Andiamo alle elezioni europee con il nostro nome, il nostro simbolo e un nostro programma. Impresa ardua, ma possibile. Claudio Grassi (Liberazione 16-07-2008)
Per la prima volta nella storia di Rifondazione Comunista l’esito del nostro congresso registra un risultato che non consegna a nessuno dei documenti che sono stati sottoposti al voto una maggioranza. Per chi conosce questo partito, visto come si erano distribuite le varie anime sui documenti, era facile prevedere questo epilogo. Infatti, al di là dei proclami infelici di “vinceremo” lanciati con alcune interviste all’inizio del congresso, tutti sapevano che la mozione Vendola avrebbe prevalso al Sud, che in questi congressi avrebbero votato molte più persone rispetto alla media e che la mozione Acerbo avrebbe prevalso in larga parte del Centro-Nord. Così è stato. Da questo risultato, che non consegna a nessuno la maggioranza, bisogna ripartire perché a Chianciano si trovi una via d’uscita che eviti la dissoluzione di Rifondazione Comunista.
Prima di avanzare una proposta di percorso vorrei fare anch’io - come hanno fatto altri nei giorni scorsi - alcune valutazioni sui risultati politici e numerici del congresso.
Il fatto più rilevante è che la proposta politica della “costituente della sinistra” non ha ottenuto la maggioranza dei consensi, quindi non può essere riproposta. Lo sottolineo perché per avallarla si è voluto fare un congresso definito «di chiarezza» e a mozioni contrapposte. L’esito è chiaro: il 52% è stato contrario. E’ vero che questo 52% è formato da diverse mozioni, ma è altrettanto vero che pur divergendo su molte cose, su questo punto esse esprimono una comune contrarietà.
La seconda riflessione che vorrei fare è la seguente: la lettura dei risultati delle varie mozioni non può ridursi ad una mera valutazione del numero totale dei voti conseguiti da ciascuna di esse. D’altra parte siamo sempre stati noi, per esempio, a leggere i risultati dei referendum sindacali guardando non solo il dato assoluto - chi aveva vinto e chi aveva perso - ma anche il modo con cui si era vinto e come era collocato territorialmente il voto. Se noi facciamo questo anche per il nostro congresso scopriamo elementi “interessanti”. Accantoniamo la polemica sul tesseramento. Mi limito a sottolineare la contraddizione che emerge dal fatto che il partito, quasi ovunque, si trova in una grave difficoltà politica e organizzativa tale per cui fatica a ritesserare i compagni, mentre in alcune realtà, senza che vi siano motivazioni specifiche, si registra un incremento forte del tesseramento. Ma, a parte questo, nel momento in cui sto scrivendo con il 96,6% dei congressi fatti, quindi a congresso praticamente concluso, la mozione Vendola ha raccolto 20001 voti (46,8%), la mozione Acerbo 17291 voti (40,6%), la mozione Pegolo 3332 voti (7,8%), la mozione Bellotti 1377 voti (3,2%), la mozione De Cesaris 631 voti (1,5%). Cosa succede però nelle strutture territoriali del partito? Il risultato si capovolge! Il documento Acerbo vince in 12 regioni, quello Vendola in 8. Il primo documento ha la maggioranza in 62 federazioni e il secondo documento in 47. Infine, il dato che considero più significativo: su circa 2000 circoli in cui si è svolto il congresso, il primo documento ha prevalso, vincendo in 1000 circoli contro gli 800 del secondo documento. Ciò significa che il documento Vendola prevale perché ottiene più voti, ma questi voti sono concentrati in una minoranza di regioni, di federazioni e di circoli. E’ un fatto politico che non può non essere tenuto in considerazione.
Come uscire da questa situazione? Come evitare che il congresso di Chianciano si trasformi in una contesa distruttiva? Io penso che noi dobbiamo cominciare a ragionare su di un documento politico il più possibile unitario. Una piattaforma politico-programmatica, definita collegialmente da tutte le mozioni, che indichi un programma di lavoro per il prossimo anno, fino alle elezioni europee e amministrative. So che ci sono delle differenze tra di noi e che non è facile tenere assieme posizioni anche molto diverse, ma so anche un’altra cosa. Questo non è un passaggio qualsiasi per il nostro Partito. Siamo fuori dal Parlamento ed è verosimile che ciò perduri per almeno cinque anni, siamo scomparsi dai mezzi di informazione e ci attende un periodo duro per il partito e per il giornale in conseguenza della riduzione drastica dei finanziamenti pubblici. Io penso che in questo contesto o convergiamo tutti in un unico sforzo, salvare e rilanciare Rifondazione Comunista, o la dissoluzione sarà inevitabile.
Dobbiamo provarci. Per questo avanzo alcune proposte che, a mio parere, potrebbero essere gli assi attorno a cui costruire una piattaforma politica e di lavoro per Chianciano. In primo luogo, fin da settembre, è necessario lanciare il Partito all’esterno per costruire l’opposizione politica e sociale al governo Berlusconi. E’ incredibile che, di fronte a tutto quanto sta succedendo, l’unica cosa che sappiamo fare è esercitarci in un dibattito che disquisisce su quante cose sbagliate siano state dette nella manifestazione di Di Pietro a Piazza Navona. Il problema non è questo. Chi è Di Pietro e quale sia la sua cultura lo sappiamo da tempo. Il problema non sono prioritariamente i contenuti o, ancor meno, i toni di quella piazza, ma il fatto che a riempirla sia stato Di Pietro e non noi, perché noi da mesi siamo avvitati in una discussione esclusivamente interna! Allora proponiamo a tutte le forze della sinistra un coordinamento nazionale che si attrezzi da subito per chiamare alla lotta e alla mobilitazione la nostra gente. In secondo luogo dobbiamo procedere nel percorso di unità a sinistra e contemporaneamente nella riforma del nostro partito per combattere quelle degenerazioni a cui abbiamo assistito anche in questo congresso. Per farlo basta una cosa semplice semplice. Prendiamo il documento della conferenza di Carrara, condiviso e votato dalla stragrande maggioranza del Partito, e usiamolo come guida per la nostra azione. Infine chiariamo fin da subito che andremo alle elezioni europee con il nostro nome, il nostro simbolo e un nostro programma. L’impresa è ardua, ma possiamo farcela. Alle elezioni europee non ci sarà più il meccanismo del voto utile e se noi in questo anno sapremo lavorare bene nei territori, potremmo essere noi (e non il Pd, in preda ad una crisi ancor più grave della nostra) ad intercettare il malcontento che inevitabilmente crescerà contro questo governo.
Se si determinasse questo, se alle elezioni europee Rifondazione dovesse recuperare anche solo una parte dei voti persi, ciò potrebbe ridarci fiducia e motivazione e potrebbe riaprire una stagione nuova per Rifondazione Comunista e per tutta la sinistra.







finalmente una proposta concreta!!! vivaddio c’è ancora qlcn che si prende la responsabilità seria di mandare avanti il partito!!!
dal compagno Grassi, spesso “etichettato” dai ns intellettuali,giunge un’idea di “VITA” per la nostra gente,dopo odio..rancore..una proposta su cui ragionare.
Siamo in tanti e compatti con in pugno un solo ideale che non scomparira’ mai dalle menti e se ancor non si e’ convinti noi dei circoli siamo i portavoci.
la nostra gente..che puzza di novecento..
la gente non è roba “vostra”
specialmente quella a cui avete rifiutato le tessere e impedito il voto al congresso. figuriamoci il resto..
Dopo Venezia avete gestito unitariamente, vi siete fatti eleggere in parlamento per poi ,alla prima greande difficoltà, afare la guerra per il potere. e questo è il risultato.
se carrara si fosse applicata veramente le cose non sarebbero andate così.
la gestione unitaria di ciò che che non sta insieme manco con il bostik è destinato a morte certa e rapida.
ah, in Europa caro Grassi stiamo nella Sinistra Europea, ne simo stati fondatori. ti ricordi?
mi sembrano cose di assoluto buon senso,aggiungerei solo ,rispetto alla manifestazione di piazza Navona,che alcuni temi come, il persistere di una giustizia di classe aggravata dalle misure ad-personam, che puntano a salvare la vera casta quella dei borghesi straccioni e affaristi italiani,il riaffiorare dirompente di una questione morale,la penetrazione mafiosa negli appalti anche del centro-nord (fonti Fillea-Cgil),sono questioni che hanno sempre visto in prima fila i comunisti che sanno cos’è il vero garantismo.
Proposta unitaria:
tagliamo gli stipendi dei vari consiglieri e reinvestiamoli seriamente nel sociale.
Trasparenza “Svedese” nei bilanci, rimborsi compresi.
Rifare lo statuto e il regolamento inserendo norme anticammello.
Dedichiamoci al partito sociale
grassi smettila con questi appelli da nostalgico abitudinario, non bisogna restare uniti per forza, è solo una delle possibilità.
Condivido la proposta del compagno e in particolare la necessita’ di iniziare a ragionare da SUBITO.
Riallacciamo i contatti persi con i movimenti sui nostri territori, con le reti, le cooperative, le associazioni e coloro alle/i quali manca la sinistra e la sua azione.
Facciamolo subito, anzi: iniziamo a organizzarci ORA per partire da Settembre.
Il tempo fino alla primavera e’ poco e noi dobbiamo essere uniti e compatti, incisivi e presenti.
Penso che il compagno Grassi sia uno dei compagni più saggi di cui dispone il PRC e la sinistra; condivido questa sua proposta. Tuttavia a me pare che ci siano tre nodi urgenti che ancora vengono evitati e sono stati troppo tenuti sotto il tappeto nel dibattito dal 20 ottobre 2007 ad oggi:
1) dopo la rottura del patto dell’Unione perpetrata da Veltroni appena acclamato segretario del PD, o almeno dopo la crisi di governo, noi dovevamo subito rimettere in discussione tutte le nostre alleanze locali e regionali e in molte c’era solo da scappare a gambe levate per la loro impresentabilità. Non lo abbiamo fatto e più tardi lo facciamo più ci dissangueremo, poiché nella maggioranza dei casi non riusciamo ad ottenere dalle alleanze alcun beneficio per i nostri referenti sociali e siamo, a ragione, percepiti quasi ovunque come “uguali agli altri”
2) Assolutamente insufficiente è la nostra posizione sulle politiche di disarmo e contro la nuova NATO iperimperialista: forse non è un tema popolare, ma chi non ha una decisa politica estera e militare è destinato ad essere subalterno a chi questa linea ce l’ha forte e chiara. Il PRC di Bertinotti non l’aveva questa strategia, balbettava, ma anche la mozione 1 non è che brillase su questo punto fondativo
3) La Conferenza di Carrara non ha affrontato seriamente la questione morale all’interno del partito; parlo della questione morale nei termini ottimamente descritti da Raul Mordenti del numero di ottobre scorso di Essere Comunisti.
Io credo che su queste tre questioni si possa trovare una sintesi con le mozioni almeno 3 e 5, ma forse anche con la 4 se solo questi compagni decidessero di mettersi in gioco.
Capisco che emergerebbero anche le nostre dolorose contraddizioni interne alla 1, ma non vedo altra strada per uscire dalla subalternità attuale del PRC e di tutta la sinistra.
saluti
tibenzini@tele2.it
A quanto pare la saggezza politica e la volontà di una soluzione unitaria è tutta nella nostra testa e nei nostri cuori. E’ inutile che continuiamo a fare proposte progettuali, come quella di ripartire dalla Conferenza d’organizzazione di Massa Carrara, tanto le compagne e i compagni della 2 tirano diritti negando l’evidenza, quella di avere la maggioranza relativa solo con l’apporto di iscritti di passaggio. Comunque, la politica è l’arte del possibile e spero che al congresso prevalga il confronto, senza la vena d’arroganza e di sufficienza nei confronti della maggioranza degli iscritti. Per la verità non sono ottimista dopo aver letto quanto segue sul sito della mozione 2.
“I risultati dei congressi di circolo sono ormai inequivocabili: la mozione 2 ha la maggioranza dei consensi degli iscritti. Anche secondo le stesse stime della mozione 1 sopravanza di numerosi punti percentuali tutte le altre. Secondo i nostri calcoli il nostro vantaggio è ancora maggiore, questo anche al netto delle centinaia di voti cancellati da una Commissione congressuale faziosa e dei moltissimi iscritti, vecchi e nuovi, ai quali è stato impedito di votare con ogni mezzo.
E’ un esito che ribalta completamente i risultati ottenuti dalle mozioni in sede di Cpn e di Cpf, segno evidente di una linea politica che incontra molto più consenso nella base che non nei gruppi dirigenti.
E’ evidente che ogni soluzione del nostro congresso non può che partire dalla presa d’atto di questa semplice verità.
Sarà compito della mozione uscita vincitrice dai congressi di circolo proporre un progetto politico sul quale ricomporre l’unità di Rifondazione, senza però pagare il prezzo di un’ambiguità che finirebbe per paralizzare il nostro partito. In ogni caso sarebbe impensabile e paradossale che la linea politica uscita vincente dal confronto con la base non fosse il punto di partenza di qualsiasi ipotesi di ricomposizione unitaria chi nega questa elementare verità avrebbe il dovere di indicare quale progetto politico diverso dal nostro, e cioè il processo costituente della sinistra, può raggiungere una maggior quantità di consensi.
Non ci pare che nessuna delle ipotesi politiche in campo possa ambire a tanto: né il partito sociale della mozione 1, né la costituente comunista della mozione 3, né il voto operaio della mozione 4, né la linea indistinta della mozione 5.”
Chiaro il messaggio per chi lavora all’unità del partito? Ripeto, sono pessimista e deluso da tant* compagn* dirigenti.
Caro Claudio Grassi,
La tua analisi mi pare motlo ragionevole, tuttavia è inaccettabile cercare di far passare tutti i voti delle altre mozioni come se fossero accorpati in un’unica mozione.
UN PAIO DI CONSIDERAZIONI, CRITICHE MA NON POLEMICHE(spero)
Ben venga la mobilitazione finalmente, ma sono critico su diverse cose. Non lo dico per masochistico piacere, ma perchè in tutto il post vedo già con chiarezza assoluta una riedizione della politica che rifondazione ha tenuto sin qui. E che qui ci ha portato.
Anche nel 2001-2006, se non sbaglio, eravamo nelle piazze a “intercettare il consenso, per organizzare l’opposizione a Berlusconi con tutta la sinistra”. E c’eravamo anche riusciti.
E oggi? Bel finale.
Gestione unitaria con i Vendoliani? Pura utopia. Non c’è niente da ricostruire se prima non sbattiamo questa gente fuori dal partito! Hanno distrutto rifondazione, l’hanno già distrutta! Per 1000 voti in più chiederanno l’inaccettabile, statene sicuri. Ci sono circoli, intere federazioni, le ho viste, dove i “militanti non nascono, vengono coltivati”. Dove la scissione, nei fatti, c’è già stata da un pezzo, mesi o addirittura anni. Pezzi di partito che agiscono con pratiche, modi e finalità che non hanno più nulla in comune con le ragioni del comunismo, e nemmeno con una sinistra leggermente più a sinistra del PD.
E chiedo scusa, ma non posso evitare di criticare in parte questo post. Molto bene che si parli(finalmente) di agire, ma si resta davvero troppo sul vago. L’unità della sinistra NON VA ASSOLUTAMENTE FATTA! Non deve essere il nostro OBIETTIVO, né la costituente, né la federazione. O siamo CAPACI di ricostruire questo partito o non lo siamo. Rifondazione è più che sufficiente, ed abbondante direi, anche se divisa a metà, per ricostruire un grande partito COMUNISTA. Questo SE avremo il metodo e il programma necessario.
Ma se per fare questo si comincia a parlare di:
1)Dialogo e gestione unitaria coi Vendoliani(con ciò che faranno?)
2)Nonostante i contenuti politici degli eventi, vedi Piazza Navona, ESSERCI(solo per ESSERCI?)
3)Unità della sinistra come obiettivo per superare la crisi(invece di superare la crisi di riferimenti per i comunisti e lavoratori? O forse si confonde il superamento della crisi col passare lo sbarramento elettorale?)
4)Intercettare il consenso(invece di organizzare il contrasto) a Berlusconi per tornare in parlamento
5)Aprire una nuova stagione della sinistra diffusa(anzichè lavorare nella stagione che si sta GIA’ APRENDO, che noi ci siamo o meno, tra i lavoratori?)
Se queste sono le premesse politiche, chiedo davvero scusa, ma partiamo MALISSIMO!
Lo ripeterò fino alla nausea, e mi sembra assurdo che pochi lo capiscano: se non si fa chiarezza su come rovesciare tanto questo governo come il sistema capitalista tutto, qui e nel mondo, partendo dalle necessità più elementari e attuali per costruire una forte organizzazione di partito e sindacale, siamo e resteremo fuori dal tempo ed inutili.
Questo confronto è stato ancora una volta espropriato dal congresso grazie allo scempio che abbiamo vissuto.
Se non si riparte da lì siamo finiti. Insieme alla sinistra, larga, plurale, semi-vendoliana o comunque intesa.
non capisco queste grandi difficoltà nel far passare una linea unitaria…
Si tratta di metter su un progetto di reinserimento nella società che abbia come strumento il cc.dd. “partito sociale”,che si proponga un cambio di quadri,che abbia come prospettiva un patto federativo con le altre forze della sinistra e che abbia come aspirazione FUTURA la riunificazione dei comunisti.
Caro Claudio,
condivido in toto la tua analisi/proposta: “ripartire da Carrara per (ri)costruire l’opposizione politica e sociale” alle destre…”.
Rimango pessimista anch’io, come hanno già detto altri compagni, leggendo le dichiarazioni della moz 2 di ieri… inoltre le moz 3 e 4 come si pongono rispetto alla tua seria e responsabile proposta?
Maurizio, Massa Carrara
Spero che le proposte intelligenti di Claudio Grassi vengano ben comprese dall’entourage della II mozione i quali dovranno prima o poi capire che il giocattolino della costituente ormai è rotto e non si può più aggiustare. Se rifiutano allora vadano al congresso con loro segretario e con la loro costituente-superamento del PRC, quando il 54% del partito boccerà segretario e costituente-superamento del PRC credo che dovranno arrendersi all’evidenza. Altrimenti saremo in un film di Fantascienza…
Concordo con te, Grassi, ma ritengo che occorre più coraggio.
Vedi il capitale e la destra escono dal novecento ed entrano nella modernità con le stesse angherie di sempre, con la stessa voglia di sopraffazione e sfruttamento che da sempre li contraddistingue.
Vedi, Grassi, mentre noi eravamo impegnati a varare una finanziaria di lacrime e sangue nel 2006 ed una finanziaria nel 2007 rappresentativa dei banchieri e del FMI e della BCE in uno spirito liberista a senso unico a danno dei lavoratori /trici e delle classi popolari mentre crescevano i profitti e le rendite finanziarie e i ricchi diventavano sempre più ricchi(E non piangevano) e i poveri sempre più poveri i lavoratori/trici sentendosi da noi traditi o votavano a destra o non votavano. E questo è solo colpa nostra e dell’errore di aver abbandonato una politica di classe negli ultimi 10 anni sancita poi dal congresso di Venezia.
• Abbiamo deluso anche il movimento per la pace aumentando in 2 anni le spese militari del 25% proseguendo la guerra imperialista in AFGHANISTAN.
• Abbiamo acutizzato la crisi del Kosovo riconoscendo la secessione da Belgrado.
• Abbiamo acconsentito all’installazione dello scudo stellare alla base americana di Vicenza.
• Siamo stati subalterni alla Nato e compatibili all’imperialismo euro-atlantico.
• Abbiamo deluso il movimento di Genova non istituendo la commissione di inchiesta.
• Abbiamo riconfermato la TAV in val di Susa e una politica di grandi opere avviata da Berlusconi e proseguita da Di Pietro invece di potenziare il sistema ferroviario intermetropolitano e quei servizi di utilità sociale che da anni aspettano di essere finanziati.
• Abbiamo deluso pure sui diritti civili non approvando la legge sulle coppie di fatto così come non si è superata la Bossi Fini, la legge sul conflitto di interessi e la legge sulla rappresentanza sindacale.
• Abbiamo difeso Ratzinger e Ferrara contro chi si è opposto all’ingerenza del Vaticano sulla 194 e sulla autodeterminazione delle donne.
Occorre una svolta radicale che ci faccia riprendere il filo rosso del dialogo con il nostro popolo e questo si può fare solo ricominciando a fare e a proporre una politica di classe.
Partiamo dalle condizioni di vita dei lavoratori dalla difesa del valore del contratto nazionale (L’attacco prevede durata triennale, ruolo economico minimo con un’inflazione realisticamente prevedibile cioè un ulteriore giro di vite sul potere di acquisto dei salari come se non bastasse che in questi ultimi 15 anni il nostro potere di acquisto è stato demolito a favore del capitale che nello stesso periodo ha visto aumentare i profitti di 10 punti di PIL e bada bene che chi ha incamerato quei soldi non ci rinuncerà tanto facilmente)
Ecco quindi che il ruolo di un partito comunista forte, di massa e di classe sostiene la piattaforma individuata dalla sinistra sindacale confederale e dal sindacalismo di base che vede come prioritari : Forti aumenti generalizzati per salari e pensioni di almeno 3.000 euro annui - Introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale legato agli aumenti dei prezzi–Eliminazione dell’Iva dai generi di prima necessità–Difesa della pensione pubblica–No allo scippo del TFR, eliminazione della clausola del silenzio assenso e possibilità per i sottoscrittori di uscire dal fondo pensione.
• Abolizione delle leggi Treu e 30. Continuità del reddito–Lotta alla precarietà lavorativa e sociale, con forme di reddito legate al diritto alla casa, allo studio, alla formazione e alla mobilità.
• Lotta al razzismo che, oltre a negare diritti uguali e la dignità delle persone, scarica sui migranti la responsabilità dei principali problemi sociali.
• Rilancio del ruolo del contratto nazionale come strumento di redistribuzione del reddito. No alla detassazione degli straordinari proposta da governo.
• Sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali.
• Restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare e pari diritti per tutte le organizzazioni.
Facendo ciò si diventa credibili ai lavoratori e alle lavoratrici riconquistando la fiducia persa in questi anni nei quali eravamo assimilati alla casta.
Saremo capaci di unirci su questo?
Io penso di si.
Poniamo il caso che una mozione congressuale che nemmeno riesce a raggiungere la maggioranza assoluta dei consensi pretenda di imporre la propria linea politica al resto del partito, rifiutando ogni invito al dialogo ed alla gestione collegiale di questa fase.
In un caso del genere - a termini di regolamento - le altre mozioni potrebbero accordarsi per eleggere un proprio candidato segretario?
Mi spiego: è possibile unire le altre 4 mozioni - che insieme avrebbero la maggioranza assoluta - su un minimo comune denominatore che parta dal rilancio della Rifondazione comunista per oggi e per il domani?
Se non ci sono impedimenti di forma, nella sostanza cosa impedisce di dare una risposta del genere alla protervia di chi rende pubblico un comunicato stampa come quello della mozione 2?
Una critca che non è attinenete a quello che dice Grassi, una critica al sito e alla pagina ” i Voti dei Circoli”
Perchè la regione Abruzzo è stata messa nell’area geografica SUD. Io l’avrei messa nell’area CENTRO.
Non sono un Abruzzese, ma un po’ la georafia penso di conoscerla, non penso che ad esempio Teramo si trovi più a sud di Frosinone
Luca
Ma allora quando Masella diceva che si stava preparando un “inciucio” aveva ragione.
DUBBI, DUBBI
Se si tratta di impedire lo “scivolone a destra” io sarei d’accordo. Dopodichè finita lì. Con tutto il dovuto rispetto, serve un ricambio totale di pratiche, metodi, organizzazione interna ed esterna, programma. La mozione 1 su questi punti vacilla, sembra una riedizione di Rifondazione come l’abbiamo conosciuta finora. Ripartire da Carrara è una bella affermazione, peccato che l’organizzazione più democratica del mondo a parole può non esserlo nella sostanza. Servirebbe una proposta più chiara.
ESEMPIO:
“Proponiamo a tutte le forze della sinistra un coordinamento nazionale che si attrezzi da subito per chiamare alla lotta e alla mobilitazione la nostra gente”
-Quale lotta? Contro cosa? Da soli è un conto, siamo COMUNISTI no? Ma con SD, Verdi, PDCI, e chissà chi altro che lotta ci troveremo a fare?
“Se noi in questo anno sapremo lavorare bene nei territori, potremmo intercettare il malcontento che crescerà contro questo governo”
-Per arrivare a fare cosa? La rivoluzione, dice(sembra) il 1° documento. In tal caso bisogna fare ben di più che “intercettare” e lavorare contro “questo governo”.
“se alle elezioni europee Rifondazione dovesse recuperare anche solo una parte dei voti persi, ciò potrebbe ridarci fiducia e motivazione e riaprire una stagione nuova per Rifondazione Comunista e per tutta la sinistra”
-Di nuovo, quale stagione per noi e per la “sinistra”? Con quali finalità?
Ma cosa costa dire:
1-Organizzare una presenza sistematica sui luoghi di lavoro e ovunque si produca il conflitto
2-Mettere a fattor comune ogni esperienza di ogni compagno in ogni luogo tramite attivi di circolo, federali, ecc…come base per una maturazione politica di tutti i compagni che resti aderente in ogni istante alle necessità della nostra classe sociale
3-Rendere gli attivi motore pulsante del partito, di DECISIONE POLITICA; ORGANIZZATIVA; ELABORAZIONE TEORICA; ANALISI DEL TESSUTO LAVORATIVO E SOCIALE
4-Ogni carica nel partito agisce per delega, retribuzione non più alta di un salario operaio medio, deve essere elettiva e revocabile in ogni momento, agente tramite delega, senza indipendenza politica(la linea viene decisa dalla base), facilmente rotabile tra i compagni(il prerequisito per renderlo possibile è soddisfare i punti precedenti) e preferibilmente occupata da compagni lavoratori meglio se in produzione.
Questa è una proposta chiara, si parla qui solo dell’organizzazione interna, è un esempio, ma questo non può essere scisso da tutti gli altri aspetti della vita del nostro partito, quindi dell’ attività politica di ciascuno di noi.
Finchè non sento una proposta così, io continuo a chiedermi perchè mantenersi sul vago. Vogliamo ripartire dallo spirito di Carrara? Benissimo, facci sapere in dettaglio come, compagno Grassi, altrimenti resta il dubbio se sono solo parole o se non sai come fare a farlo.
Mi dispiace, ma è così, non bastano belle parole, servono proposte chiare e nette su cui discutere.
Ripartire da Carrara, ok compagno grassi, ma ti sei chiesto se Mita (consigliere comunale,regionale e provinciale)
Anche a me (mai stato di “essere comunisti” o “ernesto”) Grassi sembra tra quelli più in forma politicamente, allo stato attuale.
E menomale che sarebbe (insieme alla relativa corrente) quello “nostalgico settario”.
Sarà, ma è l’unico che fino ad ora ha almeno tentato di riniziare a tracciare un’idea di percorso da cui ripartire..
gli altri (specialmente i dirigenti della mozione 2 orfani di Bertinotti), veramente dei bambini che pestano i piedi..
Certo che Fausto, con tutte le critiche a forzature e salottismo che gli si possono fare, almeno aveva una visione della politica di ben più ampio respiro rispetto a questi qua..
Una risposta “tecnica” al volo a Luca. E’ vero che geograficamente l’Abruzzo è una regione dell’Italia centrale e non meridionale e anche dal punto di vista delle performance economiche sarebbe più corretto considerarla la regione meno ricca del centro piuttosto che la più ricca del sud. Tuttavia, tradizionalmente e anche nella codificazione geografica internazionale, oltre che nelle ripartizioni statistiche macroregionali, è considerata una regione del sud. Anche nella ripartizione dei collegi per le elezioni europee, per esempio, l’Abruzzo fa parte del macrocollegio meridionale. Immagino che i curatori del sito si siano attenuti a questi criteri.
Caro Daniele, voglio sforzarmi di pensare che questa tua precisazione ” tecnica ” non ci porterà comunque all’estinzione !
Concordo con Musetti e aggiungo che la lotta va fatta al sistema, non ad un singolo personaggio che è solo il sintomo della svolta a destra del paese. Servono proposte in positivo, serve una rinascita della cultura di sinistra, come succede nei pochi paesi europei in cui i partiti di ispirazione marxista stanno riconquistando consenso e per far questo bisogna anche tagliare il cordone ombelicale col Pd, rifondare un partito del tutto autonomo. Non ha senso continuare ad andare a rimorchio.
Caro Marco Renzini, ad un innocente ma legittimo post, come si dice “out of topic” di Luca, ho risposto con un altrettanto innocente e legittimo post OT. Forse mi confondi con qualcun altro che ha il mio stesso nome: quello era il mio primo post e questo sarà l’ultimo. Anche se in questo mese ho ceduto alla tentazione di venire di tanto in tanto a leggere sia questo blog che quello della 2, ho sempre evitato di intervenire in un dibattito che trovo inaccettabile in primo luogo per forme e stile. Se avessi avuto bisogno di ulteriori motivi per autoconvincermi che meglio sarebbe stato un congresso a tesi piuttosto che questo vomitevole scontro che tira fuori il peggio di tutti noi, la lettura di questi blog sarebbe stata ampiamente sufficente. Va detto che questo blog è riuscito più dell’altro a mantenere uno stile sobrio. Ca va sans dire che sono un sostenitore della 1 mozione. Che tu sostenga la mia stessa mozione o quella di Vendola non me ne frega assolutamente nulla. Il fatto che tu non trovi di meglio da fare che postare un inutile commento acido ad un post fuori tema è uno dei mille segni di un clima di odio che temo non verrà sanato e porterà alla morte di qusto partito (o a un nascituro morto) di cui Vendola and company portano intera la responsabilità.
La moz 2 prende il 70/80% dei voti in 4 regioni dove i circoli manco ci sono o a volte sì, il resto delle regioni dice no!!! alla costituente di sinistra cioè non vuole il Comunismo una tendenza culturale.
Mi domando perchè la gerarchia della moz.2 che si trovava nel cpn, non dice mea culpa per il risultato politico del 13-14 Aprile? E si fà da parte? Io non l’ho mai sentito dire o forse mi sono perso qual’cosa.Oppure chiudere Rifondazione risulta un disegno per essere accreditati per i prossimi 20 anni alla corte del Pd?Forse per i “vecchi” è un tempo troppo lungo di lotte per ritornare a testa alta tra la gente?