Lettera di Citto Maselli a Vendola
A proposito del Prc, del congresso, degli eccessi polemici.
Caro Nichi, eravamo seduti vicini a Rimini, alla prima conferenza fondativa di quello che sarebbe diventato il partito della rifondazione comunista. Io formalizzai l’iscrizione subito dopo di te e insieme cominciammo un lavoro non semplice né facile.
Prima perché il nuovo partito si chiamasse della rifondazione comunista, poi perché continuasse a essere tale. Io dall’interno della direzione del partito tu dall’interno del settimanale che volemmo si chiamasse Liberazione, ricordi? Tu a quel tempo scrivevi libri bellissimi, direi straordinari. Ne compravo sempre tante copie per distribuirli a quei compagni che non li conoscevano. Discutevamo di tutto e mille volte accadeva che per criticare una posizione di Cossutta o Rizzo - oppure di Serri o Magri, ricordi una riunione a casa sua? - si usassero esagerazioni polemiche, aggettivazioni immaginifiche, semplificazioni facili e schematizzazioni di comodo: come quella che te e Giordano usate quasi giornalmente sui giornali di tutti i tipi tendenze e appartenenze secondo cui i firmatari del documento che ho sottoscritto programmano un partito chiuso, un partito fortilizio, un partito traditore della storia di Rifondazione. O addirittura che avremmo effettuato un “golpe” per aver cambiato la maggioranza nel nostro comitato politico e aver voluto un comitato di gestione rappresentativo di tutti per i due mesi che ci separano dal congresso. Golpe? Odio? Violenza? L’hai visto mai un golpe in un partito dove il rispetto per l’ex segretario dimissionario è tale da conservagli spazi e collaboratori, oltre a un giornale che deliberatamente non abbiamo messo in discussione e che continua il suo lavoro costante e spregiudicato di appoggio al vostro documento?
E non continuo con le citazioni di tutte le banalità tra imbarazzanti e insultanti che ci è toccato leggere in queste settimane non su un blog ma su tutta la stampa nazionale quotidiana e periodica, sparate in pagine intere e moltiplicate nelle televisioni pubbliche e private che come è noto informano e disinformano ogni giorno milioni e milioni di italiani.
Non continuo con questo tipo di racconto perché non voglio usare lo stesso schema d’impatto garantito che hai usato tu nelle ventuno righe con cui inizia la seconda pagina della tua lettera sul partito e sul dolore. Perché dal dolore siamo traversati in tanti ed è anche vero che le semplificazioni violente si usano oggi come si usavano quindici anni fa seppure certo ben lontani, allora, dalla grande stampa d’informazione e di destra. Pensa al target perfetto che noi, difendendo il futuro di un partito dai rischi di un suo “superamento”, rappresentiamo per quelle accuse manco a dirlo di stalinismo che nei cinquant’anni che ci separano da un famoso congresso sovietico vengono rivolte ai comunisti ogni volta che può far comodo. Nota, poi, che per chi è comunista militante dal giugno del quarantaquattro non è che una variante delle tante formule con cui siamo stati classificati dai tempi dell’ Uomo qualunque de Il borghese o di quel Candido che se ne inventava una alla settimana, anche divertentissime.
Ma il punto è qui: nelle polemiche si esagera e in quelle precongressuali non ne parliamo. D’accordo. In particolare bisogna stare attenti a non ferire oltre un limite, a non rischiare di spezzare nessuno. D’accordo. E allora proviamo a discuterne, magari darci delle regole. Partendo da me e, per cominciare, dalla critica forse troppo aspra al tuo documento che ho esposto a un pubblico di compagni giorni fa. Dagli appunti che avevo preso leggendo il documento con la tua firma credo di aver cominciato dalle due cose che mi avevano particolarmente colpito. Quando a pagina 16 si accenna al partito come intellettuale collettivo ma poi si dice che gli intellettuali non devono essere più considerati utili compagni di strada o brillanti interlocutori ma devono diventare «i protagonisti della creazione di un nuovo senso di società» (la sottolineatura è mia). E poi si prosegue indicando che di quel “nuovo senso di società” il partito deve essere prima propulsore, poi “interprete” e infine “seguace”. Su tutta questa concezione e questi termini ho sicuramente espresso un giudizio fortemente negativo ma ricordo di aver aggiunto che era purtroppo difficile non collegarli al finale del documento. Dove si parla dell’impresa alla quale oggi «le nuove comuniste e i nuovi comunisti» sono chiamati come di un lavoro di lunga lena che non ha approdi certi ma che «costituisce un’avventura affascinante che vale la pena di vivere». Fine del tuo documento e istintivo, direi naturale richiamo a Byron nei primi anni dell’Ottocento. E poi allo straordinario “dandismo” di Baudelaire, all’”Eugenio Oneghin” di Puskin che non a caso si rifaceva all’”Aroldo” byroniano. Ma soprattutto - dicevo - bisogna davvero risalire a D’Annunzio per ritrovare l’idea di una qualunque cosa che “vale la pena di vivere” in quanto “avventura affascinante” (la sottolineatura è mia). Non a caso, credo di aver aggiunto, è da Byron forse più che da Chateaubriand che si fa risalire tutto il grande filone “superuomistico” che traversa i due secoli scorsi e che oggi ci porta dritto dritto alla figura del “guru”. E’ una forzatura? Ricordo che me lo domandavo tornando tuttavia a quel termine: “seguace”. Perché l’idea di un partito destinato a diventare seguace delle creazioni concettuali di un gruppo di intellettuali ci porta comunque da quelle parti al limite del mistico. Né, si badi, nel tuo documento si è voluto metaforizzare l’intellettuale in senso gramsciano: dopo averlo citato, infatti, si specifica poi che oggi vanno resi protagonisti e creatori quegli stessi intellettuali che «non sono più» - e dunque ieri erano - gli «utili compagni di strada o i brillanti interlocutori» che tutti conosciamo.
E fin qui avevo svolto una riflessione critica con qualche verve polemica ma credo comunque lontana dalle “livide fantasie” cui accenni nel finale della tua lettera. Se sbaglio parliamone e farò di tutto per correggermi in futuro, ma il dubbio vero che ho riguarda una probabile scorrettezza che ho compiuto dopo. Infatti prima di andare al teatro Colosseo dove presentavamo la nostra mozione, ho cercato la definizione di “guru” sull’enciclopedia universale Garzanti che avevo sottomano. E me la sono scritta su un foglietto che mi sono messo in tasca. Diceva: «maestro spirituale che indica ai discepoli il cammino per giungere alla saggezza suprema».
Ecco, devo ammettere che quando ho cominciato a leggere quelle tredici parole che si ricollegavano chiaramente al termine “seguace” eccetera, mi sono reso conto di avere quasi sicuramente esagerato, di avere giocato sul facile. Come chiunque di noi quando ricorre a certi classici e collaudati effetti emotivi o alla solidarietà potente, cinica e ulcerante della grande stampa.







non ho capito
scusa ma a me questo modo di scrivere fa solo imbestialire
sembra fatto apposta per escludere chi non ha studiato
saluti
riccardo
A parte alcuni riferimenti di stampo letterario e filosofico, mi sembra che il contenuto dell’articolo - lettera del compagno Maselli sia chiarissimo. E sia di alto tenore, scansando ogni demagogia, ogni irascibilità politica e sottolineando bene le diffettazioni che ci sono oggi nel dibattito interno a Rifondazione Comunista.
Marco Sferini
Scusa Riccardo, cosa ti fa imbestialire? mi sembra una onesta e semplice cronaca dello psicodramma che sta vivendo il partito e il richiamo a Byron, a Baudelaire e a D’Annunzio mi pare una leggera spruzzata di lodevole intellettualità. Non serve aver letto vita ed opere di questi filosofi per entrare nel merito di quanto ha scritto Citto Maselli con apprezzabile linguaggio esente dal gergo politicista di tanti interventi che leggiamo su Liberazione. Poi, si può essere d’accordo o no sull’articolo.
Sì, va bene compagni, di alto tenore e spruzzate di lodevole intellettualità, però magari se scendiamo un po’ di più sulla terra e ci applichiamo, tutti, il sempre validisssimo adagio del “parla come magna”, è possibile che ne guadagneremmo tutti…
Comunque, scusate la provocazione, però non è che tutta questa conflittualità di facciata e convergenza di sostanza tra “Ferrero” e “Vendola” finirà a tarallucci e vino, magari in un nuovo arcobaleno light?
Domani vado in fabbrica è grido ai miei compagni operai habbiamo risolto tutti i problemi, casa, salario, diritti, sfruttamento continuo dei nostri muscoli e dei nostri nervi, asili, taase, benzina,ec..
Come? Ma certo ci pensa Nichy, il salvatore, l’uomo della provvidenza, con la sua vreve, il suo Byron, D’annunzio,ecc..
Ma vaffanculo mi risponderanno gia lo so ma noi di rifondazione ci siamo abituati avanti così.
Ritrovare unità è possibile se si mettono da parte le aspirazioni personali ed io che sono pugliese e ho ammirato vendola non capisco questa sua volontà di candidarsi ….
Smettiamola con i congressi a mozioni , spaccano il partito per nulla , sembra di fare la gara “a chi è più comunista” e guardate anche i compagni che abbiamo lasciato per strada di sinistra critica e di ferrando ….
a chi giova che ci siano 3-4 patiti comunisti ? alla destra e al pd chiaramente non ai comunisti.
Il punto fermo è averne uno di partito comunista ma solido e convinto del proprio nome e della propria storia in una prospettiva di aggiornamento per quelle che sono le prospettive futuro di cambiamento .
A vendola rimproverò la fumosità di certe dichiarazioni risolutive nel suo documento , la soluzione non c’è , c’è una mezza opinione supportata da una strabordante , ed in gran parte condivisibile analisi. Ma poi si pensa alla costituente di sinistra aperta a tutto e tutti … che vuol dire ? chi promuove le istanze del partito ? Si rischia di fare uno scivolone in stile pd candidando imprenditori ed operai …
Meglio secondo me capire semplicemente che si possono fare tutte le discussioni che si vogliono ma se manca il banale collegamento tra le federazioni provinciali e le sedi dei circoli locali come si fa ad elaborare una strategia comune , come si fa più semplicemente a nutrire piccoli ma importanti momenti di condivisione tra i compagni e gli aspiranti tali ?
E soprattutto se non si capisce che la linea del partito non può non aprirsi ad un ventaglio di proposte che vadano nella direzione della solidarietà e del mutuo soccorso , della formazione dei giovani e della loro educazione (ma in senso operativo intendo , fatto da noi e non da altri ) come si può sperare che la gente capisca le nostre intenzioni ?
Il fattore territoriale è importante se viene valorizzato , se gli viene dato un peso e se le istanze che promuove possono portare a migliormaneti per la collettività , rifondazione a tal proposito può essere il tramite , il mezzo , non il fine , perchè il partito non è dei dirigenti , il partito è di tutti .
Detto questo credo che secondo me i compagni delusi e non , vogliono ancora un partito comunista e non una figurina sbiadita di esso , Per questo ai dirigenti e potenziali tali dico di non sentirvi dirigenti ma di comprendere che il vostro ruolo è di servire il partito e migliorarlo nel suo radicamento .
Io ci posso fare poco , sono un semplice tesserato ma rendetevi conto di andarci piano con gli scontri e le mozioni , chi ne va di mezzo è prima rifondazione stessa .
Francesco Giannico
Credo che Riccardo43 abbia ragione. Tra le altre, una delle cose che ho sempre apprezzato di Ferrero è il suo modo di parlare “diretto” a tutti. Questo è il modo giusto per fare comunicazione oggi. Non a caso i partiti “vincenti”, su tutti la Lega, si rivolgono all’elettorato con linguaggio forse troppo “semplice”, ma chiarissimo. Con questo non demonizzo assolutamente nessuno, ma facciamo in modo di non lasciare indietro nessuno, specialmente parte della base del partito. Il nostro è il partito del popolo, lunga vita al PRC.
Saluti comunisti.
Certo non vorrei mai un partito quale quello auspicato dai Vendoliani. Ma avete provato mai a scrivere qualcosa sul loro blog? Verrete completamente bannati se non favorevoli a Vendola oppure se fate una opposizione intelligente. Esiste una censura di altri tempi, e meno male che siamo noi i settari, i “chiusi” e stronzate varie. Io vorrei che qualcuno mi spiegasse dove vogliono arrivare. Hanno rifiutato il congresso a tesi e ne hanno preferito uno a mozioni contrapposte, nei territori seminano odio verso i compagni e le compagne che ormai in maggioranza sono schierati con il primo documento(acerbo-Ferrero); rifiutano la nostra proposta di segreteria unitaria; addirittura alcuni di loro, non avendo più argomenti, fanno una campagna “anticomunista” con un articolo contro Diliberto(andate a vedere la faziosità anticomunista del loro sito) che poi mi dovrebbero spiegare cosa c’entra il segretario del PDCI con Ferrero e Mantovani. Sanno che perderanno il congresso: la loro mozione a livello nazionale non raggiungerà il 30% eppure aumentano sempre di più la faziosità aumentando i toni, gli insulti e le insinuazioni. Pensate compagni e compagne, che a Bari da una compagna professoressa universitaria iscritta al partito da tempo alcune compagne, che hanno dato la loro adesione alla mozione Ferrero, sono state minacciate di espulsione dal partito! Ma dove vogliono arrivare con le minacce e con gli insulti???? Sono preoccupato: perchè noi vinceremo ma qualcuno sta avvelendando i pozzi prima di scappare
Mi sembra che in questo articolo il compagno Russo Spena abbia centrato il problema. In gioco non c’è la forma, la necessità di unire sinistra, ma la sostanza, che è metodo e contenuto assieme.
occorre invertire la rotta di un percorso senza accelerazioni di vertice.
Già questo congresso è partito male. Le mozioni sono state decise a Roma, si è rifiutato il congresso per tesi ed emendamenti, molto più in grado di far scaturire realmente le reali sensibilità presenti nella base ancora attiva.
Si sono spartiti già il partito, senza rendersi conto che così facendo hanno ancora una volta precluso un possibile percorso di liberazione degli oppressi, degli operai, delle donne, di chi sopravvive per lavorare, per sbarcare ogni settimana ed ogni mese il salario.
Io prendo 850 euro al mese e lavoro a tempo pieno, con contratto flessibile.
Il comportamento di Lor Singori a Roma è vergognoso quanto il mio misero stipendio!!!
Allora spero che autocritiche come quelle che leggo oggi trovino applicazione nella prassi di questo partito e di tutta la sinistra.
Il male della sinistra, a mio avviso, e, pur essendo un operaio, utilizzo le parole di Melreau Ponty, di un “eretico”, è la NEGAZIONE DELLA DIALETTICA con il soggetto politico di rappresentanza.
In definitiva è il credere e il pretendere di poter interpretare il mondo restandosene chiusi in una stanza… senza bottoni.
In pratica si tratta di mettere in atto una rivoluzione nella prassi dei militanti (come me) come dei dirigenti (come loro).
Un abbraccio
teo
compagni, condivido quanto scritto da Riccardo e non per criticare l’ottima digressione culturale fatta da compagno ma per affermare che nel mio circolo non credo che l’articolo riuscriranno a capirlo. Vivo in una relatà bracciantile e ho molti iscritti pensionati che provengono dalle campagne. Nel merito più spicciolo io credo che dopo quest’articolo e altri articoli letti (su questo stesso sito come sul blog di mantovani) credo che sia una pura follia dichiarere che voi del I documento siete per una gestione unitaria del partito.
E’ sempre più confermata la mia sensazione di una resa dei conti tra gruppi dirigenti.
caro ned ludd’75, la segnalazione che fai del caso di “mobbing” politico all’università di bari mi sembra molto importante. si tratta di un fatto gravissimo! io sono una compagna e una professoressa proprio nell’ateneo di cui parli, e per giunta sottoscrivo la mozione 2. perciò sono indignata al pensiero che una collega e una compagna, addirittura della mia stessa mozione si stia comportando in questo modo. purtroppo, per quanto mi sforzi non riesco proprio a capire di chi possa trattarsi, ma poichè non dubito del fatto che la tua notizia sia vera, verificata oltre ogni ragionevole dubbio, ti prego di offrirmi qualche elemento maggiore di identificazione, perchè io possa mettermi in contatto con questa persona, visto che devo senz’altro conoscerla molto bene, anche se al momento -che strano- non mi viene in mente proprio nessuna!… sai, purtroppo non sono tante le compagne professoresse dell’università di bari iscritte al nostro partito e che si siano schierate sui documenti congressuali. si contano sulle dita di una mano, e perciò io, che sono iscritta da tempo, non posso non conoscerle tutte. ti prego inoltre di chiedere alle compagne che sono state vittime di questa ignominia, di venire a trovarmi, perchè voglio davvero esprimere loro tutto il mio sdegno per la pressione che hanno subito da questa misteriosa professoressa e la mia solidarietà nei loro confronti. ci tengo particolarmente a incontrare le tue sensibili e sicuramente precise informatrici, perchè mi sta molto a cuore la verità, proprio come a te, e la libertà, proprio come a te. se poi le nostre compagne, riflettendoci meglio, ripensassero alla fondatezza delle loro accuse, e se poi tu riportassi sul blog questo eventuale ripensamento… beh, sarebbe sicuramente un gesto di onestà.