni si batte per una gestione pubblica, trasparente e partecipata di un bene comune essenziale come l’acqua. Non ci siamo mai limitati alla battaglia contro i ricorrenti tentativi di privatizzazione. Insieme ai movimenti ci siamo costantemente scontrati con quello che in Abruzzo è ormai noto come “partito dell’acqua”, cioè il gruppo di potere targato partito Democratico che da anni occupa l’Ente d’Ambito di Pescara - Chieti e l’Aca spa (gestore unico). In questi giorni l’allegra e ben pagata comitiva ha collezionato l’ennesima medaglia con la relazione che il comandante del Corpo Forestale di Pescara Guido Conti ha inviato alla Procura della Corte dei Conti individuando 14 responsabili ai quali si addebita un danno erariale di circa 25 milioni di euro relativi alla costruzione di un impianto di potabilizzazione che non è mai entrato in funzione. La nota dolente è che si è proceduto all’aggiudicazione dell’appalto e alla costruzione dell’impianto senza premurarsi precedentemente di verificare se le acque del fiume Pescara potevano essere potabilizzate. L’impianto non è stato mai attivato perché le acque del fiume Pescara sono inquinatissime, circostanza nota a qualsiasi cittadino di buonsenso tanto che dal 2005 è stato nominato dal governo un Commissario straordinario proprio per fronteggiare l’emergenza ambientale. Incuranti dell’assenza della classificazione delle acque da parte del dipartimento sanità della Regione, l’Aca spa e l’Ato proseguirono con l’appalto e il collaudo dell’opera fu realizzato senza l’uso dell’acqua del fiume Pescara. Nel 2004, finiti i lavori, gli esami chimico-fisici richiesti dalla Asl alla Agenzia Regionale per l’ambiente saqncirono l’impossibilità di attivare l’impianto per la quantità di sostanze pericolose presenti ben oltre il limite massimo. In una Regione ricchissima d’acqua per l’ennesima volta si è scelta una strada costosa invece di puntare su soluzioni di rapida realizzazione e molto più economiche. La vicenda risale agli anni in cui l’Acaera guidata dall’attuale assessore regionale del partito Democratico, Donato Di Matteo, non a caso risultato nelle elezioni regionali di quell’anno il più votato esponente dei Democratici di Sinistra, coinvolto insieme all’attuale presidente Catena e all’ex - presidente dell’Ato l’onorevole Giorgio D’Ambrosio anche nell’inchiesta sull’erogazione a centinaia di migliaia di cittadini di acqua inquinata da sostanze cancerogene scaturita dalle denunce di Rifondazione comunista e Wwf. D’Ambrosio e Catena sono inoltre anche indagati per la Fangopoli relativa all’appalto per la gestione del depuratore di Pescara. Emerge per l’ennesima volta la mancanza di trasparenza di Aca e Ato e le responsabilità dei sindaci Pd che avrebbero dovuto svolgere funzioni di vigilanza e controllo nonchè informare i consigli comunali. Appare incredibile che il partito Democratico continui a mantenere in sella all’Aca vertici sempre più screditati per i quali circa un anno fa i consigli comunali di Pescara, Chieti e Montesilvano avevano richiesto a furor di popolo le dimissioni votando ordini del giorno proposti da Rifondazione Comunista. Il partito Democratico non intende rinunciare a quella che è un’autentica macchina di consenso clientelare, oltrechè un ufficio di collocamento per esponenti politici, familiari e galoppini. E’ per difendere “competenti” amministratori come questi che il partito Democratico per ora non risponde alla nostra richiesta di escludere dalle liste per le prossime elezioni regionali tutti gli indagati?
*Comitato politico nazionale Rifondazione Comunista

09/09/2008

4 Responses to “ABRUZZO, Un altro “piccolo” scandalo targato PD”


  1. 1 Fabio

    La questione morale è la vera battaglia che si deve portare avanti in questo paese.
    La vera rivoluzione dovrebbe essere culturale a tutti i livelli……benissimo la denuncia e la richiesta di non presentare indagati alle elezioni regionali al PD……..
    Cerchiamo di mantenere questa coerenza morale in tutte le regioni ed anche a livello nazionale,senza fare sconti a nessuno.
    Se si scopre una macagna và denunciata e combattuta in maniera lecita.

  2. 2 Principe

    .. che strano: adesso vi lamentate che non il PD e la vostra “adorata” IDV non vogliano allearsi con voi per le elezioni regionali abruzzesi???

  3. 3 Marco Renzini

    Già…. caro compagno Acerbo spiegacela meglio la situazione abruzzese…. e che cosa vogliamo fare….. e con chi….abbiamo le mani pulite da quello che leggo in tutti i media…..su questo non ho dubbi….. ma abbiamo anche governato fino a mezzora fa’…… e certamente non vogliamo regalare alla destra questa regione a tutti i costi….. ripartiamo pure dal basso a sinistra…… ma per fare questo dobbiamo ripartire dai territori…… e , per quanto possibile, anche da una presenza almeno decente nelle istituzioni locali( Comuni, Province, Regioni )…….o sbaglio ?….. spiegati/spiegaci meglio la posizione del PRC in Abruzzo…. ciao.

  4. 4 franco domenichelli

    guarda un po’, questa storia somiglia tanto alle vicende di Acqualatina, consorzio che sta inviando carabinieri e vigilantes armati a staccare l’acqua a chi non vuol pagare le bollette a peso d’oro. Anche qui il PD difende i vertici, di cui fa allegramente parte, su cui l’Autorità Giudiziaria aveva già effettuato un primo intervento. Non sono lamenti, sono fatti ed è una cosa che si chiama legalità.

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