Fabio de Nardis, Responsabile Università e Ricerca Prc
L’esclusione della sinistra dal Parlamento è un fatto che ha scosso tutti coloro che credono in uno sviluppo progressivo della società contemporanea e lottano per una sua trasformazione in senso democratico ed egualitario. Questo evento di portata storica ci deve far riflettere ma non per questo può inibire le nostre aspirazioni di trasformazione che oggi più che mai richiedono tutta la passione propria delle comuniste e dei comunisti, anche nel mondo dell’Università e della Ricerca che dopo la fallimentare esperienza del governo di centro-sinistra rischia di essere definitivamente destrutturato dal governo delle destre che annuncia mercificazione, privatizzazione, gerarchizzazione, in linea con l’idea di un sistema dell’alta formazione elitario e classista. Questo approdo andrà contrastato con decisione spostando nelle Università e negli Enti la nostra pratica antagonista. Rifondazione Comunista si adopererà per costruire conflitto e consenso attorno all’idea della conoscenza come bene comune non mercificabile né privatizzabile.
Non sarà una battaglia facile tanto più se non saremo in grado di costruire alleanze e lavorare dal basso per l’unità strategica delle forze della sinistra per la conoscenza, tessendo relazioni con tutti coloro che hanno creduto nel nostro progetto unitario ma anche con quelli che ci hanno guardato con diffidenza identificando in esso un semplice riallineamento di ceto politico. La priorità oggi è contrastare la nuova ministra Mariastella Gelmini che ci propone una prospettiva nefasta. Leggendo le sue prime dichiarazioni emergono subito punti di radicale contrasto. Afferma esplicitamente che per fare decollare il sistema universitario gli studenti dovrebbero sottoporsi a “esami preliminari obbligatori per l’accesso alle università pubbliche e private, anche ove non sia previsto il numero programmato per le iscrizioni ai corsi di laurea”. A questa prospettiva dobbiamo contrapporre la nostra idea secondo cui un’Università pubblica e democratica non può e non deve limitare il diritto allo studio attraverso una selezione che invece di realizzarsi durante il percorso di studio, si verifica all’ingresso, innescando tra l’altro meccanismi distorti e suscettibili di degenerazione. Chiediamo anzi di sopprimere definitivamente il numero chiuso e la logica di competizione ad esso sottesa, cominciando con l’abolizione immediata della legge n. 264/99 che, consentendo la diffusione indiscriminata del numero programmato, ha limitato il libero accesso ai saperi ledendo il principio basilare dell’uguaglianza. È arrivato il momento di eliminare tutte le barriere formali e sostanziali all’accesso alla conoscenza.
La neoministra prosegue affermando la necessità di rimodulare le tasse universitarie aumentandole a tutti gli studenti fuori corso, senza considerare che la maggior parte degli studenti italiani, specie se fuorisede, sono anche lavoratori, costretti a faticare per pagarsi gli studi e questo inevitabilmente può rallentare la loro carriera universitaria. Ripropone inoltre l’idea del “prestito d’onore” a cui noi siamo da sempre contrari insieme a tutte le principali organizzazioni degli studenti, perché servirebbe solo a produrre una generazione di giovani indebitati. Dobbiamo altresì rilanciare un grande investimento pubblico che possa garantire un aumento delle borse di studio di modo che possano usufruirne tutte e tutti gli aventi diritto.
Per valorizzare il merito dei docenti e dei ricercatori, la Gelmini propone inoltre “la progressiva abolizione degli incarichi a tempo indeterminato”, rivedendo tra l’altro “i meccanismi di reclutamento, mediante l’istituzione progressiva della chiamata nominale da parte delle facoltà universitarie” e l’introduzione di contratti di tipo privatistico. A questo noi dobbiamo contrapporre con forza la nostra idea di un ricerca stabile. Occorre infatti abolire il precariato intellettuale sostenendo, laddove possibile, processi di stabilizzazione e un reclutamento straordinario di nuovi ricercatori attraverso una selezione trasparente di tipo nazionale, con la separazione del reclutamento dall’avanzamento.
Per queste ragioni Rifondazione Comunista mette in campo la propria organizzazione e i propri militanti affinché si ricostruisca un grande movimento di opposizione sociale al governo delle destre che coinvolga una fitta rete di collettivi, forze sociali, politiche, sindacali e anche singoli individui in una battaglia che parta dalle Università e dagli Enti pubblici di ricerca per poi contaminare la società tutta, a cominciare da oggi, per arrivare preparati all’appuntamento di autunno. Saremo al fianco di chiunque sia disponibile a condividere con noi la lotta contro la privatizzazione dei saperi, la precarizzazione delle menti, per il diritto allo studio e per una scienza libera dentro istituzioni laiche e democratiche.







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