Incontro-seminario alla Casa del Popolo per «costruire il partito sociale»
di Romina Velchi - Liberazione del 13-06-2008
Segnali di vita. E non solo perché nei locali della casa del popolo di Torpignattara (periferia romana) l’aria è impregnata di aromi e odori di spezie (di là, due ragazze del Bangladesh stanno preparando un pranzo etnico), ma perché nella sede di quella che un tempo era la “sezione Marranella del P.C.I.” si discute di cosa fare per «tornare tra la gente», cioè di come costruire il “partito sociale”, mettendo a confronto alcune esperienze concrete, appunto vive e vegete, come il “partito del pomodoro” olandese (che offre a Ivan della Mea lo spunto per una poesia nella quale augura «lunga vita al pomodoro in generale, al pomodoro rosso in particolare»); come l’esperienza del Venezuela; come il bilancio sociale territoriale di Lodi. Che poi è un modo per trovare una strada per uscire dalla crisi, oltre che per analizzare le ragioni della sconfitta. Un incontro promosso da “Associa! per il socialismo del XXI secolo” (tradotto: mozione Ferrero-Grassi-Mantovani del congresso di Rifondazione) che si è svolto in contemporanea a quello di Fausto Bertinotti al Centro Frentani; anche se, giura Francesco Piobbichi, che ne ha curato l’organizzazione, il seminario era stato pensato mesi fa.
Voluta o no, la contrapposizione però c’è, inutile negarlo (non per nulla in sala ci sono molti esponenti dell’”area”, da Stefania Brai a Fabio Amato, da Loredana Fraleone a Giovanni Russo Spena, da Dino Greco a Lidia Menapace). Specie quando Paolo Ferrero, intervenuto prima di trasferirsi in Sicilia, invita a prendere atto «dell’errore di linea politica», quando si è pensato di andare al governo per operare quei cambiamenti che non si era riusciti a fare nella società: era una «delega all’autonomia della politica», laddove invece, secondo Ferrero, «stare al governo non vuol dire di per sé pesare di più. Il Pci dall’opposizione pesava molte volte di più di quanto non abbiamo pesato noi stando nel governo di Prodi» è la sentenza senza appello. Di più: è impensabile ritornare in un governo «finché non si modificano considerevolmente i rapporti di forza nella società».
Già, più facile a dirsi che a farsi. Anche se Ferrero tenta la carta dell’ottimismo (della volontà?): «Non è la traversata del deserto, perché questo implica una terra promessa. Piuttosto siamo dentro una giungla: possiamo finire nelle sabbie mobili oppure uscirne». E nelle giungle «non si fa guerra di posizione, di trincea, ma di movimento» proprio perché non è un deserto e di materiale ce n’è. Occore perciò fare un «salto in basso» nella società e un «salto in alto» per recuperare i riferimenti simbolici («Bisogna essere comunisti e intelligenti», chiosa). Insomma: la sinistra la si ricostruisce «a partire da una reimmersione nella società». Come fece la Chiesa, azzarda l’ex ministro, all’indomani delle sconfitte dei referendum su aborto e divorzio: non ripartì da Ruini, ma dagli oratori.
Oppure si può guardare all’esperienza del partito socialista olandese, altrimenti noto come partito del pomodoro, una realtà politica che è riuscita «non solo a resistere ma a crescere, svuotando dal di dentro la sinistra moderata», spiega Luca Tomassini, ricercatore che ha approfondito l’argomento, in un contesto politico «molto simile a quello italiano», fatto di ondate di destra e instabilità istituzionale. Una “fortuna” (oggi è il terzo partito del paese) costruita a partire dalle iniziative territoriali, nei piccoli centri e nelle piccole città dell’Olanda: con le occupazioni di case; con la realizzazione di centri di ascolto e della salute (in Olanda non c’è un sistema sanitario pubblico come il nostro); con le mense popolari; con iniziative di sostegno materiale ai lavoratori in sciopero contro la privatizzazione dei servizi pubblici. E con un motto: «Non si parla senza inchiesta»; e infatti il manuale, che “spiega” come si fa e che cos’è la politica, è scritto con un’attenzione maniacale al livello reale di istruzione delle persone cui è rivolto. Un successo che ha avuto il suo exploit in occasione del referendum, vinto, contro la costituzione europea, ma che viene da oltre vent’anni di lavoro nell’ombra, spesso ostracizzato e disprezzato.
Magari non è tutto oro quel che luccica e Jorge Giordani, già ministro venezuelano, venuto a portare la sua testimonianza latinoamericana, non può fare a meno di notare che nel Sudamerica è in atto un «processo di crescita della partecipazione politica, mentre in Europa il processo è al rovescio». In ogni caso, di esempi ce ne abbiamo pure in casa nostra. Senza proporre altre formule «che dopo qualche mese vengono abbandonate, come è successo spesso nel Prc», invita l’antropologa Anna Maria Rivera, ecco l’esperienza del bilancio territoriale sociale di Lodi; delle campagne per il diritto all’abitare; dei movimenti per gli immigrati come quello dell’ex canapificio di Caserta; dell’attività del centro sociale “El Che” di Tor Bellamonaca (altra periferia romana), che organizza dai tornei di calcio ai corsi di ceramica per i bambini; che mette a disposizione una sala per feste e comunioni e una sala per incisioni musicali; che chiama i “graffitari” a dipingere le facciate delle scuole e si batte per la viabilità, per la difesa degli spazi verdi: insomma vive e lavora nel quartiere e collabora pure con la parrocchia…
Segnali di vita, appunto. Esperienze concrete di mutualismo, in cui oltre «ad insegnare a pescare si porta il pesce», sennò, avverte Andrea Morniroli (Cantieri sociali) le persone «non ci seguono sul terreno dell’emancipazione». Esperienze che aiutano ad evitare «paternalismo ed eurocentrismo», due «peccati» di cui, secondo Rivera, qualche volta si è macchiato il Prc, mentre quello che serve è una «postura relativista» per imparare a «conoscerci reciprocamente» (in riferimento al dilagare del razzismo). Esempi pratici a livello nazionale «di come si può costruire un partito sociale - spiega Giovanni Russo Spena - che non è banale movimentismo, bensì costruisce luoghi sociali. Di fronte ad una destra come quella di Alemanno, Tremonti o della Lega, una sinistra istituzionalizzata è destinata a perdere, come infatti è successo alla Sinistra arcobaleno».
Senza dimenticare un terreno fondamentale, anzi cruciale: quello del lavoro. «Se il lavoro cessa di essere il fondamento della Repubblica, come recita l’articolo 1 della Costituzione, il paese resta democratico o la democrazia subisce una torsione radicale che investe tutti i livelli?» domanda Dino Greco (direzione nazionale Cgil) dando per scontata la risposta. Allora serve «un’altra idea e pratica della democrazia sindacale, un’altra idea e pratica della contrattazione, un’altra forma di sindacato». Insomma «un’altra Cgil possibile». Ma «va fatto subito», perché il rischio che il sindacato corre è quello di finire come la sinistra.
13/06/2008







Io sono pienamente daccordo con Ferrero, ci sono però due problemi:
1) La parte grassiana del documento, che ora, tatticamente tace, nei territori si appresta a fare accordi col PD.
2) Il partito del pomodoro olandese è un partito non comunista ma socialista che nasce dall’esperienza di superamento del partito marxista leninista precenente.
Quello che propone il II documento…..come la mettiamo??
Caro daniele,
1) Se ne vale la pena, come ad esempio a Vicenza penso che sia utile stare nelle maggioranze in accordo con il PD. In altre situazioni invece penso che dovremmo uscire, in altre ancora invece che provare a rientrare dovremmo stare ancora più lontani ed evitare di votare bilanci. La questione dell’opposizione invece riguarda principalmente il governo.
2) Nessuno di noi vuol far diventare Rifondazione Comunista la sezione italiana dell’SP olandese, a noi ci interessa il fatto che l’SP è riuscito attraverso l’opposizione a vincere nella società, con pratiche di mutualismo, reinsediamento sociale, conflitto. Ci interessa l’sp per trovare spunti per il partito sociale da costruire, se vuoi leggere la traccia di condivisione sul partito sociale la trovi qui
http://www.rifondazioneinmovimento.org/wp-content/uploads/2008/06/partito_sociale.pdf
saluti
saluti
La riedizione di “all’opposzione a Roma e in maggioranza a livello locale”, mi pare un notevole esempio di opportunismo e di propagnadismo. Diciamo, allora, che si va al governo, una volta fatta l’analisi dei rapporti di forza e stabilito che ci possono aiutare.
Esattamente quello che abbiamo fatto a Venezia. Dire Mai più al governo è solo propaganda! La linea di Ferrero, mi pare una riedizione di quanto fatto prima dell’esperienza del governo Prodi: Partito sociale ( leggi sinistra Europea), al governo se si può ( Venezia), federazione della sinistra: leggi Sinistra Arcobaleno, con la variante della sua costruzione dal basso e senza sciogliere il nodo di fondo di come fai partecipare tutto al processo unitario ( per questo è necessaria una costituente)!
In soldoni…continuare come prima! Facendo finta che l’esperieza di Prodi non ci sia stata. In questo modo si elude il grande problema della nostra credibilità. Compagni è necessario un nuovo inizio……
Caro Piobbichi,
le tue risposte affrontano due temi molto diversi, ma altrettanto temi differenti ponevano le domande fatte da daniele.
Sul primo punto niente da dire, la discussione sulle contraddizioni interne non mi affascina né politicamente né culturalmente. Finché i problemi non emergono dentro un documento, porli dall’esterno mi sembra poco elegante.
Mi interessa invece interloquire con la seconda risposta, che trovo francamente molto debole.
Tu cogli infatti del percorso politico del SP olandese solo la parte finale, ovvero la realizzazione di un processo politico. Ed infatti scrivi che SP è riuscito attraverso l’opposizione a vincere nella società MA (altrimenti non si capirebbe perché noi dal 1998 al 2001 non siamo cresciuti altrettanto) con pratiche di mutualismo, reinsediamento sociale e conflitto.
Penso davvero che queste siano pratiche importanti e costituenti di una forza che vuole davvero rapresentare gli interessi dei più deboli nella società, ma anche che non si tratta di nulla di nuovo in Italia, dato che sono pratiche sulle quali il PCI (esattamente, il PARTITO COMUNISTA ITALIANO) ha costruito la sua forza e il suo grandissimo consenso, oltre il doppio più esteso del SP olandese.
Per questo penso che in Italia siamo in una fase molto più avanzata (non mi interessa se il dato sia negativo o positivo, avanzata lo dico come “successiva”) rispetto a quella in cui il SP olandese si è affermato. Se dovessimo guardare anche all’aspetto della retribuzione dei dirigenti, vorrei solo ricordare l’austerità dei dirigenti del PCI, da Togliatti a Berlinguer.
Ma tornando al punto deboole iniziale della tua risposta, scrivevo che appunto tu cogli gli aspetti positivi del SP al termine di un processo che è oggettivamente iniziato con la rinuncia al bagaglio ideologico di quello che fu un partito ML. Insomma un percorso che ha messo insieme nuove (per l’olanda) pratiche e decostruzione ideologica, fino allo sciogliemento di una formazione politica in un’altra. E questa - vorrei farti notare - è proprio l’accusa mossa (grossolanamente) ai sostenitori del doc 2. Inoltre in Olanda esiste ancora un partito comunista (Communistische Partij van Nederland - NCPN).
Insomma paradossalmente non capisco come si possa utilizzare l’SP come una bandiera quando si accusano gli altri di volerla sventolare!
Per questo mi sembra strumentale la posizione che una parte della compagine della maggioranza di Venezia ha assunto dopo il voto. Se l’SP è un esempio sarebbe stato molto più utile fare una congeresso di ricostruzione della rifondazione, senza dividere quella maggioranza (per favore non rispondere con la storia del congresso a tesi, perché la responsabilità politica è di chi ha rotto prima, non di chi non ha voluto ricucire in seguito, in fondo se lascio la mia fidanzata non posso poi biasimarla di tornare da me per rifare una famiglia più bella). Comuqneu così è andata e vedremo come finirà il congresso.
Come vedi ho provato ad approfondire un po’ di più le questioni poste da daniele e da te, perché ritengo debolissimo fermarsi al fatto che “l’SP interessa per trovare spunti per il partito sociale”, se cerchi spunti pragmatici ti consiglio invece di rispolverare la storia dei movimenti operai in italia, del pci e del sindacato.
ciao
mario
Caro Daniele, il “partito del pomodoro” è solo uno dei diversi casi di Partito “socialmente utile”. Si potrebbe citare anche l’esperienza dell’Akel cipriota, ora al governo di quel paese, che comunista lo è e da anni esprime un fortissimo radicamento sociale, potendo vantare anche proprie cooperative di produzione e di servizi. O il Partito socialista unificato di Hugo Chavez, che comunista non è, ma non fa mistero della sua radicalità rivoluzionaria e del suo anticapitalismo. E potremmo continuare con altri esempi. Ti ricordo, inoltre, che anche il Pci era, per molti versi, un “partito sociale”, attivo nella cooperazione e nell’associazionismo solidale e fautore di esperienze come le Case del Popolo.
Quanto agli accordi col Pd nei territori: chi ha mai detto che non si debbano fare o che bisogna uscire da ogni giunta e/o maggioranza? Certo se questa giunta e questa maggioranza è quella di Bassolino in Campania o quella di Loiero in Calabria, più di un pensierino sarebbe giusto farlo. Per tua informazione, comunque, ti comunico che il Prc in Calabria aveva già rotto col Pd, passando all’opposizione con un voto unanime del Comitato politico regionale a febbraio. Voto smentito, solo un paio di mesi dopo, da una risicata maggioranza che fa capo al documento n.2, che ora preme per rientrare in giunta, dopo aver già avallato il Bilancio di Loiero.
Ho letto il file sul partito sociale e sono rimasto favorevolmente impressionato: credo sia il modo migliore per dare delle risposte immediate alle persone cui ci rivolgiamo; cioè, va bene lavorare per la futura società, però ora, nel presente serve dare “un’assaggio” di quello che vorremmo. Mi auguro anche che il mio partito offra i mezzi per formare una classe politica che sappia perseguire tale obiettivo.
Caro Daniele e Drago
Mi pare che state giocando a chi appiccica più figurine della propria mozione al quale io non partecipo.
Mi consigliate di non guardare all’SP ma invece alla storia del movimento operaio italiano, come se l’intellettuale collettivo di Gramsci, o l’inchiesta di Panzieri non fossero interni all’idea del partito sociale, che tra l’altro non è la riedizione del partito piglia tutto togliattiano ma per come lo penso io esattamente l’inverso. Addirittura arrivare a sostenere che la costituente sia il miglior strumento per il patito sociale, proponendo addirittura un nuovo inizio.
Mi pare che volete dimostrare per forza che i comunisti non possono essere intelligenti, che dobbiamo abiurare per esistere, degradarci a tendenza culturale, ma per cosa ? per diventare compatibili al volere di Latorre o Dalema?
Il tema del partito sociale, per come lo abbiamo pensato si pone all’estremo opposto del partito plebiscitario, esso intreccia la ricostruzione di un’opposizione sociale alle destre con la capacità di poter definire il coordinamento di un sistema a rete, che esalti l’orizzontalità (contro la verticalizzazione), l’autonomia, il metodo della condivisione, la pratica del consenso nei processi decisionali. Non si tratta, ormai più, di dividersi tra “partitisti” e “movimentisti”. Anche perché dalla società non emergono solo “movimenti” o“partiti”; diffusa (nei territori) e matura (nei filoni di impegno) è la rete del nuovo associazionismo.
Sono strutture tra loro molto diverse (dai Centri sociali, alle leghe antirazziste, ai gruppi del commercio equo e solidale, al contratto mondiale dell’acqua, ad Attac, ecc.) che coniugano conflitto
e mutualità, cooperazione, socialità politica alternativa ed hanno sviluppato dinamiche che coniugano identità e differenze. Il nostro sforzo va pertanto nella direzione di rendere possibile
questa articolazione, di sedimentarla attraverso il metodo della pratica dell’obbiettivo.
Immaginiamo tutto questo come un complesso lavorio, lento, all’interno del quale le accellerazioni politiciste hanno un effetto deleterio. E’ un lavoro estremamente “politico”, la rete diffusa del
“saper fare” sociale, che ha bisogno di democrazia effettiva. “
caro Piobbichi,
non conosco il gioco a cui ti riferisci. Io ho solo espresso delle idee molto diverse dalle tue, senza insulti. insomma nello spirito di ogni blog che si rispetti. comunque…
non so come fai a scrivere che il pensiero di Gramsci, o almeno quella sua parte che si esplica nell’idea dell’intellettuale collettivo, possa essere addirittura interno al partito sociale. francamente una forzatura, la tua, troppo ideologica.
La riflessione sugli intellettuali per Gramsci parte da quella iniziata da Lenin.
Per Lenin gli intellettuali non esprimono “classe” (sociale), ovvero non hanno interessi sociali specifici da difendere. Addirittura essi sono quasi sempre espressione della rendita parassitaria e per questo portati spesso a compiere scelte “puramente intellettuali”. In questo caso possono farsi tramite della coscienza rivoluzionaria. Quindi per Lenin essi sono quanto di più simile al puro divenire dello spirito, al dispiegarsi hegeliano della autocoscienza.
Invece Gramsci articola ulteriormente questa riflessione pervenendo a una formulazione materialistica del carattere organico del rapporto tra intellettuali e classe operaia. Il partito è concepito, nella intera tradizione comunista, come l’intellettuale collettivo.
Per questo - a differenza di ciò che tu proponi - era necessario un partito forte, guidato da dirigenti autorevoli, ma che avevano consenso. Le pratiche di questo partito erano pratiche sociali, e in questo il Pci era un partito sociale, non solo quindi per la sua capacità di penetrazione sociale (un paese nel paese). E la forza di questo partito era necessariamente (altrimenti non ci sarebbe stato intellettuale collettivo) il centralismo democratico, ovvero il metodo della unitarietà elevato all’ennesima potenza, per cui una volta deciso il dissenso pubblico non era possibile. Cosa che non sta nelle corde - ovviamente - del partito che tu proponi.
Rispetto alla tua battuta sull’intelligenza dei comunisti, ti faccio notare che io ho espresso un giudizio di merito sul quale non ti sei voluto misurare. Irridermi sulla compatibilità a Latorre è strumentale alla logica congressuale. Così, caro Piobbichi, tradisci proprio il tuo obiettivo: discutere del partito sociale.
Insomma è vero o no che l’SP olandese è diventato quello che è diventato dopo un lungo processo di trasformazione, decostruzione ideologica e ricostruzione organizzativa o no? Secondo me si.
Due: la fase sociale e politica nella quale questo processo politico si è esplicato è rinvenibile oggi in italia? secondo me no.
Approfondire adesso il contesto olandese dentro il quale si è sviluppato quel processo, questo sì che sarebbe interessante e ci aiuterebbe nella discussione.
Ecco, caro Piobbichi, rispondimi su questo, e non riformulare, ogni volta, con altre parole il bignami di un partito sociale.
saluti COMUNISTI (tanto per capirci).
mario
Caro Mario
Il tema della mia risposta deriva dal fatto che in Italia sembra essere ritornati all’ultimo congresso del PCI, come se il percorso intrapreso da rifondazione comunista non fosse stato innovativo in questi anni, come se quel percorso non avesse tentato di rispondere da sinsitra in una prospettiva nuova alla sfida che avevamo davanti dopo la caduta del muro, come se lo zapatismo, la critica delle forme del potere, genova e tutto il resto non ci fossero stati. Sembra insomma da quello che scrivi - davvero senza polemiche e correggimi se sbaglio - che noi (PRC della 1) a differenza del pomodoro siamo ancora legati ad una formazione ML anni 70 o giù di lì perchè pensiamo che il comunismo non sia una tendenza, e che i passi e le ricerche che abbiamo fatto non abbiano prodotto nulla.
Penso invece che noi abbiamo fatto un cammino importante, a questo mi riferivo parlando dell’intelligenza dei comunisti di saper stare nei processi e nell’innovazione. Cosa questa che continua come vedi, semplicemente il fatto che guardiamo al pomodoro - e non solo - per ragionare sul partito sociale, ci colloca nel solco di formazioni di sinistra radicali che hanno tentato in questi anni, con alterni successi di posizionarsi a sinistra del PSE cercando di riscoprire marx da sinistra, di liberarlo avremmo detto qualche anno fa.
due brevi considerazioni sulle cose che tu dici;
La prima sul partito sociale come intellettuale collettivo.
Per Gramsci, incollo un passaggio di Finelli scritto recentemente sul tema, che secondo me chiarisce bene il tema, e che spiega perchè l’ho inserito sul discorso sul partito sociale nel post precedente ” il partito è l’intellettuale collettivo in cui coloro che sentono ma non sempre comprendono s’incontrano con coloro che comprendono ma non sempre sentono, in un processo reciproco di educazione nel quale «tutti i membri di un partito politico debbano essere considerati come intellettuali». Anche perché, se il fine ultimo del comunismo è l’unificazione del genere umano, nella strada verso di esso, il fine dei dirigenti di un partito rivoluzionario è, al di là dell’efficacia e dell’organicità del partito, è proprio quello di eliminare ogni distinzione tra dirigenti e diretti.
Sul contesto olandese,
a me pare questo, che per come sia messa l’olanda, socialmente ed economicamente non abbiamo regioni paragonabili se non in qualche modo, ripeto, in qualche modo il Veneto. L’Olanda è ricca è uno dei snodi principali della globalizzazione liberista, vicino a londra, e collegata in linea “diretta” con gli USa, in Olanda si annidano nascoste sacche di povertà, e di disagio psicologico, di solitudine, e contraddizioni.
Sull’SP
L’sP richiede militanza intensa, ha scuole di partito, espelle sezioni con basso livello di militanza, investe nella capacità della comprensione dei propri messaggi al popolo, ha creato patiche di mutualismo, ha ambulatori con medici propri, ha help line sul disagio, rivendica la sua appartenenza di classe, ha praticato maoisticamente l’assedio dalla campagna alla città, ha investito sull’esempio che devono dare al popolo i propri eletti partendo dalla questione degli stipendi.
L’SP ha circa 50 mila iscritti, è all’opposizione per cambiare, nelle prossime elezioni rischia di essere il primo partito della sinistra e di superare i socialdemocratici, i militanti sp si definiscono post ideologici nel senso buono del termine, non perchè vanno dietro al senso comune della vulgata della fine delle ideologie, ma perchè fanno inchiesta, non nascondono marx anzi lo riscoprono, studiano pesantemente in corsi di formazione estivi i classici, rivendicano la loro appartenenza di classe, il partito in qualche modo è uno
strumento per avvicinarsi alla politica. Sono in contrasto - passami il termine - con la sinistra verde metropolitana olandese. Lavorano a campagne, sulla casa, tra i militanti dell’sp l’occupazione delle case è pratica concreta che cerca di fermare la speculaizione immobiliare e la dismissione del patrimonio publbico. Hanno un manuale “nessuna parola senza l’inchiesta”, sono molto attivi sulla questione ambientale.
Mettono al centro la solidarietà e il sostegno diretto alle lotte dei lavoratori, sono interni al sindacato. Il loro slogan è l’uomo tutto intero, tentano di intervnire su tutte le forme del disagio moderno, intervengono anche su immigrazione e sicurezza in termini pragmatici.
ridirigono l’ossessione securitaria riconoscendo il problema, sono contro le ronde private, riconoscono il ruolo dello stato nela repressione, ma dicono al tempo stesso che la prevenzione è meglio. Sull’immigrazione hanno una posizione antighettizzazione, quartieri ricchi devono accogliere quote di immigrati, sono contro i ghetti e per la mediazione, sono per la scuola pubblica in un paese che finanzia le scuole confessionali di ogni confessione, il meccanismo delle scuole confessionali per loro genera ghettizzazione culturale. L’sp riesce a contenere la destra spostando in avanti la questione, posizionano a sinistra l’antieuropeismo e sono stati tra gli artefici sulla vittoria del referendum sul no, riuscendo a mettere la democrazia locale olandese conro l’europa. Hanno un’organizzazione interna classica.
In Italia siamo molto differenti, paese molto più grande, polarizzato e diviso econ. e soc. nord-sud, noi collocati segmento basso produzione, differente crisi della rappresentanza, storia politica, culturale, religiosa e dei soggetti politici non paragonabile. Ci sono alcuni spunti interessanti per costruire il partito sociale nel partito sp altri invece che condivido meno, molto materiale nei termini della rifondazione sociale del nostro partito, poco invece nella relazione fra noi ed i movimenti dovuto come dicevo prima a diversa storia agire politico e sociale e dei soggetti. Molto materiale ad esempio ci viene fornito su come si ricostruisce un sentimento a partire dalle pratiche concrete con il nostro popolo, penso al fatto di affrontate la questione dei bisogni dell’individuo politicamente nella sua interezza, penso ad esempio al disagio della post-modernità come la chiama Bauman, alla solitudine e alla paura, penso alle pratiche di mutualismo e alle campagne.
In questi ultimi elementi, penso che ci siano processi rinvenibili in Italia per poter praticare alcuni di questi percorsi, a partire dal fatto che il nostro welfare sta diventando ampliamente insuffuciente per gestire i bisogni sociali e che il legame sociale stia saltando un pò ovunque, infine l’elemento rinvenibile per eccellenza e che loro venti anni fa erano extraparlamentari come noi lo siamo oggi…
Saluti, Libertari e comunisti.
francesco
La strada da noi intrapresa è quella giusta. I CPF ci hanno dato ragione. E ancora di più ce ne stanno dando i congressi di circolo. La scelta in questo congresso è tra chi vuole fare opposizione al governo delle destre e al capitalismo che lega destre e centro(PD) e questi siamo noi della prima mozione; e poi quelli che insieme a Fava(SD) vogliono fare un nuovo partito del socialismo europeo e di governo che faccia l’alleato fedele e silenzioso del centro(PD) e che si adegui alle pratiche capitaliste anche se in trattativa con industriali, e padroni vari… Questa minoranza del partito è rappresentato da Vendola(leader) e dai suoi seguaci(che aspettano gli ordini del leader). Mi pare una differenza netta e chi vota la II mozione sa benissimo cosa vota. E’ inutile che si leggono chiacchiere come quelle che leggo anche su questa pagina. E’ inutile che giocate ad indorare la vostra pillola: l’archiviazione di Rifondazione come partito comunista non passerà!
Se posso offrire un contributo minimo, in relazione all’idea di ripartire da un “partito sociale”, vorrei far riferimento alla mia esperienza nell’associazionismo non politicizzato, relativa al periodo 2000-2003.
In quegli anni, in diverse iniziative, la nostra associazione ebbe modo di dialogare soprattutto con alcuni rappresentanti locali dei Giovani Comunisti: sul piano del sociale la sinergia fu ottima, ma - sia ben chiaro - essa non fu in grado di spostare un voto che fosse uno.
Anzi: più di una persona avanzava dubbi sul fatto che la presenza dei comunisti alle riunioni fosse un modo surrettizio per politicizzare l’associazione.
Con questo voglio dire che - per come la vedo io (e dialogando in Rete con analoghe realtà associative ho avuto modo di riscontrare che il mio non è un pensiero isolato) - quest’idea del “partito sociale” può essere davvero innovativa se riesce ad uscire dallo schema che vede il partito dialogare coi movimenti per accreditarsi come suo referente istituzionale immediato, sul piano della rappresentanza politica.
Il “partito sociale” funziona innanzi tutto se dialoga coi movimenti e le associazioni per dare - appunto “da pari a pari” - il proprio contributo ad una prassi cooperativa e mutualistica che è autenticamente rivoluzionaria (stante i valori sistemici dominanti; ovvero: competizione ed egoismo).
Se poi accanto a questa prassi si ricomincia a lavorare anche sulla formazione dei militanti - facendo inchiesta e diffondendo i dati e tutti gli strumenti (anche retorici) per smontare punto per punto tutti i pregiudizi e i luoghi comuni dell’egemonia propagandata dalle destre in questi anni, giusto per fare un esempio emblematico - meglio ancora.
«I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo», diceva il buon vecchio Marx. E il mondo non muta certo rilanciando fantomatici “processi costituenti”.
Saluti.