RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA

VII CONGRESSO PRC - Pubblichiamo il documento politico approvato dalla maggioranza (342 voti a favore su 646) della platea congressuale: 

“RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA

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Il Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione maggioritaria della direzione del partito.


Il Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.
Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.

2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.
La sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.
Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.

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Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica. La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in  questa fase.

La lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.
E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti  in una strategia globale di trasformazione.
Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento possibile.

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Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi, nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.

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Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.

Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.
La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti a tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

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17 Responses to “RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA”


  1. 1 massimo

    Complimenti, speriamo risorga un vero partito comunista di massa con le palle e non stucchevolmente pacifista. Bertinotti via .
    Se sarà così vi seguirò.
    Massimo

  2. 2 Eretico

    Che amarezza!

  3. 3 Giovanna Canigiula

    Bravo, Ferreo, bravo: ora puoi fare il segretario di te stesso.

  4. 4 Fox - Padova

    Un uomo di cui non ricordo il nome che aveva seguito il comandante Giap in non so quale azione - forse la battaglia del Tet, forse altro - ebbe a dire che si deve sempre scorgere la luce - la crisis - nella tragedia. Durante la guerra di liberazione dagli americani - raccontava - scavò decine di chiloetri di gallerie. Con un badile. E come lui fecero altre decine di migliaia di soldati di leva e volontari; a volta anche senza badile. Questa miriade di persone laggiù nell’oscurità soffriva di molti mali e solitudini, non ultimo la fame: fu così che scoprirono circa venti nuovi tipi di radici commestibili, alcune delle quali ora largamente rappresentate nelle (povere) tavole vietnamite.
    Magari anche noi - smarrito che sarà un po’ l’odore del napalm che ci siamo abbondantemente spalmati addosso tra compagn* - riusciremo ad intravvedere la possibilità nell’impossibile di questa situazione.
    Magari riusciremo veramente ad aprire delle “Case del Popolo”, a realizzare “un nuovo 20 ottobre”, a far pasare tutti * compagn* nella scelta della linea politica.
    Già siamo riusciti, a parer mio, a stendere - prima volta, credo - un documento conclusivo ben migliore dei documenti congressuali: una sintesi e una (auspicata) svolta a Sinistra.
    Chiarezza sul PD, la (ri)comparsa dell’espressione (secondo me esatta e felice) “battaglia anticoncertaviva” e soprattutto (finalmente!) il richiamo finale alla formazione (alla Bildung, come direbbero Gysi e * compagn* de Die Linke).

    E se da questa situazione paradossale e parossistica si riuscisse sul serio, contro ogni pronostico, a cavare fuori qualcosa di buono?
    Cose da pazzi.

    Ad ogni modo, compagn*, ognuno di noi ora - credo - abbia bisogno di sentirsi augurare “Buon Lavoro”.
    Buon Lavoro.

    Giordano B. Padovan - Padova

  5. 5 lu

    …vorrei solo ricordare al compagno Vendola che le correnti sono vietate dallo statuto….ma se rifondazione non c’e’ piu’ poi, dove la fanno questa corrente? E’ davvero violento l’atteggiamento di Vendola, altro che vittima….ha perso una linea politica e ora c’e’ chi non vuole accettarlo e gioca allo sfascio….le sue dichiarazioni sono inaccettabili e inquietanti, spero solo che il partito sappia produrre i dovuti anticorpi verso chi vuole ormai solo distruggerlo.

  6. 6 jan vecoli

    appena arrivato a casa da chianciano, il cuore mi trabocca di felicità.

  7. 7 carlo ac

    …e ora al lavoro.

  8. 8 franco cilenti

    Nichi, che caduta di stile! Ti stai comportando come un bambino viziato e dispettoso. Un pò di rispetto per le compagne i compagni, per le regole condivise. Riprenditi e torna il Nichi amato da tutti noi!!!!!!!!!!!!

  9. 9 Filippo Bari

    Bene, è il momento di mettersi al lavoro. Sulla questione etica mi permetto di proporvi quanto scrissi e diffusi tra i compagni il giorno seguente alla mia partecipazione al congresso di Terlizzi (Ba).

    Il congresso (del PRC) di Terlizzi in provincia di Bari
    di Filippo Silvestri

    Quando ho realizzato che sarei dovuto andare a presentare la Mozione Acerbo a Terlizzi - Terlizzi, non Triggiano come mi era parso in un primo momento - mi sono detto. Nel paese di Vendola, ufff! non ci sarà neanche un compagno a votare per la nostra mozione, poi però afferrando un libro ho aggiunto, e se c’è Nichi? quando mi ricapita!
    Dico subito che l’atmosfera del congresso di Terlizzi non è stata brutta, circa un centinaio di presenti (71 aventi diritto al voto, 67 votanti tutti per Nichi) bello il posto, serene le facce. Atmosfera, quindi, decisamente non pesante, al contrario di altre decine di situazioni.
    Presentate solo le mozioni Acerbo e Vendola sono poi intervenuti una decina di compagn* e sul finire è arrivato anche Nichi che circondato dal solito capannello si è subito smarcato sedendosi in prima fila. Poi è intervenuto: ultimo intervento del dibattito. « … la sconfitta è una verità che colpisce e c’è chi reagisce come quando perde la squadra del cuore e va in giro a rompere le vetrine dei bar … »
    Anche per oggi non si vola e la gentilezza che fine ha fatto! penso sempre più mortificato dalla piega presa da questo bruttissimo dibattito precongressuale. Non mi sento certo un hooligan mentre ascolto Nichi che non perde un colpo e prosegue ben oltre il tempo consentito agli interventi. Non è proprio il caso di interromperlo, del resto è difficile non subire il fascino del suo dire, anche quando non si condivide quanto afferma. Però mentre lo ascolto mi domando. E se dovesse davvero divenire leader?cosa potrà mai dire qualora alla Regione Puglia scoppiasse uno scandalo giudiziario? ne scoppiano tanti in tutto il paese! di certo non vorrei sentire dal leader della sinistra affermazioni del tipo “attendo con fiducia l’operato della magistratura”. E poi, si può essere leader di un popolo, leader di un partito e anche presidente di regione? non è già questo un elemento di “accumulo di consensi, di rapporti e di poteri” in un paese già malato da ogni genere di accumulo?
    Mi unisco all’applauso finale, anche se con quel suo intervento Nichi mi ha convinto della strana dimensione nella quale vorrebbe traghettare un’importante parte della sinistra del paese, una dimensione nella quale lui forse già si vede, una dimensione per alcuni versi surreale poiché gli consente di poter fare riferimento ai “cortili” dimenticando che con i cortili pugliesi non è che poi stiamo messi tanto bene.
    «Qualcuno degli illustratori vuole replicare?» domanda il compagno che presiede il congresso.
    Diniego da parte del compagno della Mozione Vendola. Io di istinto rispondo. «Siii» ma nello stesso momento mi dico. E ora, dopo mezz’ora di Vendola! al congresso del PRC di Terlizzi! che … posso dire? Comincio. «Dopo Nichi, mi sento come un gessetto messo di traverso sulla lavagna, come un suono sgradevole … come si fa in Puglia a non essere vendoliano, io, per esempio, mi sento più vendoliano dell’originale – simpatiche facce in prima fila sgranano gli occhi – ma una volta letta e riletta la sua mozione verifico che nella sua sinistra ci stanno davvero in pochi e allora, se Vendola non riunisce tutta la sinistra, ma invece la divide, che Vendola è?»
    Lui, Nichi, è lì tra i compagn*, inevitabile punto di attenzione, io non posso certo pretendere la sua, di attenzione, insomma, sapete come funziona, mi sento tanto la Croce Rossa, quella su cui si spara dando le spalle, ostentando disinteresse. Lo guardo e sorrido di questi copioni dei quali persino lui non riesce a fare a meno. «Sono contento» continuo «sono contento che qualche compagno abbia ripreso le questioni che ho posto riguardo all’etica della politica, una questione che non ho trovata scritta a lettere cubitali nella mozione di Vendola, eppure le esperienze di governo dovrebbero indurre a non sottovalutare argomenti di questa natura. Questo perché ogni giorno, sottolineo ogni giorno, coloro che vorrebbero poterci votare con autentica convinzione fanno i conti con una propria etica e quindi se i nostri elettori fanno ogni giorno questo, è molto probabile che pretendano lo stesso dai partiti della sinistra. Sapete, a questo proposito permettetemi di concludere leggendovi qualche rigo di Agatino Licandro, chi è? Agatino Licandro ha scritto un libro nel quale racconta la sua esperienza di sindaco DC corrotto e poi pentito, siamo nella Reggio Calabria all’inizio degli anni novanta (n.d.a. il congresso a Terlizzi si è tenuto quclhe giorno prima del congresso del PRC annullato a Reggio Calabria). Il personaggio, nonostante la sua storia, appare di una coscienza e di una sensibilità straordinaria, in particolare vorrei leggervi quanto scrive a proposito di una sua partecipazione da assessore in una “giunta anomala” una giunta presieduta da un sindaco che decide di bloccare ogni genere di malcostume nella pubblica amministrazione da lui presieduta.» Apro il libro che avevo deciso di portare e penso ancora una volta, e quando mi ricapita. Comincio a leggere. “Si coalizzarono contro di lui in un baleno. Gli si scagliarono contro partiti di maggioranza e di opposizione, magistrati potenti e temuti, procacciatori a mezza strada tra politica e malaffare, fornitori, professionisti, medici, dipendenti comunali. Lui per quindici ore al giorno gli dava sotto. Irresponsabile, incosciente, allegro, appassionato, e, soprattutto cocciuto. Sembrava, nonostante le sue letture raffinate, lo spot propagandistico della caricatura del calabrese testa dura. Aveva una conoscenza perfetta della macchina comunale. Sapeva di uomini e cose: quello che si vedeva e quello che stava dietro. Bloccò tutto, tangenti e ruberie. Paralizzò gli affari e picchiava impietoso contro i privilegi, merce di scambio dell’impunità. Insomma, un matto da legare.” (Confessioni di un sindaco corrotto - ed. Einaudi).
    Chiudo le pagine e alzo lo sguardo, borbottò una qualche conclusione. Un applauso di rito non si nega a nessuno: lo ricevo.
    In un paio mi si avvicinano «Sai, si, è così, però la politica…»
    «Filiiii, ma che c’entra? questa non l’ho capita» una giovane rampante compagna ride.
    Evito di ricordarle che proprio lei la sera del 14 aprile mi disse. «Da mò Vendola deve cominciare a fare il matto altrimenti la prossima volta in Puglia non arriviamo neanche al 3%.».
    Replicai. «Gentile o Matto? le due cose sono incompatibili.»
    Questa volta invece le rispondo così. «Quale è uno degli elementi di forza di Zapatero? è ideologicamente lontano da noi, ma non c’è compagno che non pronunci il suo nome con un moto di rispetto, spesso, accompagnato da un sospiro, come mai? forse perchè il suo punto di forza è l’etica? un’etica intransigente e quindi poco Gentile? l’etica di una politica che non ammette l’esistenza di situazioni che pur non essendo illegali riceverebbero critiche di “mancanza di eticità” dal suo popolo? quando a fronte di perplessità, nostre e altrui, la politica, anche quella di sinistra, è costretta a rispondere “non è illegale” “la legge non lo vieta” siamo alla morte del nostro pensiero, siamo alla mediazione più becera, mediazione che ci condanna a uno stare al governo che ci fa più male che bene. Fa male a noi, ma prima ancora fa male alla società. Zapatero mantiene il suo consenso anche perché non media sulle questioni dell’etica e così cura, pur da uno scranno ben più alto di una qualsiasi presidenza regionale, un congruente e indispensabile rapporto con il suo popolo. È questo un elemento di politica apprezzabile? io penso di sì, anzi, lo ritengo determinante nel rapporto con il nostro elettorato. Perché ho letto quelle “strane” pagine? perché in tema di esperienze governative del nostro meridione raramente ho trovato parole così esplicative. Sai, nel tempo ho imparato, anche a mie spese, che quando un sistema, un qualsiasi sistema, viene intaccato, viene effettivamente intaccato in qualche suo aspetto, anche nelle più “semplici” questioni di etica, le reazioni sono quelle descritte in quel libro, quando invece questo non accade significa che il sistema non si sente in pericolo, che gli equilibri non sono stati alterati, nella fattispecie che la sinistra non è antitetica alla destra, che la realpolitik delle quotidiane necessità alimenta il conformismo del potere, che tutto procede, procede come nelle pagine del Gattopardo…»
    «Mai letto, ma chi è che lo ha scritto?»
    «Un ferrovecchio del novecento» rispondo mortificato con nella mente la copertina-icona di quel romanzo nell’ottantesima - assolutamente integrale- edizione economica del 1958 di Feltrinelli.
    I cognomi dei compagni chiamati al voto tornano a catturare la mia attenzione. C’è un congresso nazionale da vincere e mi sa che per questa volta la gentilezza passa la mano.

    Filippo Silvestri - Bari

  10. 10 Giovanni Vallone

    Tanti auguri al compagno Ferrero condivido la gestione unitaria del partito e spero che il compagno Vendola anche se ha perso il congresso continui anche lui nella gestione unitaria del partito .Al compagno Ferrero voglio dire che si deve applicare il centralismo democratico,cioè che la maggioranza del partito decide e che la minoranza si adegua alla maggioranza anche quando la minoranza è una minoranza molto corposa,rinnovo tanti auguri al compagno Ferrero spero che tutto il partito lavori per riportare Silvio Berlusconi (mio nemico di classe )all’opposizione con affetto Giovanni Vallone

  11. 11 JOE STRUMMER

    DOPO AVER BOMBARDATO IL QUARTIER GENERALE
    COSTRUIRE IL PARTITO SOCIALE

  12. 12 orazio

    Il documento politico approvato al congresso è sicuramante un buon documento. Io per primo ritengo che in esso non deve essere fatto l’elenco della spesa e debbono essere invece indicati gli obiettivi raggiungibili, alla portata, ben visibili. Però ritengo che il documento sia assolutamente inconsistente sul tema della scuola pubblica statatale che proprio in questi giorni sta ricevendo l’ennesimo attacco da Tremonti-Gelmini. Come responsabile della commissione scuola della federazione di Bologna ho presentato un emendamento alla nostra mozione che è stato approvato al congresso federale e che vi allego di seguito invitando il compagno Ferrero, il nostro segretario, ad adoperarsi per rilanciare il ruolo del Dipartimento della Conoscenza e dei settori Scuola, Università e Ricerca del partito.

    “E siccome riteniamo che la nostra catastrofe elettorale non sia stata solo politica ma anche culturale, crediamo che un ruolo cruciale spetti alla scuola pubblica Statale che è l’unica che può affrontare seriamente l’impegno dell’educazione alla laicità, intesa come contrasto al pensiero unico e come formazione al ragionamento critico e antidogmatico, e dell’intercultura.
    Scuola, Formazione e Ricerca devono diventare strumenti essenziali alla “creazione” di soggetti pensanti capaci di analizzare alla radice i fenomeni da cui invece ora la società risulta dominata acriticamente. Quanto sta avvenendo nel dibattito sulla cosiddetta sicurezza non può che destare preoccupazione e allarme. La possibilità di evocare mostri che sfuggono ad ogni controllo è spaventosamente reale. Sarebbe bene che chi ha in mano il potere dell’informazione e dei governi ci riflettesse.
    Costruire argini contro la marea razzista deve significare anche per noi, per il Partito, per i compagni e le compagne impegnati sul territorio, intensificare, da subito, le iniziative, le prese di posizione pubbliche, le manifestazioni, capaci di valorizzare le pratiche di intercultura, di conoscenza dell’altro, di contribuire a smontare molti dei luoghi comuni che animano la discussione pubblica sulla sicurezza coinvolgendo gli studenti, i genitori, gli artisti, i lavoratori della cultura e dello spettacolo. Ciò deve significare accettare e proporre il confronto, deve significare evitare ogni timidezza ed atteggiamento difensivo. E’ importante intensificare il lavoro con i migranti, promuovendo iniziative e costituendo presidi democratici contro ogni razzismo.
    Un ruolo importante in questo senso può essere svolto da quanti si occupano di politiche della conoscenza, di istruzione, di cultura, settori che per definizione si pongono in antitesi con le pratiche razziste e di discriminazione. Pertanto bisogna rilanciare, sia a livello nazionale sia nei territori, il ruolo del Dipartimento della Conoscenza e dei settori Scuola, Università e Ricerca per innescare una rivoluzione culturale sui grandi conflitti della nostra epoca: quello capitale–lavoro ovvero la giustizia sociale, quello sviluppo- natura ovvero la giustizia ambientale e quello uomo-donna ovvero la giustizia di genere.”

    Orazio

  13. 13 ok

    auguri a ferrero ma nn credo che il partito così vada avanti…aveva ragione grassi, ci si sarebbe dovuto parlale…come si governa un partito che ha il 3% dei voti con 53% degli iscritti??????sl da noi possono succedere queste cose

  14. 14 bruno bianco

    sono davvero sconcertato dalla reazione di vendola, sia dai suoi giudizi sprezzanti e offensivi, sia dalla decisione di dare vita a un partito nel partito.
    ora comunque vedremo alla prova dei fatti se quel 47 per cento di compagni sbandierato a ogni occasione esiste davvero

  15. 15 mau68

    Buon lavoro al compagno segretario Paolo Ferrero,
    purtroppo, oltre a far fronte alle destre pericolose, populiste, reazionarie e razziste, abbiamo di fronte una gran parte di compagni che “incita alla disobbedienza civile” nei confronti del partito,
    come se il nemico principale fosse la maggioranza uscita dal congresso e non il potere capitalistico che intende far pagare la crisi e la ristrutturazione del sistema al popolo…
    spero che si riesca a “rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca” nonostante il grave e difficile momento.
    Ancora un augurio comunista di buon lavoro
    Maurizio Pucci, Massa Carrara

  16. 16 Roberto

    Comunque vada (non mi fido di Falce e martello e soprattutto non mi fido del Governatore e del suo clan) questa vittoria serve alla sinistra e ai comunisti. Significa che qualcosa da cui ripartire è rimasto, che non basta il sostegno dei media e dei poteri forti per portare a compimento la normalizzazione di un partito rivoluzionario. Significa che c’è una corposa area di sinistra rimasta culturalmente autonoma, dal moderatismo, da Confindustria e dai poteri forti. Possiamo ripartire, lavoriamo per un grande risultato alle Europee, cosicchè l’amico Vendola possa capire di dover fare le valigie

  17. 17 GIANGI54

    Ragazzi non credete sia ora anche in Italia di cercare di dare vita ad un nuovo movimento anticapitalista e alternativo al sistema, allargato anche agli ambientalisti ed ai senza partito, come sta cercando di fare Olivier Besancenot in Francia?

    Non credete che sia ora di dare vita ad un movimento che si opponga al capitalismo rapace e guarrafondaio che sta distruggendo la cosa più importante che abbiamo e cioè il nostro Pianeta? E questo indipendentemente dalle parole destra e sinistra che hanno perso gran parte del loro significato?

    Mi sembra che sia ora di unirci tutti, noi a cui non sta bene questo stato di cose, in un unico movimento “per il Bene Comune”. Oppure vogliamo andare divisi alla battaglia contro il Moloch capitalista?

    Ciao

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