di Giovanni Russo Spena
Soffriamo molto, insieme al nostro popolo; ci manca l’aria. E sanguinano le ferite inferte da un dibattito congressuale in cui tanti presunti “innovatori” si trasformano in Pubblici Ministeri contro i presunti “conservatori stalinisti”. Banalità e noia. Mediocri ipocrisie tentano di infangare vite lunghe, “controcorrente”; per quanto mi riguarda sono comunista e non ho nulla altro da dichiarare; ero eretico ed antistalinista nei primi anni ‘70 e morirò eretico; aborro il “fazionalismo” come lo chiamava il grande Fortini; predicammo nonviolenza, disarmo unilaterale, garantismo già negli anni ‘70.
Altri compagni non lo fecero. Erano con Pecchioli. La “doppiezza” di colpire duro per poi spargere coltri di vittimismo rischia di creare bacini di rancori. Era preferibile il congresso a tesi: avrebbe decostruito la militarizzazione delle mozioni.
E’ bene, ora, che tutte e tutti ci sentiamo impegnati ad una gestione unitaria postcongressuale, pur nel massimo elogio dei dubbi, delle diversità, delle ricerche individuali e collettive. Ritessiamo le fila, intricate, della comunità, della connessione. Non siamo in vendita: noi riteniamo molto importante che il “veltronismo” entri in crisi; ma sappia D’Alema che siamo gelosi della nostra autonomia strategica; riteniamo utile la sua iniziativa interna al Pd; ma non siamo affatto una sua proiezione subalterna e, quindi, i nostri gruppi dirigenti ce li scegliamo noi.
Stiamo appena cominciando ad attraversare il deserto (quelle che ci appaiono oasi potrebbero, invece, essere ingannevoli, disperanti miraggi). Dobbiamo scegliere le priorità: ritengo che il nostro compito sia, ora, riorganizzare il nostro intervento sociale, la nostra linea di massa, senza teorizzare una scissione tra derive di “autonomia dal sociale”, da un lato, e “politicismo” dall’altro; penso sia l’unico percorso per ricostruire uno spazio pubblico (la gramsciana “trasformazione molecolare”); il punto di avvio è, allora, la “rifondazione” di Rifondazione Comunista in “partito sociale”, una Rifondazione Comunista indispensabile (anche se non sufficiente) per ricostruire gradualmente la sinistra, senza scorciatoie istituzionaliste, senza cortocircuiti plebiscitari e leaderistici (che, come ha scritto Rodotà qualche giorno fa, sono solo delega e sequestro della democrazia).
Io credo che la vera innovazione sia la democrazia organizzata, in un partito bisessuato che lotti ogni giorno contro il riprodursi del patriarcato; riprendendo, criticamente, il buon cammino della Sinistra Europea, la sua ricerca, il suo paradigma politico ed organizzativo (spazzati via dalla Sinistra Arcobaleno).
«Una sinistra svaporata nell’astrattezza«, come ha scritto Revelli, «nulla può contro una destra sociale, come quella di Tremonti ed Alemanno». La sinistra potrà ripartire solo se saprà “fare società”, ricostruire “il proprio popolo ed il proprio linguaggio” nella materialità dei conflitti, nell’antropologia dei nuovi territori, nelle vere e proprie mutazioni esistenziali delle precarietà, nelle angoscianti solitudini operaie, nei progrom del razzismo, soprattutto istituzionale, che sta sfregiando il nostro Stato di diritto in dispotismo, in satrapia, che sta bruciando i ponti della civiltà euromediterranea.
Il nostro impegno è per un “partito sociale” (anche nei comportamenti, nei costumi degli istituzionali, nei loro stipendi) che viva all’interno di un coordinamento, di un “sistema a rete” che esalti l’orizzontalità, l’intervento sul territorio, il mutualismo, la convivialità, l’antimafia sociale, l’associazionismo, la “confederalità dal basso”. Un nuovo spazio pubblico che è anche un complesso lavorìo (estremamente politico, non meramente movimentista), la rete diffusa del “saper fare sociale”.
I luoghi sono le “case della sinistra”, ovunque e subito. L’unità nasce “dal basso”, dal recupero del senso comune di quella “utilità” sociale e politica che il nostro popolo non ha più a noi riconosciuto, ritenendoci inutili. Le “costituenti” spaccano, invece, su un discrimine ideologico (e, alla fine del tunnel vi è, ovviamente, lo scioglimento di Rifondazione, non la sua maggiore efficacia, come viene inspiegabilmente sostenuto). Le forme dello stare insieme nascono “per fare” e “nel fare”. Ricordiamo il Majakovski che Peppino Impastato amava: “Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada».
29/05/2008







Rifondazione nonsi scioglirà mai,piuttosto dovrà rifondarsi come dice nell’articolo il compagno Russo Spena.
Caro Giovanni, è proprio questo il comune sentire di tante compagni e compagni fuori dalle stanze di partito e dalle palafitte istituzionali. Non credo, non ci voglio credere, che i compagni che non hanno colto il buonsenso della proposta di un congresso a tesi abbiano altri scopi, come alcuni ipotizzano. Ma nel contempo non trovo altre spiegazioni razionali nella loro scelta se non quella, rispettabilissima ma sbagliata, del gestire un’altro percorso politico costituente post-rifondazione cercando di portarci dentro il grosso del partito anche se hanno scritto nella mozione 2 che non intendono sciogliere il partito. I militanti, spesso trattati come miliTONTI, non meritavano questa bagarre dopo la catastrofe elettorale, una sconfitta che incide maledettamente nei luoghi di lavoro, nelle relazioni e nei rapporti di forza, sindacali-professiionali-politici, con le controparti dirigenziali. Forse, sono aspetti della nostra vita quotidiana poco incidenti nelle discussioni dei gruppi dirigenti anche del nostro partito.
Sono un militante di rifondazione molto vicino alle posizioni di vendola ed ora vi spiego il perché: Intanto sono un ragazzo di 32 anni che milita fino dalla nascita di rifondazione e mi è stato detto che le diversità sono delle risorse quando si vuole perché plurali ed aggregative. Poi io sono uno di quelli che a partecipato a tutti gli eventi della campagna elettorale: cene di finanziamento, incontri sui vari programmi, assemblee della sinistra l’arcobaleno. Ed oggi tutti quei discorsi di unità,di ambizioni politiche come la linke in germania,del rischio di essere spazzati via come sinistra in italia ed europa? Si è costruito un legame, fatto di gente comune e non accetto posizioni che ci riportino in dietro di 18 anni. Siamo obbiettivi la democrazia nasce prima di tutto dal rispetto di tutte quelle persone che anno lavorato per un progetto ancora validissimo. Il progetto di aggregazione è già iniziato bisogna prenderne atto! saluti nicola.
Non posso che essere in accordo con quanto scrivi.
Un elettore del PRC
Saluti
Trovo che la questione della rifondazone di Rifondazione in un “partito sociale” sia fra le indicazioni emerse dai vari documenti congressuali la proposta più di sostanza, più di “prospettiva”.alla luce di una proposta così ” operativa ” credo che sarebbe opportuno strutturare una riflessione concreta sui modi e sulle forme necessari allo scopo, non credo infatti che una tale indicazione strategica possa essere poi affidata “sic et simpliciter” a mutevoli od eclettiche interpretazioni soggettive.
Caro enzo, hai ragione, stiamo organizzando un convegno a Roma sul tema. se vuoi puoi contattarmi
piobbico@hotmail.com
Mi sembra che in questo articolo il compagno Russo Spena abbia centrato il problema. In gioco non c’è la forma, la necessità di unire sinistra, ma la sostanza, che è metodo e contenuto assieme.
occorre invertire la rotta di un percorso senza accelerazioni di vertice.
Già questo congresso è partito male. Le mozioni sono state decise a Roma, si è rifiutato il congresso per tesi ed emendamenti, molto più in grado di far scaturire realmente le reali sensibilità presenti nella base ancora attiva.
Si sono spartiti già il partito, senza rendersi conto che così facendo hanno ancora una volta precluso un possibile percorso di liberazione degli oppressi, degli operai, delle donne, di chi sopravvive per lavorare, per sbarcare ogni settimana ed ogni mese il salario.
Io prendo 850 euro al mese e lavoro a tempo pieno, con contratto flessibile.
Il comportamento di Lor Singori a Roma è vergognoso quanto il mio misero stipendio!!!
Allora spero che autocritiche come quelle che leggo oggi trovino applicazione nella prassi di questo partito e di tutta la sinistra.
Il male della sinistra, a mio avviso, e, pur essendo un operaio, utilizzo le parole di Melreau Ponty, di un “eretico”, è la NEGAZIONE DELLA DIALETTICA con il soggetto politico di rappresentanza.
In definitiva è il credere e il pretendere di poter interpretare il mondo restandosene chiusi in una stanza… senza bottoni.
In pratica si tratta di mettere in atto una rivoluzione nella prassi dei militanti (come me) come dei dirigenti (come loro).
Un abbraccio
teo
CONCORDO!!Questo congresso è partito male. Le mozioni sono state decise a Roma e non nelle riunioni aperte A TUTTI I SUPERSTITI nei territori , si è rifiutato sempre a Roma il congresso per tesi.E’ solo una lotta di vertice.