L’8 LUGLIO TUTTI IN PIAZZA, MA IL PD SI SVEGLI, INVECE DI ASPETTARE GODOT.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, esponente del Prc ed ex ministro alla Solidarietà sociale:

“Di Pietro ha ragione e continua ad averla. Tutte le opposizioni al governo Berlusconi devono scendere in piazza, il prossimo 8 luglio. Perché contro chi gioca sporco e vìola le regole democratiche, quelle costituzionali e i principi minimi e basilari dello Stato di diritto, non si può di certo restare inerti e silenti. Sul rispetto delle regole non si può né si deve transigere. La manifestazione dell’8 luglio è dunque necessaria, anche se non è sufficiente, visto che mancano - come ho già avuto modo di far notare, inviando la mia adesione personale alla manifestazione - i contenuti relativi all’attacco che il governo delle destre sta portando ai diritti e ai salari dei lavoratori e dei pensionati italiani. In ogni caso, bisogna andare in piazza, l’8 luglio, per difendere lo Stato di diritto e le regole democratiche.

Per quanto riguarda il Pd e le polemiche che sono nate in merito alla mancata, ad ora, partecipazione di quel partito all’iniziativa, mi limito a dire una cosa sola: il Pd la smetta di stare alla finestra, aspettando Godot.Si decida, invece, il Pd a scendere in piazza”.

L’8 luglio in piazza dovremmo esserci anche noi!
di Maurizio Acerbo, portavoce del Comitato di gestione
Puntuale come un orologio, Silvio Berlusconi si è ripresentato sulla scena con i panni che tutti abbiamo già avuto modo di conoscere e non apprezzare. A condire l’orrenda offensiva del governo delle destre non potevano mancare le ciliegine sulla giustizia, autentica ossessione del cavaliere. E quindi arrivano i provvedimenti su intercettazioni, blocco dei processi, impunità per il premier. Mi sembra che un commentatore non certo sospettabile di pulsioni giustizialiste come il nostro compagno Peppino Di Lello abbia ben definito il carattere delle iniziative berlusconiane come “un notevole salto di qualità nella strategia della demolizione dello stato di diritto” concludendo un suo intervento sul Manifesto con un un’invocazione assai preoccupata: “opposizione, se ci sei, svegliati”.

Per questo ho aderito a titolo personale all’appello lanciato da Furio Colombo, Pancho Pardi e Flores D’Arcais per una manifestazione di protesta che si terrà a Roma l’8 luglio contro quelle che giustamente i promotori definiscono “leggi canaglia” del governo Berlusconi. Credo che sarebbe opportuna una partecipazione convinta del nostro partito e di tutta la sinistra. So che dalle nostre parti circola una certa idiosincrasia per quelli che Rina Gagliardi ha definito di recente su Liberazione “girotondi giustizialisti”. Non sempre questo atteggiamento mi è sembrato fondato perché ho riscontrato che l’anatema di “giustizialismo” si è accompagnato spesso alla sottovalutazione dell’importanza e dell’attualità della battaglia sulla questione morale e contro le degenerazioni del sistema politico che coinvolgono tra l’altro lo stesso centrosinistra.

Non ho mai sognato una “via giudiziaria al socialismo” né metto in discussione le posizioni garantiste che il nostro partito ha sostenuto, anche controcorrente, in questi anni. Ma da tempo non riesco a capire cosa ci sia di giustizialista nel difendere lo stato di diritto, l’indipendenza della magistratura, il diritto ad un’informazione libera e pluralista o nel denunciare il conflitto di interessi che non mi pare, tra l’altro, che riguardi solo Berlusconi. Ci si può battere contro il 41-bis e al tempo stesso contro il dilagare della corruzione? Si può difendere la legge Gozzini dal ddl Berselli e combattere contro la produzione su scala industriale di senso comune razzista e forcaiolo e al tempo stesso contrastare il riprodursi sistematico di norme che garantiscono l’impunità per i potenti? Io penso di sì.

E senza temere di subire l’egemonia di Di Pietro da cui ci dividono tante di quelle cose che è impossibile elencarle. Semmai accade in questi giorni, come già nel passato, che i nostri elettori (meglio dire ex) siano “costretti” a simpatizzare per chi, pur lontano anni luce dalla sinistra, dà comunque voce alla loro indignazione. L’intervista di Berlinguer sulla questione morale, le battaglie di Peppino Impastato, “Le mani sulla città” di Rosi sono parte della storia di questo paese e della memoria di quello che si suole chiamare “popolo della sinistra”. Non dobbiamo certo trasformarci in “questurini” né sentirci tali per denunciare le malefatte del Caimano che ovviamente, per noi, non si limitano alle leggi ad personam.

Dopotutto nei territori, laddove facciamo il nostro dovere e non ci lasciamo attrarre dalle comodità del sottogoverno e delle clientele, non siamo noi assai più dell’IdV a denunciare l’intreccio politica-affari? Credo che i fatti di queste settimane dimostrino ampiamente quanto diritti, garanzie e libertà siano tenuti in considerazione nella destra antigiudici o tra gli avvocati di Berlusconi che siedono in Parlamento e di quanta disumanità siano capaci questi “garantisti” al servizio del potere. Non credo che possiamo accodarci al coro bipartisan, nel quale i dalemiani hanno svolto un ruolo da autentici protagonisti, che da un decennio invoca ad ogni piè sospinto il “primato della politica” come scusa per fare i conti con quella magistratura che appare troppo fastidiosa. Come ebbe modo di scrivere un osservatore imparziale come il sociologo Alessandro Pizzorno, quando viene ripetuto da più parti che va ristabilito questo primato “sotto il sostantivo astratto la politica, occorre leggere il sostantivo concreto i politici”.

Dovrebbe essere chiaro a qualsiasi liberale, e anche alla nostra sinistra nutritasi ampiamente degli scritti di Norberto Bobbio, che il potere ricevuto attraverso il voto popolare non implica un primato e una insindacabilità da parte degli altri poteri dello Stato nell’esercizio dei compiti che la Costituzione loro assegna. Consiglierei a tutti i nostri compagni e compagne di leggere l’ottimo libro di Alberto Vannucci e Donatella Della Porta, sociologa nota per le ricerche sui movimenti sociali, dal titolo “Mani impunite”, purtroppo credo mai recensito o segnalato sulle pagine del nostro quotidiano. Gli autori descrivono “l’anomalia di un paese liberal-democratico industrializzato che presenta livelli di corruzione paragonabili a quelli dei paesi in via di sviluppo, un paese nel quale l’illegalità politico-amministrativa deborda dai suoi livelli fisiologici permeando qualsiasi ambito di azione pubblica, i mercati economici e finanziari, la società civile”.

Eppure, o meglio proprio per questo, “la rimozione del problema corruzione si presenta come una strategia vincente e bipartisan”. E ancora: “la classe politica ha avviato una strategia di sistematica denuncia delle indagini giudiziarie che coinvolgono suoi esponenti come forme di intromissione di una magistratura politicizzata in sfere di legittimazione elettorale che non le competono”. L’ultimo Berlusconi non rappresenta altro che l’apoteosi di un’offensiva di lungo periodo, accompagnata da una campagna martellante dei media e della grande stampa. non credo che Berlusconi abbia scelto a caso un convegno confindustriale per annunciare lo stop alle intercettazioni. la postdemocrazia italiana non gradisce orecchie indiscrete.

Trovo davvero incomprensibile che si perpetui un atteggiamento snobistico su questi temi. Proprio perché ritengo limitata e inefficace un’opposizione che si riducesse all’antiberlusconismo, non penso che si possa continuare ad appaltare soltanto a Di Pietro, Travaglio, Grillo la battaglia su temi che suscitano una sacrosanta indignazione dell’opinione pubblica democratica. Proprio perché il “populismo antipolitico” sta trascinando il nostro paese in una deriva autoritaria e illiberale è fondamentale il ruolo che può svolgere Rifondazione Comunista colmando un vuoto d’iniziativa e mobilitazione quanto di elaborazione programmatica e di lettura della realtà e della fenomenologia di sistemi di potere che qualsiasi sinistra degna di questo nome non può che combattere.

Vorrei anche constatare che l’insostenibilità dell’anomalia italiana è particolarmente sentita in quella porzione di società più giovane e colta, in quel popolo della rete, in quel cognitariato che affolla il blog di Beppe Grillo tanto per denunciare la propria condizione di precarietà (non a caso Sergio Bologna nel suo ultimo libro ha ampiamente fatto uso delle testimonianze tratte dal sito) quanto per trovare una qualche controinformazione quotidiana rispetto ai mille abusi del potere. Si tratta in molti casi di persone che hanno condiviso con noi la strada dei movimenti, ma che di recente ci hanno percepito come troppo chiusi nel Palazzo e comunque interni alle logiche di un ceto politico meritatamente delegittimato. La considerazione che l’appello di Flores, Pardi e Colombo non fa riferimento ai temi sociali e del lavoro, ai diritti civili, al carattere liberticida e xenofobo dei primi passi del governo non impedisce di condividere la denuncia dell’attacco senza precedenti ai principi della Costituzione. Spero che l’8 luglio a Roma davanti al Pantheon sventolino anche delle bandiere rosse.

10 Responses to “L’8 LUGLIO TUTTI IN PIAZZA, MA IL PD SI SVEGLI, INVECE DI ASPETTARE GODOT.”


  1. 1 giulio calabrese

    Caro Paolo,
    trovo le tue parole molto utili ed importanti. Io credo che l’Italia stia sull’orlo di una gravissima crisi istituzionale che potrebbe portarci (si approssima l’estate e la distrazione generale) ad un golpe bianco. Già il governo sta tentando di esautorare il parlamento delle sue funzioni.
    In questo quadro, caro Paolo, non comprendo la tua irresponsabilità. Mi arrivano notizie di annullamento in blocco di congressi di circolo. Non quindi annullamento di questo o quel voto per vizi regolamentari, ma annullamenti evidentemente per criteri politici e non regolamentari.
    Sarebbe molto grave che in una tale situazione del paese, rifondazione comunista si frantumasse. ovviamente questa responsabilità ricadrebbe su tutti. Ma soprattutto su chi pensa che per vincere un congresso si possa violentare un regolamento.
    buon lavoro
    giulio

  2. 2 manu

    Riporto le dichiarazione di Umberto Eco che condivido.
    l’8 luglio in paizza ci sarò

    Umberto Eco: “La minoranza
    ha il dovere di manifestare”
    Umberto Eco ha inviato questa lettera a Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi, promotori della manifestazione dell’8 luglio in Piazza Navona.

    Cari Amici,
    mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:

    1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.

    2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.

    Umberto Eco

  3. 3 Maurizio

    Caro Giulio,
    ti assicuriamo che nessuno di noi vuole sfasciare il partito e riprodurre divisioni all’infinito.
    La nostra proposta congressuale muove dalla determinazione verso una gestione unitaria che consenta al PRC di tornare in tempi brevi di tornare a svolgere un ruolo positivo nella società e nella politica italiana.
    I nervosimi e i contrasti di queste ore speriamo siano superati conje senso di responsabilità e impegno da parte di tutti i compagni e le compagne del PRC.

  4. 4 paolo Ferrero

    Caro Giulio, sono contento tu concordi sull’indirizzo politico di partecipare alla manifestazione dell’8 e di cominciare il più rapidamente possibile una efficace azione di opposizione che unisca le questioni democratiche con le questioni sociali.
    Per quanto riguarda la vicenda interna a rifondazione comunista, prima di considerare un compagno irresponsabile ti pregherei di verificare bene le informazioni. A me non risulta che vi siano annullamenti di congressi in base a criteri politici e non regolamentari. la commissione congressuale è tenuta ad applicare il regolamento e lo statuto e all’interno di queste regole deve muoversi. Non vorrei che anche nel partito, come in Italia, vengano fatte girare informazioni non corrispondenti al vero e che l’applicazione delle regole da parte della magistrature interna vengano bollate come prese di posizioni politiche.
    Nel partito come nel paese la magistratura non deve cambiare le regole ma applicarle. credo che questo sia interesse di tutti e tutte per evitare che succeda a casa nostra quello che contestiamo nella società.

    un caro saluto

    Paolo Ferrero

  5. 5 Francesco Perri

    ma cosa dici?
    ANNULLIAMO TUTTI I CONGRESSI DELLA CALABRIA!!!

    Francesco Perri dalla CALABRIA CAMMELLATA

  6. 6 VINCENZO LOMBARDO

    Mando un commento inviato giusto ieri a rifondazione sul tema. Il tono polemico tradisce la rabbia per la stato comatoso in cui è stato ridotto il giocattolo costruito in anni di sacrifici e talvolta di umiliazioni.
    …………….8 luglio. Mi ha colpito il tono sommesso e quasi pietistico con cui il compagno Acerbo annuncia la propria partecipazione “personale” alla manifestazione dell’otto luglio contro le leggi canaglia, liberticide ed al limite del golpe legislativo con le quali Berlusconi tenta di affermare il prepotere suo personale e di una casta di delinquenti. Pensavo che fosse la stampa a non dare voce alla partecipazione di rifondazione a tale manifestazione. Scopro ora che le grandi menti pensanti di questo partito, alla Gagliardi, snobbano tale tipo di manifestazioni perché non hanno contenuti sociali o civili. Ma che minchia dice. E, poi, dov’è tutta sta gran cagnara che fa rifondazione sui temi sociali. Si può pensare a tragedia più grande per i ceti popolari soffocati da una spirale di aumenti di prezzi? Tempo fa avevo rivolto a questo stesso indirizzo un appello ai capi delle 5 mozioni perché indicessero unitariamente una manifestazione o una serie di sit –in locali per denunciare il soffocante aumento di prezzo, non solo dei carburanti ma dei generi di prima necessità. Ovviamente, nessun commento da parte di nessuno di questi sapientoni e tanto meno alcun annuncio di manifestazioni. Meno male che c’è Casini, il quale dice che le priorità non sono le intercettazioni ma il caro vita, e meno male che c’è Veltroni che chiede decreti legge per salari e pensioni Ma lo capite dove avete cacciato un comunista o, forse, soltanto un progressista ? A sperare che dei conservatori e dei liberisti salvaguardino il mio potere d’acquisto! Follia allo stato puro. E come volete che vi voti, poi, la gente? E fate gli schizzinosi, grandi capi, contro un movimento di liberazione che tenta di bloccare un pericolosissimo attentato ai fondamenti della costituzione e ai diritti elementari dei cittadini? Verrebbe da dire con Grillo, ma va……

    Ovviamente condivido le motivazioni della manifestazione dell’otto luglio ed anche quelle del 25 luglio a cui parteciperò nelle forme e ei modi che mi saranno consentiti, anche a costo di essere bacchettato da quella grande stratega di Gagliardi che, tempo fa, si è lasciata sfuggire su Lberazione la seguente suggestione rivoluzionaria “Forse è il caso di cominciare a pensare di ritornare al proporzionale” . Geniale e sconvolgente! Come se non fosse normale per un vero democratico battersi perché il demos abbia la possibilità di essere rappresentato nelle istituzioni per quello che esso vuole essere e non per ciò che gli altri vogliono che esso sia. E come se non fosse normale che le istituzioni, se sono democratiche, debbono contemperare le esigenze diverse e conflggenti presenti nella società, e portarle a sintesi, nell’interesse dell’intero paese e dello stesso sistema.

  7. 7 Valeria Di Blasio

    Concordo con la necessità di partecipare alla manifestazione dell’8 luglio e condivido totalmente il pensiero di Maurizio Acerbo riguardo alla posizione che il partito e la sinistra dovrebbero avere sul tema della giustizia.
    Credo che il termine “giustizialismo” sia del tutto inappropriato in questo contesto: si tratta di difendere i principi di legalità, di equità, di moralità politica, e di impedire i continui attacchi alla libertà d’informazione e alla indipendenza della magistratura.
    Bisogna essere ciechi per non vedere che in Italia è in atto una degenerazione sul piano etico-politico: l’intreccio tra affari e politica è dilagante e non riguarda solo Berlusconi…. Nonostante ciò la “questione morale” è considerata secondaria e irrilevante anche da esponenti politici di sinistra.
    E’ ovvio che l’opposizione a questo governo non può limitarsi ai soli aspetti inerenti la giustizia, ma non trovo affatto scandaloso manifestare insieme a Grillo e Travaglio e appoggiare alcune loro battaglie; anzi lo ritengo doveroso: non si può lasciare che Di Pietro sia l’unico a farsi interprete a livello politico di questioni che a mio avviso sono parte irrinunciabile del patrimonio di valori della sinistra.
    Un caro saluto
    Valeria Di Blasio

  8. 8 mattia-sd

    Qualcuno sa dirmi perchè il prc non aderisce unitariamente alla manifestazione?
    Scusate ma io non l’ho capito, cmq sono contento che almeno una parte di voi martedì sia in piazza, ci vediamo lì.
    a presto

  9. 9 maurizio

    Caro mattia,
    a dire il vero il comitato di gestione ha deciso che il PRC “partecipa ed invita a partecipare” alla manifestazione.

    il comunicato lo trovi su http://www.rifondazione.it

    che poi la mozione Vendola tenga le distanze dalla manifestazione è una scelta che abbiamo appreso dagli organi di stampa

    ciao
    Maurizio Acerbo

  10. 10 maurizio

    In piazza contro Silvio, chi ci sarà e chi no
    [7 Luglio 2008]

    Domani alle 18 a piazza Navona c’è il No Cav Day, ma le polemiche sulla manifestazione neogirotondina, convocata da MicroMega e sostenuta con forza da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori sono molte. Per forza di cosa, quasi fisiologicamente, l’iniziativa raccoglie anche il consenso di quelli che cercano in qualche modo di fare opposizione al governo Berlusconi. Di sicuro, nonostante qualche adesione individuale, non ci sarà il Partito democratico, preoccupato dal fantomatico «abbraccio mortale» diprietusta che intravedono gli osservatori vicini al governo, più che dalle manovre berlusconiane. Veltroni ha promesso che in piazza andrà, mma in autunno. Le polemiche dei giorni scorsi nascono dalla presenza, in videoconferenza, di Beppe Grillo e dal rischio che l’evento diventi anti-Pd: una sorta di bis del Nanni Moretti che nel 2002, all’indomani di un’altra sonora sconfitta elettorale, attaccò duramente la classe dirigente di centrosinistra di allora con la frase «con questi dirigenti non vinceremo mai». Ma secondo Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega «in questi giorni i rapporti con Grillo li ha tenuti Di Pietro–spiega Flores D’Arcais–non credo che ci saranno problemi». Hanno aderito i partiti della ex sinistra Arcobaleno: Verdi, Comunisti italiani. Per Rifondazione comunista, sempre più divisa, ci saranno solo i seguaci di Paolo Ferrero. Quelli di Nichi Vendola diffidano dell’impostazione «giustizialista». «La nostra opposizione al governo Berlusconi tiene strettamente legati diritti sociali, politici e giurisdizionali–afferma il comitato dio gestione del Prc–Non vedere questa unitarietà strategica del governo Berlusconi significa essere miopi. Per questo, iscritti ed elettori di Rifondazione comunista hanno partecipato al corteo nazionale di rom e sinti, a quelli del gay-pride e sono presenti nelle diverse lotte e vertenze territoriali e settoriali. Saremo presenti in piazza Navona, con le nostre bandiere e le nostre proposte. Le norme salva-potenti hanno sempre incontrato la nostra contrarieta’ e la nostra opposizione»
    Nel mezzo, numerosi gli interventi di personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura: Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri [che leggerà alcune delle sue «poesie incivili»], Rita Borsellino, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Margherita Hack, Marco Revelli, il neodeputato dipietrista Pancho Pardi [che ha allertato tutti a riprendere col telefonino eventuali autori di «provocazioni»], Alexian Spinelli, rappresentante del popolo Rom. Nei giorni scorsi aveva annunciato la sua adesione anche il comitato «Verità e giustizia per Genova», per sottolineare che il decreto «blocca processi» rischia di vanificare i procedimenti penali contro la polizia per le tortire alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto di Genova, nei giorni del G8 del luglio 2001. In videocollegamento ci saranno Umberto Eco e Beppe Grillo.
    Tra i promotori, c’e’ anche Furio Colombo, che è del Pd. Ed è arrivata anche l’adesione di Giovanni Bachelet, membro della direzione nazionale del Pd. La scaletta, al momento, prevede che ad aprire gli interventi sul palco sia Rita Borsellino, che presenterà il suo movimento «Un’altra storia». Poi la parola passerà a Flores D’Arcais; parlera’ anche Di Pietro; chiuderà Colombo, che ha annunciato un discorso in difesa del popolo rom. Tre gli slogan scelti: «L’articolo 3 della Costituzione–spiegano i promotori–che parla dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; la scritta che campeggia in tutti i tribunali, ‘La legge e’ uguale per tutti’. Infine, il terzo: la frase di una sentenza della Corte Suprema degli Stati uniti del 1972 che sembra scritta per l’Italia di oggi: ‘Nessun governo potrà censurare la libertà di stampa affinché la stampa sia libera di censurare i governi’».

    da http://www.carta.org

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