di Maurizio Acerbo
Fare a pezzi Rifondazione non mi pare un buon modo per ricostruire la sinistra in questo paese. Lo scrivevo quando ancora cercavamo di evitare una conta in un congresso a mozioni. Lo scenario che ci appariva prevedibile si sta configurando anche oltre le più pessimistiche previsioni. Un grande quotidiano è giunto a scrivere che “la fine di Rifondazione è iniziata il 3 luglio 2008″. Francamente non si sentiva davvero il bisogno che anche il giornale (che dovrebbe essere di tutto il partito) scendesse in campo così pesantemente come è accaduto ieri.
Tutti conoscono le opinioni di Piero Sansonetti e probabilmente di una parte consistente della redazione. Bisogna avere delle fette di prosciutto davanti agli occhi per non accorgersene visto che non sono mai state tenute nascoste. Il rispetto per l’autonomia del giornale non è mai venuto meno, anche davanti a scelte che a volte sono apparse faziose e poco rispettose del dibattito interno. La passione per le proprie opinioni andrebbe però coniugata con un minimo di senso di responsabilità nei confronti dei compagni e delle compagne che la pensano in maniera differente. Schierare il giornale nella battaglia interna dubito che serva a qualcosa (nemmeno alla causa che si sostiene), certamente semina ulteriori lacerazioni in una comunità già ampiamente provata. Che il nostro giornale apertamente delegittimi la commissione nazionale per il congresso mi sembra davvero troppo. Che lo faccia assumendo come dati di fatto i giudizi espressi dagli esponenti di una mozione è inaccettabile. Proprio per il carattere distruttivo che sta assumendo lo scontro interno auspicherei che il giornale formulasse domande più che dispensare sentenze, oltretutto sommarie. Grazie a Basaglia e alla legge 180 i compagni e le compagne della commissione non corrono il rischio di essere internati, ma francamente prima di titolare sulla “pazzia” era meglio contare fino a tre. Non scendo nei particolari di quanto deliberato dalla commissione sul congresso di Reggio Calabria per il semplice fatto che Liberazione non mi ha fornito elementi di giudizio oggettivi, ma soltanto le opinioni piuttosto concitate di una mozione. Faccio notare che quello di presentare ricorsi rispetto ad eventuali irregolarità del tesseramento e/o dello svolgimento dei congressi è un diritto per i compagni che ritengono di avere fondati motivi per esercitarlo e che la commissione ha il dovere di esaminare ed esprimersi nel merito. Se la commissione cestinasse i ricorsi dimostrerebbe un atteggiamento omissivo grave almeno quanto l’assumere decisioni ingiuste ed arbitrarie. Al contrario dei giustizialisti, noi siamo abituati a discutere le sentenze entrando nel merito. Altra cosa è delegittimare i giudici per partito preso, come fa Berlusconi. Spero che il direttore non se la prenda, ma la sincerità in certe occasioni è indispensabile. Per fare pace dico esplicitamente che non condivido “un’idea di partito avanguardistico, minoritario, molto ideologico”, ma non mi sembra questo oggi l’oggetto del contendere. Chi scrive è assai preoccupato per il tunnel che abbiamo imboccato e non prova alcuna soddisfazione a investire energie nello scontro interno e nella polemica rabbiosa con compagni e compagne con cui ha vissuto una lunga e intensa esperienza di militanza. Preferirei, come la gran parte dei nostri iscritti, che la nostra rabbia possibilmente si esercitasse nel dare finalmente il via ad un’opposizione alle destre di cui il paese ha assolutamente bisogno. Non vedo l’ora di tornare a praticare la disobbedienza sociale e civile, non dentro il congresso ma contrastando le scelte disumane di questo governo. Per questo invito i compagni della mozione 2 che so essere convinti del carattere sacrosanto della loro pubblica protesta a riflettere su quanto vanno dichiarando in queste ore. L’attacco alla commissione nazionale ha già fatto riemergere argomenti particolarmente offensivi della dignità di chi non ha condiviso di recente, come me, le loro posizioni. Leggo nella loro dichiarazione pubblicata sul sito della mozione che tornano a definire “colpo di mano” il voto del Comitato Politico Nazionale nel quale non raccolsero la maggioranza come erano solitamente abituati. Avevo già trovato particolarmente grave che dirigenti di primo piano definissero “golpe” un voto di un organismo democratico soltanto perché esprimeva un legittimo dissenso nei loro confronti e una nuova articolazione di posizioni. Adesso mi sembra che si rischia di imboccare una strada senza ritorno. La commissione nazionale per il congresso non sarebbe legittimata perché composta sulla base dei numeri di un Comitato Politico Nazionale reo di aver disobbedito agli ordini di scuderia? Lo dico perché mi sembra che la furia che si sta esprimendo nella battaglia per ottenere costi quel che costi una seppur risicata maggioranza numerica appare motivata più dal desiderio di riaffermare il proprio ruolo di gruppo dirigente che dalla passione per le proprie idee e il proprio progetto (che tra l’altro nelle esposizioni congressuali viene sistematicamente edulcorato). In questo caso vorrei sottolineare la mia sintonia con quanto scritto nell’editoriale di ieri di Liberazione , e cioè l’invito a superare “la voglia di vincere il congresso, comunque, perché si è convinti di avere ragione, perché si pensa che sia meglio così per tutti. E di conseguenza ogni mezzo diventa buono, se è utile a impedire all’altro di vincere. Il fine giustifica i mezzi”. Temo che siamo oltre, che il risentimento rischi di inibire la capacità di ragionare in termini politici. Il primo compito che dovremmo darci è quello di bandire e cercare di vincere le passioni tristi perché dovrebbe apparire evidente che dopo il 27 luglio ci sarà bisogno di tutti e tutte per ricominciare. E oserei dire in particolare avremo bisogno di rimotivare quei tanti compagni che in gran parte d’Italia non hanno voluto partecipare nemmeno ai congressi esprimendo una sofferenza che non può e non deve essere dileggiata. Evidentemente sulla loro strada non hanno incontrato dei formidabili quadri di partito e di movimento come quelli che raccolgono così larghi entusiasmi in regioni come la Calabria. Scusate la battuta, ma era solo per sdrammatizzare.







Spaccati diamo ciascuno il peggio di noi stessi.
E’ finita la rendita che alla fine giustifica tutto, il risultato elettorale fin troppo buono rispetto alla capacita’ di organizzazione, e aderente al massimo alla qualita’ della collocazione del prodotto nel mercato elettorale.
Se per un attimo non ci appelliamo feticisticamente alle mozioni e leggiamo le argomentazioni, in giro per i blog, ascoltiamo gli interventi dei compagni nei congressi, individuamo un’ unica anima maggioritaria che attraversa le mozioni.
Le recriminazioni piu’ sentite, le argomentazioni vertono quasi sempre attorno alla necessita’ di far rivivere e riconoscere l’importanza della partecipazione e del radicamento.
Ciascuno da la colpa all’altro della rottura di un sogno, consapevole che in realta’ i nodi da affrontare sarebbero stati pesantissimi e difficili, tutti interni al partito, e realmente appartenenti a tutti noi stessi.
Tutti i documenti, i dirigenti che li rappresentano, sono consapevoli che la frattura dentro Rifondazione e’ vasta e presente da anni e’ l’incapacita’ di dare corpo ad unn comune sentire che nel partito in realta’ sarebbe stato ed e’ possibile riconoscere.
Si e’ reso necessario spaccarsi.
Ma cosi e’ il peggio di noi stessi che vediamo nell’altro.
E ci illudiamo, pur appellandoci a grandi unita’ da costruire, che ciascuno da solo abbia il diritto di “vincere”, e di fare presuntuasamente a l’ennesimo arrogante esperimento “politico”, destinato a fallire, come da curriculum…
Orazio
Caro Acerbo ad essere troppo gentili si rischia di non far chiarezza.
Tanto più che non basterà a fermare coloro che da tempo hanno deciso che per vivere loro deve morire il PRC.
Il fine giustifica i mezzi, si dice. E il fine sono le risorse economiche, le sedi, il simbolo. Senza portare via tutto ciò la loro operazione sarebbe poco significativa.
Ecco perchè trattandosi di una vera e propria operazione di liquidazione del PRC, che per portarla a termine non ci si fa scrupoli: una operazione disonesta si fa assieme ai disonesti, meglio se professionisti del settore.
Nessuna maldicenza ma fatti: vi è una relazione diretta con le politiche napoletane del partito, in materia di rifiuti e di gestione amministrativa, e le folle organizzate che votano ai congressi.C’è relazione tra il consenso di una parte del PRC alla Giunta Regionale calabrese (e per opposto della netta opposizione di un’altra parte del Partito) e le is rizioni sproporzionate e votanti nei circoli calabresi a favore della mozione Vendola. Come è evidente che i dipendenti regionali Pugliesi che corrono festosi a votare per il loro datore di lavoro, non fanno proprio un bel vedere.
E non mi si dica che è prestigio, se lo è assomiglia in tutto e per tutto con quello esercitato da Alemanno. Altro che corpi attraversati dal dolore.
Il vero nodo è: con questa gentaglia pensate davvero che le compagne e i compagni intendano ancora convivere nella stessa organizzazione?
compagni vi state autodistruggendo e non capisco perchè continuate ad andare avanti così. non è meglio annullare il congresso e placare gli animi? ma forse è troppo tardi. da iscritto a sinistra democratica inizio a tifare per una delle 3 mozioni minori.
E l’epilogo inevitabile di tanti anni di deriva istituzionalista e personalistica della politica e del vivere il Partito. Una cultura che ha vissuto di rendita dello “zoccolo duro” che si è infranta sulla sconfitta elettorale. Se solo avessimo raggiunto il 4% e qualche deputato, nulla sarebbe cambiato, ora ci troviamo di fronte ad una svolta difficilissima, quale partito far rinascere ?
Mi sembra evidente che le differenze siano sostanziali e non stanno insieme. Da un lato chi usa tutti i mezzi pur di riaffermare una dirigenza che ormai è sulla soglia di una crisi di nervi se non raggiunge il 51% e chi il congresso lo sta vivendo con tensione, ma nella normalità, come in tutti i congressi.Credo che ci avviamo all’ennesima scissione. Anche se non sono più molto giovane troverò comunque la forza di ricominciare
Maurizio!
dov’eri quando il giornale con titoli a 9 colone criticava aspramente la linea della segreteria nazionale di cui tu eri sostenitore??
ma dai…
il tuo fiume di parole in difesa della via burocratica all’esito del congresso non mi pare proprio coerente con la tua storia di comunista
Condivido in gran parte quel che ha scritto Lucio e direi che la mia risposta alla sua domanda finale è no.
No perchè c’è bisogno di una sinistra come quella di Rifondazione a condizione che sia aliena da certe pratiche degradanti proprie del sistema e della partitocrazia imperanti.
Il fatto è che ormai assodato che almeno la metà del partito è mutata antropologicamente negli ultimi anni, e dopo gli anni di governo, è rimasta questa voglia di occupare poltrone per semplice amor di potere, senza una politica realtemente al servizio dei propri elettori, e cercando di sfangarla con qualche accordo col PD avendo come tramite SD.
Se anche vincesse la mozione 1, a questo punto non si può più tornare indietro.
Non è tendendo una mano che questa gente potrà cambiare e restiruirci la vecchia rifondazione, tutta protesa com’è al nuovo Corso, al “nuovo Conio”, fatto di poltrone, accordi politicisti, e drastici cambiamenti di linea senza motivo (ideale) apparente, motivati soltanto da scambi d’interesse…
AH Maurizio
tu scrivi “L’attacco alla commissione nazionale ha già fatto riemergere argomenti particolarmente offensivi della dignità di chi non ha condiviso di recente, come me, le loro posizioni.”
e dare del mafioso a dei compagni, o peggio dare del mafioso antropologicamente a tutto il sud è forse un complimento?
A prescindere da tutte le chiacchiere che alla fine comunque stancano alquanto, oltre ad esprimere la solidarietà a Liberazione e/o al suo direttore Sansonetti (al quale vanno anche i modesti complimenti per la bella risposta di oggi agli attacchi barbari ricevuti; bello il parallelismo con il PCI, che è poi quello che vogliono ricostruire quelli della mozione 1 ed è quello di cui IO e tanti altri che da una vita siamo in Rifondazione non avvertiamo minimamente la mancanza, anzi…), vorrei che si facesse pressione proprio su Liberazione affinchè si pubblichino i verbali o come cazzo si chiamano (sono annoiato dal burocratese dei congressi) che sanciscono la irregolarità del congresso di Reggio Calabria.
In tanti parlano, ma cosa sia effettivamente successo e chi lo ha certificato, NESSUNO LO SA.
lucio ha perfettamente ragione
ho evitato di prendere la tessera a dieci giorni dal congresso, ritenendo imbarazzante esprimere un voto così importante da neoiscritta. credo soltanto che sia molto triste che un partito che non supera il 3% alle politiche consumi il tempo utile a un dibattito precongressuale sui contenuti a insultarsi, come leggo in molti blog. sarebbe opportuno, secondo me, creare una pagina sul blog con continui aggiornamenti sulla situazione dei vari congressi, con dati certi e ufficiali circa i vari procedimenti di verifica in corso. almeno non si parlerebbe solo per sentito dire e, forse, si risparmierebbe tanto veleno, che fa solo male in un momento che è già di sofferenza per tutti.
L’idea di superare il PRC è datata almeno 5 anni,spero che nella 1 mozione non vi siano coloro che condividevano tale progetto,e poi stranamente hanno cambiato idea,ma ora se veramente la vogliono salvare devono agire:le irregolarità vanno combattute e punite,altro che compromessi su un Vendola segretario ed altre fandonie,e soprattutto dire ad incominciare da Ferrero, che comunque un partito comunista resterà,ovvero che la scissione è inevitabile se qualcuno mette in discussione l’identità comunista,come dicemmo ad Occhetto nel 91:la scissione l’ha fatta la maggioranza rinunciando ad essere comunisti
“dare del mafioso a dei compagni, o peggio dare del mafioso antropologicamente a tutto il sud è forse un complimento?”
caro compagno,
io non sto parlando di esternazioni su un blog, ma di un documento ufficiale della mozione 2 in cui viene reiterata la definizione di “colpo di mano” per quanto riguarda una legittima votazione del CPN.
Non mi risulta che in alcun documento ufficiale della mozione di cui sono primo firmatario vengano definiti mafiosi gli esponenti di altre mozioni.
ciao
Maurizio
Forse Sansonetti dovrebbe cominciare a ragionare anche sul Congresso al Circolo della Garbatella. Un circolo storico di Roma infangato nel suo onore dallo svolgimento di questo Congresso. Ieri sono successe scene inenarrabili, addirittura sono arrivati due pulmini di truppe cammellate di Massimiliano Smeriglio, sono state distribuite tessere del 2008 con il meccanismo della catena di montaggio, pagate non si sa da chi, altro che tesseramento gonfiato!!! Sembrava di essere a Ceppaloni con Mastella e i suoi capibastone. Addirittura si cammellava dai campi rom, contemporaneamente si distribuivano vettovagliamenti alle code dei votanti, A proposito, questi “compagni” alla domanda per chi voti rispondevano SI ! All’obiezione che almeno avrebbero dovuto indicare il documento uscivano dalla sede del congresso per ritornare poco dopo confortati da una telefonata che, finalmente, gli aveva fatto capire che almeno 2 avrebbero dovuto pronunciarlo! E poi porchetta per tutti…. Questa è la fine ingloriosa della Garbatella un tempo simbolo della sinistra romana ed ora ridotta al voto di scambio. Ci scriva qualcosa Sansonetti, e spero davvero che la Commissione Nazionale metta fine a questi scandali e controlli quante tra le 500 tessere della garbatella sono vere, quante risultano pagate e dove sono i soldi e chi li ha dati. A proposito Smeriglio alla fine è riuscito anche nel capolavoro di prendere meno voti del previsto facendo una figrua degna di Achille Lauro. Tommaso
Tommaso ha ragione, il Congresso alla garbatella è stato oltraggioso per la dignità di chi vi ha partecipato. Il problema è che penso che RC sia finita. Dopo questo congresso me ne tornerò a casa e cesserò anche di comprare Liberazione un giornale condotto in maniera vergognosa ed al soldo di una parte del partito. Io non voglio, più stare con questa gente c’è un problema di moralità.
Maria
E’ inutile negarlo: la vecchia maggiranza cresciuta sulle spalle di Fausto sta facendo il possibile e l’impossibile per distruggere quel poco che rimane di Rifondazione.
E’ agghiacciante che un compagno di grande spessore come Nichi Vendola si sia prestato ad un’operazione del genere e con questi toni. Anzi ne è diventato il paladino assoluto ergendosi a segretario assolutista 2 mesi prima del Congresso, manco fosse Leonida Breznev!!
E poi segretario di che (e di chi)? Delle spoglie di rifondazione su cui costruire il partito multicolore insieme a…. già, insiema a chi?
Rifondazione in Calabria Così si suicida un partito
di Francesco Paolillo
C’è chi giura di aver visto votare gente che, fra il primo ed il secondo piatto, si allontanava da un matrimonio per partecipare al congresso di circolo. Chi, invece, è inorridito vedendo compagni portare alle urne infermi quasi barellati. E chi, poi, ammette di aver riconosciuto giovani di An o Udc partecipare alla scelte delle mozioni. Per molti sono semplici illazioni, per altri la prova provata che a Reggio Calabria Rifondazione va rifondata.
Dunque, l’annullamento del congresso di «Reggio centro» è probabilmente solo la punta di un iceberg. Sono tanti i lati oscuri del congresso di Rifondazione comunista nella città dello Stretto. Abbastanza da frantumare un partito già bloccato da anni di commissariamenti e provato da uno scontro che sta velocemente sbriciolando rapporti, amicizie, sentimenti costruiti in anni di militanza. Quello che sta accadendo nella provincia reggina non è soltanto un duro e serrato confronto sulle mozioni «Vendola» e «Grassi-Ferrero-Mantovani». E’ di più. E’ una vera e propria guerra fatta d’ingiurie, ricorsi e carte bollate che ha coinvolto fratelli, sorelle, persone che un tempo dividevano tutto e che adesso si gettano addosso infamie, incubi, fantasmi.
L’orlo del precipizio è vicino, almeno quanto il congresso nazionale di Chianciano, e vista la situazione tanto delicata, Nichi Vendola ha deciso di scendere in città per ben due volte nel giro di pochi giorni. Lo ha fatto qualche settima fa per incontrare la base e parlare del proprio progetto, lo farà fra poche ore partecipando alla festa del lavoro della Cgil Reggio-Locri. Sa bene, infatti, che la Calabria sarà una regione determinate per le sorti del partito. Che vada bene a lui o che la spuntino gli altri, rappresenta comunque un ago della bilancia.
Nel contestatissimo congresso di «Reggio centro», annullato senza possibilità di ripeterlo dalla commissione nazionale, Vendola ha vinto con 345 voti contro i 2 dell’altra area. Voti andati in fumo per la gioia di Grassi, Ferrero e Mantovani. Così, il caos è sovrano. Allora si contano tessere, numeri, sottoscrizioni. Si guarda in faccia il compagno senza riconoscerlo, si cercano infiltrati che con i comunisti non c’entrano nulla ma che votano per fare un favore ad un amico. Indisturbati. Così, si militarizzano intere sezioni per far svolgere i congressi in maniera corretta. Si tenta e basta. Visto che la realtà è già difficile e se si mettono pure le beghe di corrente le cose si complicano. Claudio Grassi parla dell’assemblea di «Reggio centro» come un momento dove «l’unica cosa che interessava era votare. Bisognava votare e farlo al più presto».
Presente, racconterà di trecento compagni «novelli» privi di tessera in una sezione che conta 460 iscritti: «Tutti quelli con cui ho parlato nel corso della votazione, anche dirigenti del circolo stesso, mi hanno confermato che non solo non avevano la tessera, ma non avevano nemmeno versato la quota per poterne venire in possesso». Semplice prassi, secondo il segretario provinciale Antonio La Rosa che dalle colonne di Liberazione spiega come, spesso, si voti anche senza tessera perché verrà sottoscritta in seguito. Lui stesso ricorda il giorno in cui votò per la prima volta in un congresso: «Nel mio circolo partecipai e votai senza avere la tessera in tasca e senza aver pagato alcuna quota d’iscrizione». Quelli sì che erano altri tempi, quelli sì che erano attimi in cui ci si poteva fidare l’uno dell’altro. Ed al buon La Rosa non resta che imprecare perché, oggi, «si è definitivamente rotto ogni vincolo di fiducia, ogni sentimento di solidarietà».
Tuttavia, l’evoluzione dei rifondaroli reggini resta un caso da manuale. Al tracollo delle comunali del 2007, infatti, non è coinciso un flop di adesioni. Se nel 2002 il Prc raccolse il 4,1%, perdendo quasi un punto e mezzo alle elezioni del 2007 (2,8%), dai primi mesi del 2008 il partito supera abbondantemente le tremila adesioni. Per essere più precisi, fra il 2006 ed il 2007, anni in cui il governo Prodi deludeva i militanti e gli elettori del partito, a Reggio ben mille persone decidevano di sottoscrivere la tessera di Rifondazione, facendo schizzare i numeri del tesseramento fino ad allora fermi a 2.756. Roba da antidoping.
I vendoliani si indignano nel sentir parlare di «tesseramento gonfiato», mentre i grassiani e ferreriani gridano allo scandalo. Ed altri casi limite spuntano a Seminara, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, dove alle ultime elezioni politiche tutta la Sinistra Arcobaleno ha raccolto 64 voti alla Camera a fronte di 87 iscritti al circolo del Prc. O a Melicuccà, comune dove i 26 tesserati rifondaroli hanno messo insieme 9 voti per il candidato premier Bertinotti. Oppure al circolo «25 Aprile» proprio a Reggio città dove, solo due anni fa, si contavano quasi 30 tesserati che nel 2008 sono diventati 161. Circolo senza segretario né sede. E da queste parti, i più cattivi già parlano di furbetti, «comunisti del quartierino».
da il manifesto del 10/07/2008