Tutti/e per tutti/e e non per uno

Troviamo paradossale la polemica sul fatto che le modalità con le quali abbiamo costruito il nostro documento siano diventate oggetto di scontro politico.  Si è tirato  in ballo addirittura il concetto di plagio, come se un documento politico fosse un’opera d’arte sulla  quale applicare la R del copyright. Chi ha acceso questa polemica evidentemente è molto lontano dalle modalità reticolari con le quali oggi, in forma cooperativa, utilizzando anche la rete informatica, si possono elaborare documenti politici partecipati, che tengano conto del fatto che viviamo in una società complessa in cui nessuno da solo può pensarsi autosufficiente. A differenza di altri che hanno costruito i loro ducumenti nelle chiuse stanze, noi abbiamo proposto un documento aperto  al contributo di tutte e di tutti. Questa è secondo noi un’innovazione che rende praticabile l’idea di partito come intellettuale collettivo sulla quale investire in futuro.

La modalità di scrittura collettiva rappresenta per noi un tentativo di elaborare in questo congresso nuove forme di partecipazione e di trasparenza che con questo sito cerchiamo di proporre con fatica ed impegno, perché amiamo Rifondazione Comunista e la sua comunità politica.  Inoltre, se fosse passata la nostra proposta di un congresso a tesi, avremmo potuto addirittura concepire una sperimentazione in questo senso ancora più larga,  che coinvolgesse tutta la nostra comunità e non solo.

Evidentemente c’è una questione di metodo e d’idea stessa di partito che è diversa dalla nostra. Chi ha voluto un dibattito cristallizzato su mozioni è lo stesso che pone il tutti per uno e non il tutti per tutti; è lo stesso, insomma, che utilizza i media come una clava dall’alto verso il basso per intervenire nel nostro congresso. Il leaderismo mediatico è  un male della politica e non una risorsa. Rete di pari e cooperazione collettiva sono l’unica risposta che il movimento ci ha insegnato per contrastarlo. Chiamare plagio tutto questo o è scorretto o semplicemente vuol dire non aver capito che oggi sono cambiate le forme dell’agire politico e sociale.

la redazione di rifondazioneinmovimneto.org

TUTTi/e PER TUTTi/e  E NON PER UNO.

11 Responses to “Tutti/e per tutti/e e non per uno”


  1. 1 Ale B.

    Questo importante ed interessante esperimento lo potremmo definire una sorta di “diritto di resistenza non-violenta”?

    Adelante, companeros.
    Alessandro Bernardi

  2. 2 marco

    carissim* sto seguendo con molta preoccupazione e per quanto mi è possibile questo primo inizio di dibattito congressuale e trovo veramente specioso il modo con cui viene affrontato in particolare da coloro che fanno riferimento alla mozione “Vendola”. Sono un socio fondatore di Rifondazione Comunista ho seguito tutte le sue fasi fra alti e bassi, e quindi non posso che convenire con voi sul fatto che bisogna essere tutti per tutti e soprattutto non posso accettare che qualcuno per quanto bravo sia si autoproclami anche solo candidato alla segreteria senza che il corpo militante abbia ancora discusso un bel niente. Vuol dire che si ha in mente un altro tipo di concezione della partecipazione, anzi mi vien da pensare che non interessa proprio un bel niente la stessa, si vuole solo un plebiscito, mi spiace ma non ci sto e farò valere in tutti i luoghi che il partito mi darà, compresi quelli telematici, la mia idea dell’intellettuale collettivo, e su questo mi pare dhe la mozione “Acerbo” sia quella più chiara. Saluti
    marco donà

  3. 3 rossella

    Il metodo usato nella costruzione del documento ferrero et al.risponde all’esigenza di partecipazione attiva che tutti e tutte abbiamo espresso tante volte a parole e che in questo caso si è realizzata nei fatti.Che esistano fra i docc.delle somiglianze appare inevitabile ,dato il contesto politico di appartenenza al quale tutti e tutte abbiamo fatto e facciamo riferimento quotidiano:era questo il motivo ragionevole per approdare ad un congresso a
    tesi.Questo non è avvenuto e la pagina scritta (nel nostro caso frutto ,è bene ribadirlo, di un lavoro a più mani)per sua natura non è in grado di favorire scambi cognitivi veloci e interattivi:in tale contesto la ripetizione e/o la diffusa presenza di idee, per forza di storia non solo condivise ma praticate insieme, così come anche pecche di interpretazione ,sono sempre possibili.Per evitare fiumi di polemiche, fraintendimenti ingenui o volontari, occorre che noi tutti/e in questa fase mettiamo in atto un principio base della comunicazione e in buona fede “poniamo” che gli’scrittori’ ci stiano dicendo, nei vari documenti, precisamente ciò ci vogliono dire.E se si trovano eguali pensieri,piuttosto che sottintendere aspetti infantili o polemici di ‘copiatura’,si pensi invece che un congresso a tesi emendabili era traguardo a portata di mano,oltre che un processo utile e vantaggioso per il partito tutto.Ancora non capisco, sinceramente ,per quali motivi una parte di compagni/e abbia voluto osteggiarlo ed impedirlo.

  4. 4 Marco Sferini

    Spiace constatare che, in mancanza veramente di argomentazioni di contrasto con la nostra mozione, i compagni del documento “Vendola” si siano rivolti al peggiore costume che un comunista possa adottare: la denigrazione del compagno o della compagna che non la pensa allo stesso modo.
    E’ un retaggio di duro pregiudizio da scrollarsi di dosso. E forse ne soffriamo un poco tutti. Ma, non c’è ombra di dubbio, in questi giorni si può ben vedere chi alimenta lo scontro frontale in Rifondazione Comunista. Cosa dovremmo scrivere di più nella nostra mozione e dichiarare se non che vogliamo gestire il partito unitariamente, che crediamo nella pluralità delle posizioni interne al PRC e che ogni settarismo è padre biologico di una politica dell’esclusione a priori e che non lascia spazio ad alcuna forma di dialogo?
    Nessuno vuole lavarsi la coscienza, ma del tutto fermamente invitare i compagni a prendere atto che quello che diciamo, credo valga per noi tutti sostenitori del documento Acerbo, è anche quello che vogliamo mettere in pratica.

  5. 5 alessandro

    completamente d’accordo con marco sferini

  6. 6 roberto celli

    Secondo me parlare di plagio è sbagliato ed esagerato. Una vera aduta di stile. Però è indubbio che tra presentare una bozza in Cpn e riscrivere un documento (lasciamo stare la questione delle modalità tanto poi c’è sempre chi decidere cosa e dove “tagliare”)ci passa una grande differenza. E’ una questione di regole che devono valere per tutti, soprattutto quando si invoca l’unità. rispettare le regole significa avere rispetto della democrazia. così non è stato con il documento acerbo.

  7. 7 paola ferroni

    Il metodo seguito nella costruzione del documento Acerbo è il miglior segnale per il futuro. I numerosi punti di affinità col doc. Vendola (e non solo) dimostrano in maniera incontrovertibile che si sarebbe potuto e dovuto optare per un Congresso a tesi, se il rafforzamento del Partito della Rifondazione Comunista è veramente l’obbiettivo di tutti.

  8. 8 Mabuk (il Telecom-unista)

    Completamente d’accordo.
    Dopo aver criticato aspramente le pratiche leaderistiche del PD, non ci si può incanalare sugli stessi percorsi.
    Per il resto, l’aria congressuale che si respira non mi piace per niente; il non aver accettato la proposta per un congresso a tesi e scelto la strada delle mozioni contrapposte mette a rischio la sopravvivenza stessa del partito.
    Francamente, trovo questa pratica molto irresponsabile e per quanto possibile la contrasterò fortemente nel congresso.

  9. 9 redSPider

    Caro Roberto, mi dispiace ma non capisco, non capisco perchè rendere aperta la discussione su un documento vuol dire violare le regole, E soprattutto non capisco perchè dovremmo metterle queste regole.
    Occorre pensare alla scrittura collettiva, modello wiki,
    e alla forme di partecipazione come uno degli elementi fondamentali con il quale proporre un’idea di partito differente, orizzontale.
    Più che tagliare a me pare che si è proposta una traccia di condivisione, nella quale condividendo una parte iniziale si poteva aggiungere degli argomenti, molti lo hanno fatto.
    Certo, rimane il fatto che c’è chi decide, ma occorrerebbe capire anche e come rendere ancora più larghe queste decisioni.
    Oggi abbiamo la possibilità, la concreta possibilità di costruire il partito come intellettuale collettivo, certo non solo con internet, ma anche. Oggi viviamo in un società molteplice, in cui i bisogni sono estremamente differenziati, per quanto attento, aperto, possa essere un gruppo dirigente, nessuno riuscirebbe a coglierli nel loro insieme.
    Per questo ritengo non solo utile questa sperimentazione, ma ne proporrei delle altre, limiterei il potere delle figure apicali oltre che i loto stipendi, inserirei la possibilità della revoca del mandato per i nostri eletti, penserei al partito sociale come risposta alla crisi della politica. Forse in questo congresso, pesante e difficile possiamo provare davvero a mettere degli elementi di autoriforma necessari per andare avanti insieme. Tutti e tutte insieme, perchè siamo per tutti e non per uno.

    un saluto

  10. 10 roberto iacovacci

    Oggi siamo a domandarci della vittoria di berlusconi, della scomparsa della Sinistra nel Parlamento, il berlusconismo ha vinto perchè ha saputo permeare la mente della gente comune con slogan e disvalori.
    Alla presentazione del documento del PD ha sbraitato ai quattro venti che avevano copiato il suo programma.
    Viceversa alla prima occasione utile veltroni comunicava lo stesso messaggio.
    Oggi nel bollettino parrocchiale di sansonetti i vendoliani comunicano al mondo che gli hanno copiato la mozione.
    Tre passaggi stesso spirito stesso stile.
    Poi si parla di anomalia del PRC ma se nella malaugurata ipotesi che vinca la mozione vendola poi si organizzeranno elezioni all’americana quidni se vorremmo restare in campo dovremmo ricercarci degli sponsor che finanzino le nostre campagne elettorali?
    o dovremmo accontentarci di fare numero?
    Compagni anzichè alla lotta tutti alla ricerca del finanziatore e via alla acclamazione del condottiero invincibile.
    Roberto

  11. 11 giu90hs

    I “vendoliani”??? I “ferreriani”???? ma cosa siamo un partito o un accozzaglia di sette??? ma cerchiamo di ritirar su questo partito e la sinistra invece di farci la guerra interna…oppure vogliamo solo poltrone fra tutti? (e non si salva nessuno ….)
    che orrore

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