di Paolo Ferrero
Caro Nichi, sono d’accordo che occorre ridurre il grado di conflittualità interna. Sia per il rispetto delle persone sia perché questo partito, questa comunità di uomini e di donne, deve essere preservata. Il congresso deve servire a definire la linea politica, non a smontare il partito.
Propongo quindi a tutti di abbassare i toni e per quanto mi riguarda lo farò unilateralmente.
La scelta di abbassare i toni della polemica per essere efficace deve essere in primo luogo una scelta di verità e per questo colgo l’occasione per segnalarti quattro cose.
Io mi sono sentito dare del golpista, del doroteo, di avere pratiche che puzzano di stalinismo, di cercare il capro espiatorio della sconfitta. Una fila di contumelie che si è unita alla sistematica distorsione della posizione politica che sostengo, dove la ricostruzione della sinistra e della sua unità a partire dal sociale e dall’opposizione al governo Berlusconi, viene etichettata come la riproposizione di “logiche puramente minoritarie”. Disarmo unilaterale significa quindi togliere di mezzo ogni vittimismo, perché come diceva quel signore mediorientale 2000 anni fa: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
In secondo luogo io credo che per riportare sui binari giusti il dibattito congressuale è bene ristabilire la verità sui motivi della divisione del gruppo dirigente. Noi non ci siamo divisi sulle responsabilità della sconfitta elettorale. Come ho avuto modo di dire al Comitato Politico Nazionale e in ogni sede pubblica dove mi sia capitato di parlare o di scrivere, io sono responsabile della sconfitta come tutto il gruppo dirigente di maggioranza. Questa storia della ricerca del capro espiatorio è una balla priva di fondamento e forse sarebbe bene smettere di raccontarla per svelenire il clima.
Noi ci siamo divisi perché in campagna elettorale Fausto ha autorevolmente proposto di superare rifondazione per costruire un soggetto unico della sinistra in cui il comunismo fosse una tendenza culturale. Ci siamo divisi perché nelle ultime settimane di campagna elettorale una parte del gruppo dirigente che ha firmato la tua mozione, senza averne mai parlato in nessun organismo dirigente, raccoglieva firme all’esterno di Rifondazione Comunista su un appello per lanciare la costituente della sinistra. Ci siamo divisi perché ancora dopo la batosta elettorale il segretario ha proposto di accellerare il processo che “porti alla nascita del nuovo soggetto politico della sinistra”, “con chi ci stà”.
Non quindi sulla assurda ricerca di un capro espiatorio di una sconfitta che è collettiva e politica ci siamo divisi, ma sull’opportunità o meno di superare Rifondazione Comunista in una Costituente per una nuova forza politica. Un buon modo per svelenire il dibattito è quello di ripartire dai fatti per come sono avvenuti e dire con chiarezza cosa si intende fare. Per questo nel primo documento abbiamo scritto che rifondazione comunista ci deve essere per l’oggi e per il domani. Perché i compagnie e le compagne nel congresso devono potere scegliere una linea politica chiara, non dare una delega in bianco ad un gruppo dirigente.
Da ultimo due proposte. Io ed altri compagni e compagne abbiamo chiesto in tutte le salse di fare il congresso su un unico documento a tesi in modo da dare un segnale unitario. Tu e altri compagni e compagne avete rifiutato. Dopo di che abbiamo proposto di scrivere nei documenti - e lo abbiamo scritto a chiare lettere nel nostro - che ci si impegnava dopo il congresso ad una gestione unitaria. Ritengo vitale per il partito una gestione unitaria perché il congresso decide la linea politica ma deve anche ricostituire la comunita dei compagni e delle compagne: tutti devono partecipare alla gestione del partito. Al Congresso di Venezia, con la logica che “chi vince prende tutto”, abbiamo sbagliato, perché il partito è di tutti e non della maggioranza del gruppo dirigente che ha vinto il congresso. Dobbiamo evitare che il sacrosanto percorso democratico congressuale si trasformi in un meccanismo di esclusione perpetuo di una parte dei compagni e delle compagne. La mozione di cui sei il primo firmatario non propone la gestione unitaria; perché non la proponi ora? sarebbe un segnale importante della volontà di preservare e rilanciare questa comunità politica.
In secondo luogo, per evitare che il congresso si avviti su se stesso, occorre ridislocare da subito il partito nella società, a fare politica. Per questo ho proposto al Comitato Politico Nazionale un ordine del giorno che lanciava la proposta di costruire il coordinamento di tutte le forze di sinistra - partiti, associazioni, comitati, ecc - per costruire immediatamente l’opposizione al governo Berlusconi. Perché non ci impegnamo tutti in questa costruzione, sul lavoro, sul nucleare, sulle grandi opere, sulla sicurezza, in modo che i giornali non abbiano solo da scrivere sui retroscena delle nostre beghe interne ma sul fatto che in Italia rinasce l’opposizione?







Di fronte a quanto sta succedendo nella società, di fronte a quanto è successo alle elezioni, compagno Ferrero ma pensi davvero che sia sufficientemente adeguato un coordinamento e l’unità dellopposizione (che non rifiuto assolutameente,anzi,costruiamolo pure subito)? Ma non credi che dobbiamo avere ambizioni ben più grandi? Non credi che la crisi sia così grave da richiedere non aggiustamenti ma molto molto di più? Non ritieni che sia fondamentale per evitare lo scioglimento di fatto di rifondazione una linea che fermo restando il no allo scioglimento sviluppi una politica che nello stesso tempo salvi rifondazione e ricostruisca la sinistra? Non credi che sia urgente e necessario aprirsi al territorio e trovare forme originali di analisi e decisione, che coinvolga i soggetti che anche tu citi ma soprattutto il popolo della sinistra, quello che ci ha votato e quello che non ci ha votato e tutti coloro che ci stanno, che dobbiamo ascoltarlo con attenzione? E non pensi che questo si può fare solamente se ci attrezziamo costruendo le caae della sinistra stabilendo momenti di decisione in cui tutti i partecipanti siano considerati con pari dignità cioè una testa un voto e da li si riparta con una nuova e originale connessione con il nostro popolo, piuttosto che cadere negli errori verticisti e politicisti che abbiamo fatto con la Sinistra l’arcobaleno e da prima dentro ilnostro partito? Non credi che i due tempi, prima rinforziamo il ostro fortino poi pensiamo alla sinistra sia una logica che porta probabilmente a non salvare nessuno perchè il futuro di rifondazione e della sinistra sono strettamente interdipendenti almeno che non si voglia fare pura testimonianza?
saluti
Forse non so leggere tra le righe ma non vedo nel documento della mozione 2 grosse differenze dalla 1. Le dichiarazioni di Giordano o di altri sul superamento del partito non sono presenti nel loro documento.
Certo vedo dei toni più accentuati sulla questine dell’unità con chi ci sta, ma il problema principale cioè ricostruire un programma “anticapitalista” alternativo all’attuale sistema di potere con tutta la sinistra fuori dal Pd mi sembra presente in tutte le tesi. Ribocchiamoci le maniche e riprendiamo subito l’iniziativa, i danni delle elezioni si aggiungeranno a quelli di un dibattito incompreso dai più. Non possiamo continuare a rispondere in ordine sparso alle scelte nefaste del governo della confindustria e lasciare al Pd la flebile opposizione che esercita. Facciamo sto congresso senza sfracellarci a vicenda.
saluti Giancarlo Asti
Caro Giancarlo,
appoggio con convinzione la tua frase conclusiva “Facciamo sto congresso senza sfracellarci a vicenda”.
Aggiungo che per comprendere ciò che avverrà a sinistra o nel centro sinistra bisogna andare oltre i contenuti delle singole mozioni congressuali.
Provo a cogliere 3 segnali:
1) Il vicepreseidente della regione Lazio (Pd) ha dichiarato recentemente che alle prossime regionali si costruirà una coalizione ampia, allargata all’Udc e alla Rosa bianca.
2) Il presidente della provincia di Milano (Pd) ha recentemente dichiarato che alle prossime elezioni rifiuterà alleanze con i partiti che abbiano “ancora” la falce e martello nel simbolo.
3) E’ di oggi la notizia che il presidente del I municipio di Roma (Pd) inserisce nella giunta di centro sinistra un esponente dell’Udc.
Ora, è noto che l’Udc per quanto ben disposto nei confronti del Pd non lo è per niente nei confronti dei comunisti. L’unica possibilità di giungere a un accordo ampio nel centro sinistra è che Rifondazione rinunci al proprio sostantivo comunista. Questo lo sa bene anche D’Alema e ancora meglio Veltroni. Il sostegno di questi ultimi a Vendola è quanto meno sospetto, anche se a me appare del tutto chiaro il motivo. E qui si ritorna alla costituente di sinistra menzionata nel documento 2.
Ritengo che tra le righe vi sia un filo logico.
Ciao.
Giancarlo, la prospettiva di superamento del PRC è auspicata, eccome, dal documento 2. Cito i passaggi rilevanti:
pag. 3: «[Il congresso] quindi vuole e deve coinvolgere tutte le iscritte, iscritti, militanti, ai quali è riconsegnato il diritto/dovere alla parola e alle scelte, ma è anche a disposizione di tutta la sinistra, e di tutti coloro che condividono il nostro assillo principale: la sua ricostruzione. La sua rinascita, attraverso un processo costituente di natura radicalmente nuova, che coinvolga il popolo della sinistra e lo renda protagonista dei suoi destini.»
pag. 18: «Un tale processo di ricerca e innovativo delle forme di organizzazione può rappresentare un significativo contributo del Prc all’apertura di un reale processo costituente a sinistra.»
pag. 29: «Non ci sono marchingegni che tengano: una forma di federazione è già stata sperimentata, proprio nella coalizione che ha prodotto le liste della “Sinistra, l’arcobaleno” e il fallimento si è rivelato inequivocabile. E anche se praticato diversamente, un modello federativo non supera il suo limite di fondo, perché non scioglie la questione della decisione politica e della sua rideterminazione in una pratica che non la mantenga più, per quanto nascostamente, sotto l’assoluta sovranità dei gruppi dirigenti di singoli soggetti partitici. […] Un nuovo soggetto politico, che sia unitario sul piano politico e plurale su quello delle culture e delle esperienze che lo compongono, una nuova sinistra cioè, non può nascere all’interno di forme vecchie.»
pag. 30: «Ciò che dunque è necessario, anzi decisivo per un avvenire del nostro patrimonio politico e per quello di un campo alternativo della sinistra in Italia, è l’avvio di un vero e proprio processo costituente. Che non ha e non può avere oggi esiti precostituiti, ma che si realizzi intorno ad un obiettivo limpido: costruire una nuova soggettività della sinistra, nella politica, nella società e nella cultura di questo Paese»
Collegando questi paragrafi, gli obiettivi sono chiari: se il PRC vuole dare il proprio contributo, a partire dal congresso, per “costituire una nuova soggettività politica della sinistra”, che non sia una “federazione di singoli soggetti partitici” e sia “unitaria sul piano politico”, significa che il PRC si dovrà sciogliere (o “superare”, che è lo stesso) in un nuovo partito genericamente di sinistra, in cui il comunismo sopravviverà (forse) nella “pluralità di culture”. Magari il frutto di questo processo non si chiamerà “partito”, ma la sostanza sarà quella. E questo, a pag. 31, è definito un “esito positivo” della costituente.
Vabbè io dico ai vendoliani di calmarsi poichè è inutile strillare e fare le vittime su questo o sul vostro sito. La verità è che i militanti compagni si stanno schierando con la mozione di maggioranza(Acerbo Ferrero) con percentuali inaspettatamente bulgare. Questo qualcosa vorrà dire a meno che i Vendoliani non ci convincano che il partito è fatto di scemi e che loro sono gli unici che hanno capito tutto dei comunisti e della sinistra. A questo punto io davvero consiglio a Vendola di ritirarsi e di fare il presidente della Regione a tempo pieno perchè la piega che il congresso sta prendendo, vale a dire che la sua candidatura rischia davvero di essere solo regionale, rischia di bruciare la sua figura politica che invece va protetta e salvaguardata poichè Niki è una risorsa. Allora io faccio un appello accorato a tutti i compagni e le compagne che conoscono Niki o che possano in qualche modo contattarlo: convincetelo a ritirati finchè è in tempo perchè noi lo vogliamo forte come adesso in una segreteria unitaria che faremo dopo aver vinto nettamente il congresso
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE REGIONALE DELLA CALABRIA
Ringrazio il compagno Ferrero per la sua attenzione per i fatti regionali ma sa bene, seguendo egli come altri dirigenti nazionali le vicende del Partito, che nessuna “cosa curiosa” nè tantomeno “strana” avviene in Calabria.
Il compagno Ferrero sa bene come la rinnovata progettualità e pratica del Partito della Rifondazione Comunista calabrese sia stata chiara e lineare, ridando al nostro Partito quell’autonomia, quell’alterità e quell’autorevolezza che in tanti ci richiedevano ed oggi ci riconoscono.
La decisione di votare il bilancio di previsione 2008 della Regione Calabria (assunta con la maggioranza degli organismi deputati) è stata ampiamente discussa e motivata non solo nel Partito ma anche all’esterno, ed è stata determinata dai provvedimenti a favore del superamento del precariato e delle categorie sociali più deboli. Provvedimenti frutto delle battaglie e della sfida politica lanciata dal nostro Partito.
Ci auguriamo che lo stesso possa avvenire nei prossimi giorni, quando si inizierà a discutere del Piano Sanitario Regionale. Sul tema, abbiamo presentato un nostro Piano Sanitario alternativo, che parte dai bisogni dei cittadini e dalle proposte dei movimenti e degli operatori. Progetto che consideriamo un fiore all’occhiello della nostra analisi politica regionale.
Non voglio cedere alla facile polemica chiedendo al compagno Ferrero a che titolo formuli le sue riflessioni, ma non vorrei che le sue considerazioni venissero strumentalizzate per finalità congressuali.
Pino Scarpelli (segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)
Ciao mi chiamo nicola e sono sconvolto dalla situazione che si è creata nel partito. Ma ora non si potrebbe fare 2 passi indietro e valutare l’ipotesi di unire le 2 mozioni su una sintesi che consideri il lavoro già svolto dai militanti della sinistra l’arcobaleno e che non cancelli i prospetti di una nuova sinistra (che io sostengo) ma che allunghi i tempi dando maggiori garanzie alla vostra mozione? Valutando in modo onesto che il risultato elettorale non è legato alla lista ma bensì al rapporto con il governo prodi,ad un distaccamento da i problemi dei militanti e dalla volontà costante di differenziarci senza rendersi conto di tutte quelle cose che abbiamo in comune? (parlo di tutte le componenti della lista!) un compagno!
CARO sCARPELLI IL BILANCIO DELLA REGIONE CALABRIA NON ANDAVA VOTATO PERCHè LA GIUNTA LOIERO è MORALMENTE DEMOCRATICAMENTE ETICAMENTE POLITICAMENTE IMPRESENTABILE
è UN MOTIVO SUFFICIENTE PER NON VOTARE IL BILANCIO ?
Caro Scarpelli,
ma lo sai che sul bilancio ci si può anche astenere e chiedere di votarlo per parti separate esprimendo voti diversi sui singoli punti?
Penso di sì ed allora mi sembra che il tuo commento sia un bel po’ ipocrita.
Comunque, liberi tutt*.
Saluti e libertà.
Ale B.
Ned Ludd. ci giri i tuoi sondaggi sul congresso? parli di % bulgare…
Caro Pino Scarpelli (segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea), non è per più titoli e intestazioni che tu possa mettere, quello che dici abbia più valore…
Prova a rileggerlo, quello che hai scritto, e forse ti renderai conto che è il solito fritto misto di belle parole che non capisce nessuno, o meglio, quello che si capisce è una sola cosa: che dopo qualche mese di solitudine, i compagni del PRC calabrese si stanno affrettando a “fare meriti” per rientrare in giunta e occupare qualche poltroncina a fianco dei “compagni” del Pd.
Questa è la “progettualità chiara e lineare”, l’”alterità” e la “sfida politica”???
Così continuiamo a stare lontanissimi, dalla gente… e specialmente in una realtà come la Calabria.
Come dice il compagno Pegolo: “Decidere di votare il bilancio di una giunta in cui il Prc è all’opposizione è l’indice di una incapacità di gestione coerente, il manifesto di una scelta governista che cede alle lusinghe di rientro nell’esecutivo avanzate da Loiero e di una ammissione di responsabilità, se non complicità, con l’attuale gestione di potere regionale messo in piedi dal Pd.”
Un saluto a tutti.
Purtroppo siamo ormai divisi in due schieramenti.
Ognuno di noi ha le proprie idee ed è giusto che ognuno
di noi faccia le proprie scelte per il futuro.
Per quello che mi riguarda sono a favore della mozione di Ferrero e vi dico il perchè :
* sono e voglio restare comunista
* non ho intenzione di allearmi al PD
* chi vuole andare nel pd è libero di farlo
* chi vuole puo’ anche scindersi e fare un altro partito
* ovviamente io penso che se tutti i compagni che sono
usciti negli anni dal PRC avessero la voglia di
rientrarci … be sarei molto contento.
* insomma non chiedo molto , lasciatemi la mia identità
* Ogni idea è da rispettare , anche la mia.
Salve,
premesso che questa scelta di andare a congresso su mozioni contrapposte è quanto di peggio si potesse fare data la delicatezza del momento, da “militante non tesserato” mi permetto di far notare giusto due punti di estrema debolezza della nostra attuale proposta politica, dopo la disastrosa esperienza nel governo Prodi-bis.
1) Noi che ci proponiamo di rifondare il comunismo dovremmo essere capaci oggi di organizzare in primo luogo una risposta autorevole e credibile, sul piano concettuale, al tentativo (oramai palese) di rifondare la costituzione repubblicana non più in chiave antifascista, bensì in chiave anticomunista.
Cosa opponiamo noi al senso comune smaccatamente reazionario (e spesso neo-fascista) che si è creato in questo Paese a causa del fatto che le TV di maggiore ascolto parlano oramai con una sola voce da almeno sette anni?
Quando ci si appella alla pratica dei territori, non si sottovaluta troppo l’importanza di agire massicciamente anche attraverso il web (per rimediare alla dispersività dei contenuti immessi nel mezzo)?
Io credo che si sottovaluti troppo l’impatto che le TV hanno avuto nella creazione di quella percezione alterata della realtà su cui si fonda l’egemonia culturale della destra italiana (senz’altro la destra meno liberale d’Europa).
Spesso, poi, ho letto in queste settimane un ingenuo apprezzamento per la capacità della Lega Nord di fare politica nel quotidiano e nel porta a porta: come si fa, però, a non dar peso a quanto sia facile per un leghista l’andare a raccogliere consensi portando semplicemente ad esempio quell’immaginario collettivo iper-securitario e xenofobo strombazzato quotidianamente da tutti i TG, mentre per un comunista la difficoltà principale è appunto il doversi scontrare con questa distorta realtà percepita, che alimenta dei pregiudizi che sono sempre più ardui da superare?
2) Se l’attuale fase storica rende necessario un dialogo tra tutte le esperienze politiche che concettualmente si collocherebbero a sinistra del PD, non si può ignorare l’esito di una tornata elettorale che anziché allargare il nostro tradizionale bacino di consensi lo ha parcellizzato, demotivato e disperso.
Io credo che alle Europee - dove l’idea di introdurre una soglia di sbarramento va combattuta veementemente, dato che non risponde a nessuna logica politica che non sia l’interesse dei due mega-partiti di arginare la tentazione di un voto secondo coscienza, in quelle parti del loro elettorato più insofferenti alla nuova stagione di consociativismo - Rifondazione comunista dovrebbe presentarsi col proprio simbolo per capire quanto pesa davvero il partito, ora che i cittadini vengono chiamati al voto senza agitare lo spauracchio del “ritorno di Berlusconi” (peraltro inevitabile, come hanno dimostrato i numeri).
La discussione dovrebbe circoscriversi tutt’al più all’eventuale utilizzo del simbolo della Sinistra Arcobaleno in collegamento diretto con quello di Rifondazione e di tutti quei partiti che sono ancora disponibili a lavorare al famoso progetto della sinistra “unitaria e plurale”.
Ma la domanda inevasa, a mio avviso, resta a questo punto la seguente: che senso ha costruire questa aggregazione unitaria (non dichiaratamente comunista) che, in teoria, dovrebbe strappare non si sa bene quanti consensi al Partito Democratico se poi non si ha il coraggio di andare fino in fondo sul terreno della sfida e denunciare i metodi affaristici con cui il PD gestisce tante realtà locali (spesso col tacito dissenso di Rifondazione)?
I passaggi proposti dal giovane compagno, lasciano indendere a una prospettiva di superamento di Prc, ma possono anche essere interpretati come un progetto a lungo termine. Comunque rimane il fatto che senza prc attualmente non esiste una organizzazione in grado di affrontare la situazione, pertanto ritengo Prc indispensabile per realizzare una alternativa sia al pd (il quale si dimostra sempre più il peggior partito social-democratico d’Europa) e al sistema di potere in Italia.
È urgente riprendere l’iniziativa con le scelte di ponti, corridoi vari, autostrade, inceneritori, nucleare, condizioni di lavoro ci sfascino il paese in modo irreversibile…dobbiamo fermarli. Possiamo rinunciare una volta per tutte ai vecchi modi di scontrarci fra di noi, è dai tempi della 2 internazionale che i comunisti si feriscono tra loro è ora di finirla???? Io farò politica fin quando esiste una organizzazione comunista poi mi ritiro…a coltivar patate.
saluti a pugno chiuso Giancarlo
per paolo:
non ti sembra contraddittorio non volere allearti con pd e votare per la mozione che identifichi con il ministro che ha fatto parte di un governo col pd? o c’era solo una parte di partito?
@ daniela
e che facciamo? votiamo un presidente della regione tutt’ora alleato con il PD veltroniano?
dai, nessuno fa processi sommari. sappiamo tutti che i bertinottiani di Venezia sono oggi in 4 mozioni su 5.
se uno volesse fare l’assolutista coerente dovrebbe votare Felce e Mirtillo, o cercare una terza via.
non volersi alleare con questo PD è comprensibilissimo. come pure ritengo l’alleanza con SD del tutto secondaria. SD non è altro che un partito senza radicamento (per forza, mi dirai, esiste da poco). questo non chiave valutativa. ho rispetto e simpatia per quei compagni fuoriusciti dai DS e con cui ho fatto la campagna elettorale per circa un mese.
ma la priorità e recuperare tutto il nostro partito, che invece è da due anni dimezzato nelle sue capacità (non so te, ma io ho visto quasi la metà dei compagni restarsene a casa durante i volantinaggi).
occorre recuperare le nostre forze, sennò si finisce per fare l’asse Vendola-Fava-Dalema.. come se questi tre avessero fatto miracoli (soprattutto Dalema, è come Ochetto, quando c’è lui il processo non viene “capito” e fallisce).
altra priorità è tornare sul territorio. e questo lo fai con le forze che possono farlo nel più breve tempo possibile. indovina quale partito era capace di stare nel territorio? cerchiamo di tornarci.
le priorità non sono le fusioni di segreteria.
se esistesse questa marea di popolo che vuole essere protagonista nella Sinistra Unita e Plurale, non avremmo preso il 3%.
sono andato fuori tema, mi rendo conto….
ma resta l’eccesiva vicinanza di Vendola con Fava e Dalema. che pensi alla comunità che dice di voler curare, anzichè andare a titolo discutibile con gente che per le strade manca da tempo.
Parto dalle affermazioni che condivido di “Lido”. Di fatto gran parte dei problemi e delle istanze che giustamente pone sono assi portanti del documento Acerbo che anche io sostengo. Ricostruire Rifondazione è a nostro avviso parte integrante e necessaria ma non sufficiente per ricostruire la sinistra. Basta uscire di casa (oltre che dalle stanze dei nostri circoli e delle nostre federazioni) per capire che per ridiventare “utili” avere senso oltre che consenso, dobbiamo aprirle le nostre stanze, lasciarci entrare tutte quelle realtà che quotidianamente cercano di costruire relazioni sociali alternative, che si aggregano non contro l’ennesimo capro espiatorio ma per risolvere insieme un problema comune (sociale, ambientale, economico) e ha ragione Lido a dire che dobbiamo essere più ambiziosi. Anche io credo che dobbiamo sperimentare nuove modalità di democrazia, nel partito e fuori da questo, garantendo a tutte e a tutti in egual misura il diritto e la responsabilità del partecipare. Chi è dentro il nostro percorso non vuole arroccarsi in un fortino con la bandierina issata sulla torre anzi, vuole uscire dicendo chiaramente chi è, cosa vuole e sapendo con chi si relaziona, in maniera paritaria. E’ per questo che non mi convince l’ambiguità di un “processo costituente”. E’ per questo che dobbiamo fare al più presto le “case della sinistra”, in cui tutti abbiano diritto ad autonomia e cittadinanza. Sono fra quelli a cui sarebbe piaciuto partire per questo congresso con una analisi comune della sconfitta di cui tutte tutti siamo corresponsabili così come tutte e tutti (o quasi) abbiamo sostenuto e partecipato all’esperienza di governo Prodi. Una comune analisi degli errori fatti e diversità trasparentemente definite in merito alle prospettive, ci avrebbero consentito di discutere non per contarci ma per contare di più, insieme. Al piccolo circolo di cui faccio parte me lo hanno detto chiaramente: non capiscono e non vogliono capire il perché di tanti inutili e a volte pretestuosi distinguo, vogliono riprendersi dalla mazzata e reagire. La necessità di far partire subito una vera opposizione sociale al governo berlusconi non è un palliativo per non affrontare i nostri grandi nodi irrisolti, piuttosto è una condizione sine qua non. A che servono un partito, un congresso, la generosità di tante e tanti militanti, non certo solo di Rifondazione comunista se non a impedire una catastrofe come quella che ci ha investito e che ci sta travolgendo non solo sul piano politico ma anche economico,sociale, culturale, sulle fondamenta stesse del nostro sistema sociale sui suoi valori basilari? Io credo che siano questi i contenuti su cui è possibile ripensare ad un futuro. A chi si interroga sugli scenari politici definendo alleanze, relazioni e/o contrapposizioni, mi viene da obiettare che queste non possono nascere in laboratorio (tantomeno nelle segreterie di partito) debbono essere il frutto di elaborazioni collettive, di scelte partecipate e condivise. E se debbo dirla tutta non riesco, neanche nella necessità di semplificazione di un messaggio, ad accettare di ridurre il tutto al comportamento di singoli, dobbiamo imparare, credo tutti a non pensare alla politica come una escrescenza di “Porta a porta”, ci farebbe bene. In ultimo sono daccordo sul fatto che bisogna abbassare i toni e raccontare la verità, anche se scomoda e complessa, anche se aspra, ma serve anche altro. Credo che ognuna/o di noi dovrebbe domandare a se stessa/o di attenersi ad un comportamento quotidiano per cui la cura del partito e la necessità di uscire dal baratro in cui siamo tutte/i caduti diventi più importante delle piccole battaglie per far prevalere la propria posizione. Senza rinunciare alle proprie opinioni ma sapendo che nemici e avversari sono altrove, non fra coloro con cui si è condivisa l’esperienza di rifondazione comunista. Non credo di essere ingenuo, voglio poter guardare a dopo il congresso, alla stagione che ci attende partendo dal presupposto che ci saremo tutte e tutti, a riprenderici il ruolo lo spazio che ci spettano, a ritrovare credibilità fra le donne e gli uomini che credono ancora di poter cambiare lo stato di cose esistenti.
Buona risposta, ma adesso TUTTI INSIEME, AL LAVORO E ALLA LOTTA
X Silvestro’80. Se tu raccogli le sottoscrizioni ai documenti che appaiono su questo sito già ti rendi conto di come il documento Ferrero-Mantovani ha il vento in poppa a differenza di Vendola che, a sorpresa arranca vistosamente. Se poi vuoi le mie previsioni, non posso dire da dove giungono ma prevedono che il documento Vendola si affermerà solo in tre regioni: Calabria, Campania e forse in Puglia. In tutte le altre realtà prevarrà il documento Ferrero e nel centro nord ed in Sicilia con dati bulgari. Questo ti fa capire che il congresso è segnato ed è incredibile che Niki si accanisca su questo vicolo cieco. Ti dò l’ultimo dato: CPF di Bari(attenzione siamo a casa di Vendola) MOZIONE VENDOLA: 56%, MOZIONE FERRERO: 40%. Se consideri che Ferrero vincerà a Taranto ed a Brindisi con oltre il 60% capirai che a casa di Niki sarà una battaglia all’ultimo delegato e non è detto che vinca lui. Niki sai cosa devi fare: le istituzioni devono tenere il partito, non devono schierarsi!
Caro Stefano,
premesso che appoggerò, a differenza di te, la mozione 2,
condivido, e mi sembra che la cosa sia reciproca, molte delle cose che hai scritto, e ho la presunzione di affermare che se si discutesse come stiamo facendo noi si aprirebbe una fase congressuale ben più positiva e più costruttiva. Dobbiamo svelenire il dibattito rifiutando pregiudizi, sospetti, accuse , rese dei conti, ricerche di capri espiatori ecc. Penso che sarebbero positivi atti concreti in questa direzione facendo ora quello che non è stato fatto fino ad oggi, perchè l’unità non è patrimonio di una sola mozione, ma è un valore per tutti. Una proposta potrebbe essere approvare una dichiarazione di intenti o una premessa o anche altro che desse il senso come tu dici che gli avversari non stanno nel partito ma sono fuori, e, così, potremmo dare un chiaro segnale di una volontà comune, anche se con posizioni diverse che si confrontano per il bene del paese, di rifondazione e della sinistra. Contemporaneamente lavorare con urgenza, decisione e determinazione alla costruzione delle case della sinistra. Su questo punto una precisazione, penso che un processo costituente della sinistra non sia una scelta ambigua. Va nella direzione che dicevi anche tu: sperimentare forme organizzative, decisionali e iniziative concrete nuove, lanciare campagne e progetti in un percorso aperto, includente e partecipato dove tutti siano coinvolti in modo paritario, costruzione di pratiche inedite di autogestione sul territorio e di aggregazione su temi generali e locali. Sarei d’accordo con te 1) se non fosse un processo 2) se fosse una federazione cioè un accordo verticistico tra forze politiche come è stata l’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno. Concludo ribadendo con un pensiero che condivido :”L’esistenza del Partito della Rifondazione non è un bene disponibile se non alla collettività di donne e uomini che lo incarna:non è stato e non è tema di discussione il suo scioglimento…..”(dal testo della seconda mozione).
Fraterni saluti
Per Daniela.
Cara compagna quello che dici è vero.
E sono contento che tu mi abbia risposto.
Ho quindi occasione di esporti il mio pensiero.
Dal mio punto di vista la contradizzione è solo apparente poichè Sbagliare è umano ma Perseverare nello sbaglio no !!!
Voglio dire che a mio modo di vedere forse Ferrero ha capito
lo sbaglio ma altri continuano a pensare che sia la strada giusta.
ciao
Sono convinto anche io che l’esperienza che unisce molte e molti di noi sia infinitamente maggiore delle questioni che ci separano. In maniera altrettanto netta credo che l’”unità” non sia proprietà privata ma elemento che costantemente ognuno di noi deve agire. Due però sono gli elementi che mi porteranno a continuare a sostenere il “documento Acerbo”. Il primo è di metodo: nella sua realizzazione hanno contribuito tante compagne e compagni, provenienti dai territori, da esperienze diverse che hanno costretto chi ad esempio come me vive a Roma, ad interrogarsi anche su questioni poco presenti nel nostro dibattito di questi anni. Il secondo è di prospettiva: non c’è in chi sostiene questo documento una idea di fase 1 (rafforziamo il partito) e fase 2 (costruiamo la sinistra) tanto è che abbiamo lanciato e chiediamo a gran voce che ci si attivi anche durante la fase congressuale ad una azione comune della sinistra intera contro la politica del governo e di una opposizione parlamentare silente. I due percorsi (non è questione di lana caprina) debbono procedere insieme e per farlo debbono veder garantita l’autonomia dei soggetti che agiscono, non solo i partiti ma anche le forze sociali, i movimenti, le associazioni. Leggo come ambigua la “costituente” perchè mi sembra corrispondente ad una lettura della fase attenta più alla costruzione di un contenitore che ai contenuti. Registro da quasi 2 mesi con piacere che nessuno parla più di sciogliere il partito ed è un altro elemento che ci accomuna. Credo però che la “costituente” per sua stessa ragione sociale ne preveda forme di superamento, quantomeno nella modalità organizzativa, nella sua autonomia. Non vedo in ipotesi di questo tipo nulla di complottardo da mettere all’indice, semplicemente credo che il lavoro da svolgere, come già scritto, sia altro e più necessario. Da ultimo, anche io considero urgente tenere il livello del dibattito a questo livello. Non si tratta di toni più o meno alti. Si tratta di rifiutare la “militarizzazione” del partito per ricostruire insieme a quante più compagne e compagni possibili. In gioco ci siamo tutte/i
Care compagne e cari compagni,
leggo che al mio intervento sul bilancio regionale della Calabria si attribuisce un tono “arrogante e superbo”. Ne sono francamente dispiaciuto, cercando costantemente di rapportarmi alle scelte di qualsiasi istanza del partito, in maniera franca e diretta, ma sempre rispettandone percorsi e ruoli. Se qualcosa, dunque, nel tono del mio intervento ha dato adito a questa impressione, me ne scuso. Resta tuttavia intatto il punto politico. A me pare evidente che scegliere di approvare un bilancio mentre si è collocati all’opposizione non può significare il semplice apprezzamento per alcune scelte compiute, che poteva essere espresso in altri modi. Il bilancio è il principale atto politico di una giunta e la sua approvazione ha anch’essa un preciso significato politico. Se sarà il preludio di un reingresso nella giunta Loiero me lo direte voi, ma certo il voto del bilancio stando all’opposizione tutto è salvo che un fatto che non comporta un giudizio complessivo sull’operato del governo regionale. Questo francamente mi inquieta. Non perché siamo dentro il percorso congressuale ed ogni questione è buona per la polemica. Ma per un giudizio che mi sono fatto, anche sulla base delle vostre valutazioni, su quell’esperienza di governo. Un giudizio che non è stato dato da oggi, giacchè, come possono ricordare i compagni che dirigono Rifondazione in Calabria, in tempi non sospetti, quando organizzammo il convegno sullo stato sociale qualche mese fa, chiesi esplicitamente che in quella sede vi fosse un dibattito aperto alla società, ai sindacati, ai movimenti, ma non di interlocuzione, come taluni chiedevano, fra l’allora ministro di Rifondazione e la giunta della Calabria. Per questi stessi motivi ho apprezzato il percorso che in mesi di discussione del gruppo dirigente calabrese e nel rapporto tra questo e il gruppo dirigente nazionale, ha condotto prima all’uscita dalla giunta e poi all’uscita dalla maggioranza. Da quella maggioranza, sottolineo. Quel percorso era giunto ad un giudizio complessivo molto netto sulla vicenda del governo regionale della Calabria. Un giudizio in cui si intrecciavano punti specifici, ma anche una valutazione generale sull’assenza di trasparenza, sui condizionamenti di interessi e poteri, tali da configurarne una sostanziale inemendabilità. E’ per questo che mi pare contraddittoria la scelta di oggi. Abbiamo discusso per mesi del fatto che fosse necessario uscire dalla giunta calabrese e poi dalla maggioranza e adesso votate il bilancio? Cari compagni e compagne non capisco e quel che capisco non mi piace. Se si pensa che alle difficoltà estreme della fase politica nazionale, alla cancellazione dal parlamento, si possa pensare di rispondere “mettendosi al riparo” con la presenza nei governi del territorio, io credo che non si vada da nessuna parte. Non propongo la ricetta opposta: uscire da tutte le giunte. Propongo una valutazione seria di come si sta nei governi dei territori e penso che in Calabria non si debba favorire la stabilizzazione e la riconferma del quadro politico dato, ma piuttosto la discontinuità e la trasformazione, ripartendo dai bisogni e dalle mobilitazioni, dalle contraddizioni della società. Proprio come voi ci avevate spiegato nei mesi scorsi e come il segretario regionale, Scarpelli, mi ha ribadito ancora una ventina di gironi fa. E c’è un ultima cosa che mi inquieta sul livello generale. Nel comunicato che ho fatto qualche giorno fa non a caso si citava la vicenda della provincia di Milano dove il presidente Penati, ha dichiarato pubblicamente che non si alleerà mai più, alle elezioni, con partiti che abbiano nel simbolo “la falce e il martello”; Penati poi ha fatto parzialmente retromarcia ma questo non muta la sostanza: In molti dall’esterno stanno intervenendo, in alcuni casi assai pesantemente, nella nostra discussione come se Rifondazione Comunista fosse un terreno di caccia. In molti ci vorrebbero diversi da come siamo, disponibili ad essere null’altro che una sorte di stampella, di corrente di sinistra di un Partito Democratico in crisi di strategia. Sarebbe la fine della nostra esperienza e della nostra autonomia faticosamente ridefinita a partire dal 1998. Mi auguro che di tutto questo sia possibile discutere limpidamente e serenamente perchè diciassette anni di storia politica non sono passati invano.
Paolo Ferrero
Caro Paolo,
non ti scervellare molto perchè in Calabria, ma per quello che ne so anche nel resto d’Italia, l’appartenenza a questo partito è diventato trampolino per la scalata al potere, potere puro, semplice ed autoreferente che nulla ha a che fare con gli interessi delle comunità e dei deboli. Abbiamo semplicemente perso la nostra specificità morale, politica, ma in Calabria come altrove (vedi caso Roma con la scelta di Rutelli contro la condivisione di movimenti per i diritti civili) i compagni hanno in questo momento necessità di garantirsi la loro visibilità nei “cortili” degli enti locali partecipando alla spartizione-occupazione dei posti come da manuale Cencelli, venendo percepiti innegabilmente come uguali agli altri partiti.