Immoralità e amoralità berlusconiane (…ed etiche congressuali)

di Lidia Menapace - 19 giugno 2008
Sono convinta che nella vicenda in cui ci siamo imbarcati, di ricostruire strutture e forme e contenuti della sinistra a partire da noi e subito anche da altri soggetti, la questione morale sia importante e non si possa tornare indietro. Da anni molti comportamenti che sembravano consolidati si sono attentuati, altri ne sono entrati in uso, i vincoli sono più allentati e le varietà di reazione agli stessi eventi è notevole.
Ovviamente parlo della questione morale come questione politica, non della pura e semplice obbedienza ai codici, e il non violare le norme comuni, truffe malversazioni corruzione ecc. Questo è ovvio, ma conviene dirlo perchè quando l’ambiente è malato può capitare di essere in qualche modo -anche alla lontana- compromessi.
Ma soprattutto è il caso di alzare mura di protezione, perchè col nuovo governo Berlusconi certi limiti sono stati superati e lo scandalo a me non pare abbastanza forte e diffuso.
Berlusconi va oltre l’ìmmoralità coperta o clandestina, oltre l’ipocrisia che cela il malfare, bensì percorre gagliardamente il terreno dell’amoralità senza vergogna, come se chi ha il potere fosse escluso da qualsiasi sanzione possibile, etica e giuridica. Anzi i giudici che hanno sospetti e fanno il loro dovere vengono accusati di ostilità e messi alla gogna e alla sbarra. E ricusati.
Come è noto l’atteggiamento che si chiama “amorale” è più grave dell’immoralità nascosta o dell’ipocrisia che finge ossequio alla morale, dato che la clandestinità e l’ipocrisia denotano conoscenza e coscienza di stare facendo il male, mentre l’amoralità indica persona che non distingue il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il lecito dall’illecito e pensa che il potere sia -per sè solo- fatto per sè solo sufficiente a sanare qualsiasi conflitto etico.
Vedremo come va a finire, ma se la squadra di Berlusconi è d’accordo con lui o non ha forza morale per opporsi, questo sarebbe un tramonto fosco della coscienza politica e civile. E un segno di come reagirebbero delle Camere che un capo possa sciogliere a suo piacimento, se gli si oppongono, come da antico disegno di “riforma costituzionale”, respinto dal referendum.
Un mio caro amico molto appassionato di etica pubblica dice con amara ironia: ormai conviene preparare un disegno di legge che dichiari immune o irresponsaible il presidente in carica, così ci evitiamo anche i maldipancia.
Ma ciò di cui io parlo è altra cosa, sono quei comportamenti e quell’etica relazionale in uso in luoghi più aggregati e garantiti nei quali si vogliono sperimentare relazioni formali di vita associata, che possono subire deterioramenti dolorosi.
Mi sembra di sentire questi accenti in più una avvisaglia di dibattito, nel duro acerbo dibattito congressuale. Da tutte le parti.
Molte delle lamentele sono oramai espresse e basterà modificare di poco i toni, del resto la polemica anche dura non è affatto estranea al buon comportamento reciproco: lo è semmai l’irrisione, lo spregio, il dileggio, la minaccia (vi cacceremo! abbiamo già la maggioranza), l’ostentazione di rapporti di forza, insomma il comportarsi come se si fosse avversari non compatibili, nemici.
Questo purtroppo si avverte, forse per la durezza delle sfide e il loro carattere ultimativo, forse perchè ci si carica di tutta l’amarezza della sconfitta e di altre incertezze molto pesanti. E’ brutto tuttavia che anni di vita di lotta di azione non vengano considerati un bene da salvare.
A me pare tuttavia che in casi tanto tristi stabilire alcune norme sia sempre utile, per attenuare le difficoltà più aspre. Inopinatamente per il congresso è stata varata una norma (credo unanime) che ammette al voto congressuale anche le e gli iscritti fino a dieci giorni prima del congresso stesso.
Questa è una norma inaccettabile perchè retrodata il diritto di giudicare e votare su eventi ai quali non si era presenti e sui quali non si poteva influire in alcun modo.
Ora, ammettere alla discussione va bene , io stessa lo faccio e ringrazio, ammettere al voto è altra cosa. Davvero fuori di ogni logica.
Non voglio dire che si dovrebbe fare come si usava una volta, che chi si voleva iscrivere a un organismo, doveva essere presentato da due già iscritti e fare sei mesi di membro candidato e magari anche un esamino, questo è troppo: ma almeno che chi si iscrive al congresso, sia presentato da uno già iscritto in modo che si possa vedere quanta capacità di coinvolgere e raccogliere adesioni uno o una abbia e chiedergli perchè non la usò prima quando serviva di più.
Le forme tumultuarie e plebiscitarie sono pericolose e sempre tendenzialmente oligarchiche. Se si vogliono imitare i movimenti, si sappia che l’inamovibilità dei leaders ne è uno degli aspetti più negativi.

3 Responses to “Immoralità e amoralità berlusconiane (…ed etiche congressuali)”


  1. 1 Omar

    Quello che propone Lidia non è per nulla fuori dal mondo: in molti partiti comunisti, della sinistra alternativa e perfino socialisti si entra nei ranghi dell’organizzazione da “candidati”, previa presentazione da parte di uno o più membri che possono garantire della specchiata moralità e le motivazioni politiche della/del nuova/o militante. Per un certo periodo non si possono assumere incarichi dirigenziali e si ha diritto di voto solo consultivo, anche se si può (anzi, si deve) partecipare a tutte le attività e le riunioni indette dal partito. Solo superata questa fase di “prova”, si può diventare degli iscritti a tutti gli effetti.
    Qualcuno nel blog del “Manifesto per la Rifondazione”, rispondendo alle accuse sul boom dei nuovi tesserati, ironizzava paventando la diffusione di tessere coi bollini da apporre ogni mese. C’è poco da riderci da sopra: non è soltanto una bella battuta, ma quanto avviene precisamente - senza che nessuno gridi allo scandalo e al burocratismo - nei suddetti partiti, dove le quote per il tesseramento non si versano “una tantum”, una volta l’anno (e a partire da 10 euro!!!), bensì ogni mese e in quantità proporzionale al reddito. La stessa cosa che avviene (anche qui, senza che nessuno gridi allo scandalo)nelle organizzazioni sindacali. Anche nel Pci si è fatto così per molti decenni.
    E’ troppo? Qui si sta esagerando? Non so, ma forse facendo in questo modo qualche problemino registrato negli ultimi giorni ce lo saremmo risparmiato…

  2. 2 Luca Carraro

    Sono d’accordo sul rafforzamento delle norme “anticammellaggio”, perché ho vissuto sulla mia pelle le schiere di votanti, apparentemente muti, che affollavano i congressi del PCI dopo “La Bolognina”.
    Tuttavia penso che ipotizzare la richiesta di presentatori per iscriversi o altro sia il portato della sconfitta storica che abbiamo appena subito, con tutta la giustificata pulsione a chiudersi a questo maledetto presente. Non credo sia questa la soluzione, se lo pensassi non avrei deciso di sostenere un documento che inizia con le parole “Esci partito dalle tue stanze…”.
    Credo piuttosto a un partito compatibile coi tempi di vita, in cui siano possibili militanze e incarichi tematici o a termine, che sappia usare tutte questi nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Un partito in cui siano tutti consapevoli del fatto che persino quando si fa la spesa si fa politica, e ciascuno veda valorizzate innanzitutto le proprie competenze, il proprio saper fare.
    Se vogliamo un mondo nuovo lo dobbiamo costruire prima di tutto costruire tra di noi, e con chi vogliamo che a noi si unisca.

  3. 3 gabriella

    Mi piacerebbe sapere se al cpn qualcuno ha proposto un’indicazione diversa dai “dieci giorni”: potevano essere tre mesi, sei mesi, o la almeno la data dell’ultimo cpn…

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