FERRERO, PRC: FELICE PER RISULTATO VITTORIA DEL NO A REFERENDUM IN IRLANDA, SALUTO COMPAGNI SIN FEIN
Esprimo tutta la mia gioia e la mia soddisfazione per il secco e rotondo “No” che i cittadini irlandesi hanno espresso al referendum sul Trattato costituzionale europeo. Mi congratulo in particolare con i compagni del Sin Fein irlandese e con tutti gli esponenti della Sinistra Europea e del raggruppamento politico del Gue all’Europarlamento che hanno lavorato per raggiungere quest’ottimo risultato. L’Europa dei banchieri e degli euroburocrati, dei potentati economici e industriali come delle grandi e soffocanti coalizioni Ppe-Pse è stata, ancora una volta, sonoramente sconfitta, come già era accaduto in Francia e in Olanda. Spero che questa sia la volta buona perché la parola torni, finalmente, ai cittadini dell’Europa e ai suoi tanti e colorati popoli, strappandola a burocrati grigi e politici ottusi.







Caro compagno, condivido pienamente, naturalmente!, ma attenzione che tra quei “burocrati grigi” che lavorano nelle istituzioni europee ci sono anche non pochi compagni comunisti… Il problema è che il vero potere è in mano non ai vituperati “euroburocrati” - bersaglio troppo facile come specchietto per le allodole - ma a quelli che giustamente definisci “politici ottusi”. Solo che questi politici ottusi sono “democraticamente eletti” dai cittadini europei, direttamente - al Parlamento Europeo - e indirettamente - al Consiglio Europeo, dove ci sono i capi di stato e di governo, e i ministri, dei 27 paesi membri. Benissimo quindi che in Irlanda, come già in Francia e nei Paesi Bassi, la gente chiamata a referendum abbia sonoramente bocciato il progetto di un’Unione Europea ultraliberale e burocratica, ma non dimentichiamo di quando andiamo a votare questi nostri “rappresentanti” che poi sottoscrivono e cercano di imporre i “loro” trattati al servizio dei poteri forti delle multinazionali e dei militari.
Se questa vittoria ci fosse stata 10 anni fa, avrebbe forse inaugurato una svolta di prospettiva per il processo di integrazione europea. Ma oggi? Cosa dobbiamo attenderci dalla fine del trattato di Lisbona?
Ho un timore, compagni, che altri possano cogliere i frutti di questa vittoria. Altri che non vogliono l’Europa, così come non vogliono lo stato nazionale, perché al suo posto preferiscono far avanzare l’idea di patrie “minime” e etnicamente omogenee. Gli accenti della lega a proposito del risultato irlandese mi sembrano, purtroppo, significativi.
Ovvio la mia è una provocazione, ma il dubbio che voglio porre alla vostra attenzione è semplice: abbiamo oggi la forza di far sì che l’alternativa all’Europa dei banchieri sia l’Europa dei Popoli, e non più semplicemente la Padania?