IL PD DI PENATI A MILANO CI ESCLUDE CON ACCUSE RISIBILI. IL MIO PARTITO, IN CALABRIA, VOTA IL BILANCIO DELLA GIUNTA LOIERO. PERCHE’? MI PAIONO, ENTRAMBE, SCELTE INCREDIBILI. E RISPETTO ALLE QUALI CHIEDO SPIEGAZIONI.

di Paolo Ferrero

Accadono cose strane, o quantomeno curiose, all’interno della sinistra italiana e anche all’interno del mio partito, Rifopndazione comunista. Da un lato, il presidente della giunta provinciale di Milano, Filippo Penati, noto dalemiano oltre che uno dei volti peggiori della linea “legge&ordine” che oggi va di gran moda, dentro quel partito, dichiara pubblicamente che non si alleerà mai più, alle elezioni, con partiti che abbiano nel simbolo “la falce e il martello”, dichiarando di fatto aperta la crisi della sua stessa giunta, che il nostro partito appoggia lealmente da diversi anni, nonostante non ne abbiamo condiviso diverse e pesanti scelte, a partire proprio da quelle prese da Penati sul tema della sicurezza e dei rom. Dall’altro, apprendo che il comitato regionale della Calabria del mio partito ha ritenuto, con una decisione presa a maggioranza e a dir poco incredibile, di votare il bliancio della giunta guidata da Agazio Loiero, giunta dalla quale siamo usciti da diversi mesi, dato che non garantiva più, in alcun modo, un profilo trasparente e democratico nelle sue scelte e nei suoi atti quotidiani, sia di ordinaria amministrazione che politici. C’è un problema, qui, e non di poco conto: il bilancio è l’atto più importante e politico, di una giunta, quello che ne delinea storia, fisionomia e futuro. Perché si prende una decisione di questo genere? Con quali motivazioni? Che significato ha? A quali logiche, politiche o di corrente, risponde? Gradirei molto, da parte dei responsabili del mio partito in Calabria, sia regionali che di federazione, delle risposte. Chiare, semplici, immediate.

8 Responses to “IL PD DI PENATI A MILANO CI ESCLUDE CON ACCUSE RISIBILI. IL MIO PARTITO, IN CALABRIA, VOTA IL BILANCIO DELLA GIUNTA LOIERO. PERCHE’? MI PAIONO, ENTRAMBE, SCELTE INCREDIBILI. E RISPETTO ALLE QUALI CHIEDO SPIEGAZIONI.”


  1. 1 Pino Scarpelli

    PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
    FEDERAZIONE REGIONALE DELLA CALABRIA

    Ringrazio il compagno Ferrero per la sua attenzione per i fatti regionali ma sa bene, seguendo egli come altri dirigenti nazionali le vicende del Partito, che nessuna “cosa curiosa” nè tantomeno “strana” avviene in Calabria.
    Il compagno Ferrero sa bene come la rinnovata progettualità e pratica del Partito della Rifondazione Comunista calabrese sia stata chiara e lineare, ridando al nostro Partito quell’autonomia, quell’alterità e quell’autorevolezza che in tanti ci richiedevano ed oggi ci riconoscono.
    La decisione di votare il bilancio di previsione 2008 della Regione Calabria (assunta con la maggioranza degli organismi deputati) è stata ampiamente discussa e motivata non solo nel Partito ma anche all’esterno, ed è stata determinata dai provvedimenti a favore del superamento del precariato e delle categorie sociali più deboli. Provvedimenti frutto delle battaglie e della sfida politica lanciata dal nostro Partito.
    Ci auguriamo che lo stesso possa avvenire nei prossimi giorni, quando si inizierà a discutere del Piano Sanitario Regionale. Sul tema, abbiamo presentato un nostro Piano Sanitario alternativo, che parte dai bisogni dei cittadini e dalle proposte dei movimenti e degli operatori. Progetto che consideriamo un fiore all’occhiello della nostra analisi politica regionale.
    Non voglio cedere alla facile polemica chiedendo al compagno Ferrero a che titolo formuli le sue riflessioni, ma non vorrei che le sue considerazioni venissero strumentalizzate per finalità congressuali.

    Pino Scarpelli (segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)

  2. 2 Riccardo

    Ferrero, proprio nel giorno in cui si dice, rispondendo alla lettera di Nichi Vendola, pronto ad abbassare i toni e parla addirittura di “disarmo unilaterale”, si scatena contro il Prc calabrese. Attacca (con un comunicato stampa!) la decisione del regionale di votare a favore del bilancio regionale lanciando oscure allusioni a non meglio definite manovre. Termina l’atto d’accusa chiedendo, non si capisce bene a che titolo, a gran voce giustificazioni “chiare, semplici, immediate” su un gesto definito “a dir poco incredibile”.

    Al solito, come siamo già abituati in questo inizio di congresso, alle belle parole non corrispondono comportamenti adeguati.

    In Calabria il voto favorevole al bilancio è maturato dopo l’accoglimento da parte della Giunta di alcune richieste del Prc, in particolar modo norme di contrasto alla precarietà.

  3. 3 franco domenichelli

    non capisco quale sia il problema, se una divergenza viene palesata tramite un comunicato stampa. Se il ricorso ai media è utilizzabile per proporre candidature alla segreteria del partito, perché non rendere pubblico un problema politico? Il bilancio, neglie enti locali, definisce maggioranze e minoranze. Le “norme contro la precarietà” sono sufficienti a tornare in maggioranza?

  4. 4 Francesco

    Caro Riccardo,
    probabilmente molti compagni e compagne di base e dirigenti del Prc-Se calabrese non capiscono cosa significhi “l’accoglimento da parte della Giunta di alcune richieste del Prc” di cui tu parli.
    Considerato che tu ne parli come dati importanti, che evidentemente ben conosci direttamente, ti chiederei di spiegarcele nel dettaglio, precisando se in queste richieste era compreso anche l’aumento netto di 1400,oo euro al mese di indennità riconosciuto ai capigruppo e votato all’unanimità.
    Ti informo che oggi, sul giornale più diffuso della nostra regione, “il Quotidiano della Calabria” (pag.13 - Il Borsino, disponibile dopo le 18 su internet http://www.ilquotidianodellacalabria.it), a proposito delle richiesta di chiarimenti del compagno Ferrero, si risponde così: “Ferrero, dobbiamo essere noi a spiegarti che i rifondaroli calabresi tengono si gli ideali, ma tengono pure famiglia?”.
    Visto che ci sei, potresti scrivere anche al direttore di quel giornale per spiegargli che ha torto?

  5. 5 gemma.derosa

    caro Riccardo
    l’ultima che hai detto è terribile, il contrasto forse è quello per la precarietà di compagni e compagne entrati in modo clientelare nelle strutture regionali e diventati addirittura dirigenti?

  6. 6 Giona

    In calabria succedono spesso cose strane(succede anche di peggio purtroppo)ma questa del bilancio regionale è al tempo stesso ridicola e pericolosa.ridicola perché non s’è mai visto che l’opposizione a un governo si faccia votando il bilancio(pensate a Berlusconi e a quante volte ci ha votato per fare opposizione…);pericolosa perché rovescia l’idea che ci eravamo fatti di rifondazione comunistra in quest’ultimo anno e ci fa capire che non ci si può fidare di nessuno in politica.Rifondazione aveva abbandonato la giunta regionale per la questione morale e in particolare per rifiutare i comportamenti affaristici dei politici calabresi .mi sembra che non sia cambiato nulla rispetto a prima ,se non che è stato mandato via l’assessore all’ambiente; non c’è motivo di pensare che fosse lui la causa dell’uscita , visto che verdi e rifondazione stavano insieme nella sinistra arcobaleno .e non c’è nemmeno motivo di pensare che il nuovo bilancio sia davvero così rivoluzionario.per esempio leggo sui giornali che non diminuisce la tassazione regionale e vengono aumentate le spese per la sanità privata…però in compenso la giunta non cade ,non si fa la crisi ,non finisce prima del previsto la legislatura e forse qualcuno diventerà anche assessore…magari all’ambiente.Oggi sul “Quotidiano” della Calabria c’era una battuta molto istruttiva che diceva più o meno così:”caro Ferrero te lo dobbiamo dire noi che in calabria i rifondaroli tengono ideali ma tengono anche famiglia?”Aggiungo io :a volte anche tanti amici e amiche da “sistemare”

  7. 7 Rossella Morrone

    Lettera aperta di Rossella Morrone a*compagn* del PRC calabrese su

    IL BILANCIO REGIONALE E IL PRC IN CALABRIA

    Cari compagni e care compagne,
    sabato 24 maggio il cpr calabrese di Rifondazione comunista ha deciso a maggioranza di votare il bilancio 2008 della Regione calabria. Ero presente alla riunione e ho senza esitazioni argomentato contro, ma credo che sia doveroso fornire informazioni e chiedere a tutto il partito una riflessione sull’accaduto, sia perché Rifondazione comunista è uscita l’anno scorso dalla Giunta e qualche mese fa si è collocata, per decisione unanime, all’opposizione, sia anche per il fatto che la nuova posizione viene assunta all’inizio della fase congressuale del PRC, rendendo così inevitabile il riferimento ai documenti .
    Il Quotidiano della Calabria, lunedì 26 maggio, titola “Il PRC apre a Loiero e vota il bilancio.Contraria la mozione Ferrero” ed informa, all’interno, che la scelta di un’apertura di credito nei confronti del governo Loiero “ha raccolto il consenso soltanto dell’area che al prossimo congresso appoggerà la corsa a segretario nazionale di Niki Vendola” mentre “la mozione a favore dell’ex ministro Paolo Ferrero ha votato contro e anzi ha giudicato negativamente la determinazione dei compagni”.
    Tecnicamente non mi è possibile giudicare se questo bilancio apporti alla Calabria alcuni duraturi benefici o solo palliativi o placebo o promesse irrealizzabili o parte e parte, perché non mi è dato vederlo e studiarne l’impianto, entrate comprese, le prospettive, le pieghe e/o le buche. A quel che sembra gli interventi a pioggia, non misurabili negli obbiettivi, sono la regola; sono iscritte a bilancio alcune spese utili, sotto forma di“provvidenze “, ma in generale non v’è chiarezza delle linee di sviluppo del territorio e delle prospettive a medio e lungo termine dei fondi POR
    Politicamente non trovo ragioni che aiutino a spiegare il repentino ritorno di fiamma tra noi ed il governo regionale .Fino al quattordici aprile infatti ( pur trovandoci nella strana condizione di oppositori-alleati di Verdi e Pdci che, al tempo stesso, stavano con noi nella Sinistra Arcobaleno e con Loiero in giunta ) i nostri strali, di base e anche di vertice, contro il ‘cattivo’ PD erano quotidiani e spaziavano dalla questione morale alle politiche neoliberiste e familiste di questo governo della regione. Poi, come una fulminazione, nel giorno stesso di quel CPN in cui il nostro partito si è ritrovato dolorosamente a fare i conti con la sua sconfitta e con l’estromissione dal Parlamento nazionale, giunge l’informazione (sui quotidiani locali) che Loiero, in Calabria, sta offrendo al PRC di ritornare in giunta. La risposta data allora dal segretario regionale, cortesemente interlocutoria, si è evidentemente trasformata, in questo mese, in una vera ipotesi di lavoro, concretizzandosi sabato 24 maggio, nella ‘manovra astuta’ dei nostri consiglieri regionali e di una parte del cpr: si resta fuori dalla maggioranza, ma Nino De Gaetano e Damiano Guagliardi voteranno il bilancio 2008, perché risponde -dicono- alla visione del partito su punti qualificanti come il piano di contrasto alla povertà e la stabilizzazione dei precari.
    Molti interventi chiariscono, nel corso della riunione, che votare il bilancio e rimanere all’opposizione significa proporre una contraddizione in termini e negare credibilità all’azione del partito; ed in molt* chiediamo a tutt* di riflettere sul fatto che votare il bilancio comporta di per sé l’adesione politica e culturale, oltre che tecnica, allo stesso sistema di potere , vigente nella regione, dal quale abbiamo preso le distanze con limpidezza e consapevolezza nei mesi scorsi. Sono raccomandazioni inutili perché, al momento del voto, il numero legale è risicato ma l’odg, difeso a spada tratta dai consiglieri regionali, viene approvato.
    Nell’occasione non sfugge a nessuno, cronisti compresi, che Guagliardi e De Gaetano aderiscono entrambi alla ”mozione Vendola”, come anche il segretario regionale e quella parte di segreteria e di cpr che si esprime a favore dell’appoggio al bilancio. E così il giorno dopo, quando la Repubblica scrive “D’Alema sdogana Vendola “, i calabresi, anche quelli distratti, percepiscono un’interdipendenza tra gli eventi e pensano che il PRC di Calabria, con la sua decisione sul bilancio, non stia facendo altro che dare ossigeno al governatore e al suo PD, con i migliori auspici dei rispettivi vertici.
    La stampa locale correttamente informa che contro l’odg si è pronunciata una parte del cpr ( la ‘mozione Ferrero’per l’appunto ), ma il danno è fatto.
    Nel corso di una giornata, infatti, il partito della Rifondazione comunistra, dopo una breve felice parentesi di unità e autonomia, ritorna ad apparire,nell’immaginario collettivo, incoerente e diviso, e subalterno ai luoghi ed ai richiami del ceto politico e ai legami di potere.
    Ieri Loiero ha licenziato l’assessore all’ambiente e oggi tutti i giornali fanno il toto-assessori coinvolgendo anche Rifondazione comunista. Il segretario regionale non smentisce le voci né si pone problemi rispetto alla spaccatura del cpr e della segreteria regionale unitaria :in una fase così delicata per il partito e in presenza di una contrapposizione netta tra compagn* sul tema del governo regionale, avremmo tratto grande giovamento da un suo gesto di equidistanza, se non di mediazione, al fine di separare e distinguere il tema del voto al bilancio da quello delle posizioni liberamente assunte da* compagn* rispetto ai documenti congressuali. Ma così non è stato. Anzi, rispondendo a Paolo Ferrero, che ha valutato negativamente la situazione ‘incredibile’ creatasi in Calabria, il compagno Scarpelli non solo difende entusiasticamente la scelta dei “ vendoliani” nel cpr e i modi della ripresa del dialogo con il governo Loiero, ma aggiunge anche il “consiglio” ( a Ferrero e anche a tutti noi, ritengo) di evitare strumentalizzazioni congressuali della vicenda.
    Non so ancora dire se qui in Calabria gli eventi del governo regionale e del nostro partito si intreccino per caso, in questi giorni, e/o se un processo ”a mano invisibile”, come spesso accade in natura, ci abbia condott* in un punto dolente, in un inestricabile groviglio di fatalità e responsabilità dal quale occorre uscire, a questo punto, con ragionevolezza ma senza ambiguità.
    Quel che mi pare certo è il fatto che ci ritroviamo in presenza di almeno due tendenze distinte e separate, due posizioni opposte sulle modalità della relazione che il partito della rifondazione comunista intende mantenere, o intraprendere, con le altre forze della sinistra (movimenti compresi) e col PD in Calabria. Da un lato c’è il “partito degli assessori”, interprete, ovviamente, della necessità di una risposta di tipo governista alle disgrazie del dopo-elezioni e disposto pertanto a fare accordi con chi conviene, anche con un governo lasciato e sconfessato da pochi mesi. Dall’altro c’è chi vive la consapevolezza che il disastro elettorale della sinistra è politico e culturale insieme e crede che il nostro partito, in Calabria, debba primariamente costruire un tessuto di verità, all’nterno e all’intorno, al fine di aiutare questa terra a trovare le strade del futuro, senza subire i condizionamenti di una politica condizionata, a sua volta, da una pesante storia di giochi e speculazioni affaristiche, per non parlare d’altro.
    Di tutto ciò la fase congressuale calabrese non può fare a meno di tener conto e per questo vi invito a discuterne insieme, in tutte le occasioni che ci saranno: ne va del futuro del PRC, che nessun* tra noi vorrà vedere nel ruolo di “ancilla”, o di stampella come si usa dire, di politiche legate all’egoismo tipico delle culture familistiche e del “ liberismo clientelare “ del sud d’Italia. E ne va della nostra terra.
    La Calabria ha bisogno di chiarezza e di fiducia per sopravvivere ai guasti feroci prodotti da una storia di dominio: se anche il PRC non trova di meglio che accrescere la confusione ù, approvando il bilancio (ossia l’atto politico per eccellenza ) dell’amministrazione regionale, con l’adesione di una sola parte del cpr e in barba al documento che decretava all’unanimità l’uscita dal governo di Loiero, allora per davvero sfumano le speranze di cambiamento .
    Tanto più se si pensa e si ricorda che l’abbandono della maggioranza non fu causato solo da episodi di contingente disapprovazione, ma avvenne come risposta politica e obbligata al riconoscimento dell’assenza di garanzie sulla qualità e la trasparenza dell’azione politica.

    Rossella Morrone .Fed.Cosenza
    Componente Comitato politico nazionale

  8. 8 Paolo Ferrero

    Care compagne e cari compagni,

    leggo che al mio intervento sul bilancio regionale della Calabria si attribuisce un tono “arrogante e superbo”. Ne sono francamente dispiaciuto, cercando costantemente di rapportarmi alle scelte di qualsiasi istanza del partito, in maniera franca e diretta, ma sempre rispettandone percorsi e ruoli. Se qualcosa, dunque, nel tono del mio intervento ha dato adito a questa impressione, me ne scuso. Resta tuttavia intatto il punto politico. A me pare evidente che scegliere di approvare un bilancio mentre si è collocati all’opposizione non può significare il semplice apprezzamento per alcune scelte compiute, che poteva essere espresso in altri modi. Il bilancio è il principale atto politico di una giunta e la sua approvazione ha anch’essa un preciso significato politico. Se sarà il preludio di un reingresso nella giunta Loiero me lo direte voi, ma certo il voto del bilancio stando all’opposizione tutto è salvo che un fatto che non comporta un giudizio complessivo sull’operato del governo regionale. Questo francamente mi inquieta. Non perché siamo dentro il percorso congressuale ed ogni questione è buona per la polemica. Ma per un giudizio che mi sono fatto, anche sulla base delle vostre valutazioni, su quell’esperienza di governo. Un giudizio che non è stato dato da oggi, giacchè, come possono ricordare i compagni che dirigono Rifondazione in Calabria, in tempi non sospetti, quando organizzammo il convegno sullo stato sociale qualche mese fa, chiesi esplicitamente che in quella sede vi fosse un dibattito aperto alla società, ai sindacati, ai movimenti, ma non di interlocuzione, come taluni chiedevano, fra l’allora ministro di Rifondazione e la giunta della Calabria. Per questi stessi motivi ho apprezzato il percorso che in mesi di discussione del gruppo dirigente calabrese e nel rapporto tra questo e il gruppo dirigente nazionale, ha condotto prima all’uscita dalla giunta e poi all’uscita dalla maggioranza. Da quella maggioranza, sottolineo. Quel percorso era giunto ad un giudizio complessivo molto netto sulla vicenda del governo regionale della Calabria. Un giudizio in cui si intrecciavano punti specifici, ma anche una valutazione generale sull’assenza di trasparenza, sui condizionamenti di interessi e poteri, tali da configurarne una sostanziale inemendabilità. E’ per questo che mi pare contraddittoria la scelta di oggi. Abbiamo discusso per mesi del fatto che fosse necessario uscire dalla giunta calabrese e poi dalla maggioranza e adesso votate il bilancio? Cari compagni e compagne non capisco e quel che capisco non mi piace. Se si pensa che alle difficoltà estreme della fase politica nazionale, alla cancellazione dal parlamento, si possa pensare di rispondere “mettendosi al riparo” con la presenza nei governi del territorio, io credo che non si vada da nessuna parte. Non propongo la ricetta opposta: uscire da tutte le giunte. Propongo una valutazione seria di come si sta nei governi dei territori e penso che in Calabria non si debba favorire la stabilizzazione e la riconferma del quadro politico dato, ma piuttosto la discontinuità e la trasformazione, ripartendo dai bisogni e dalle mobilitazioni, dalle contraddizioni della società. Proprio come voi ci avevate spiegato nei mesi scorsi e come il segretario regionale, Scarpelli, mi ha ribadito ancora una ventina di gironi fa. E c’è un ultima cosa che mi inquieta sul livello generale. Nel comunicato che ho fatto qualche giorno fa non a caso si citava la vicenda della provincia di Milano dove il presidente Penati, ha dichiarato pubblicamente che non si alleerà mai più, alle elezioni, con partiti che abbiano nel simbolo “la falce e il martello”; Penati poi ha fatto parzialmente retromarcia ma questo non muta la sostanza: In molti dall’esterno stanno intervenendo, in alcuni casi assai pesantemente, nella nostra discussione come se Rifondazione Comunista fosse un terreno di caccia. In molti ci vorrebbero diversi da come siamo, disponibili ad essere null’altro che una sorte di stampella, di corrente di sinistra di un Partito Democratico in crisi di strategia. Sarebbe la fine della nostra esperienza e della nostra autonomia faticosamente ridefinita a partire dal 1998. Mi auguro che di tutto questo sia possibile discutere limpidamente e serenamente perchè diciassette anni di storia politica non sono passati invano.
    Paolo Ferrero

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