IL FUTURO DELLA SINISTRA NON PUO’ ESSERE IL LEADERISMO

Quello che ci apprestiamo a fare è il congresso più difficile, per la sconfitta drammatica che abbiamo subito dentro la vittoria profonda della destra, e per le divisioni che attraversano il gruppo dirigente che ha sin qui guidato Rifondazione.
Entrambe queste condizioni richiedono di affrontare il periodo che abbiamo di fronte con scelte attente, in grado di attrezzare una risposta. Per noi, ma anche per le sorti più complessive della sinistra nel nostro paese, a cui non è certo indifferente la nostra discussione.
Abbiamo bisogno innanzitutto di non isolarci da quanto sta avvenendo. Non ce lo possiamo permettere perché il governo Berlusconi è partito in fretta nell’attacco al mondo del lavoro e converge con Confindustria nella volontà di svuotare definitivamente il contratto nazionale, di eliminare uno degli ultimi strumenti di regolazione universalistica dei rapporti fra capitale e lavoro. Diversamente da quanto accadde nel 2002 questa offensiva non è contrastata dalla Cgil nel suo insieme, con il rischio dell’isolamento della Fiom e della sinistra sindacale, e trova sponde pesanti all’interno del PD. Né sfugge come più complessivamente fra rilancio del nucleare, smantellamento del ministero della sanità, trasformazione della clandestinità in reato… si rischi una pesantissima regressione generalizzata. Non isolarsi dal mondo significa fare il congresso, ma non ripiegarsi su di esso, continuare a discutere fuori di noi, costruire da subito l’opposizione, attraverso percorsi che coinvolgano il più ampio schieramento possibile di forze politiche e sociali a sinistra.
La seconda esigenza che abbiamo è quella di provare a confrontarci davvero nel merito delle scelte, di costruire un momento di partecipazione vera, non riducendo la discussione più impegnativa della nostra vita ad una conta di chi sta dietro ad un leader oppure ad un altro. E’ per questo che ritengo sbagliato aver candidato ora, a congresso appena iniziato Nichi Vendola alla segreteria. Questa scelta produce una torsione “presidenzialista” del nostro discutere, trasforma il Congresso in un referendum sulla leadership. Così si spiega probabilmente il perché si sia voluto in tutti i modi un congresso a mozioni. Il congresso a mozioni drammatizza la discussione, impedisce un’operazione di riconoscimento delle differenze e di contemporanea valorizzazione delle condivisioni, produce e ha prodotto il proliferare dei documenti. C’erano mille motivi per evitarlo. Ma certo le mozioni diventano obbligatorie se si vuole enfatizzare la leadership, chiamare a scegliere su questo prima che sul merito. Siamo in una situazione in cui una logica di continue spericolate “accelerazioni” rischia di provocare problemi crescenti. Dagli annunci di superamento di Rifondazione a mezzo stampa in campagna elettorale, mai discussi nel corpo del partito, dalla predisposizione di appelli e percorsi per praticare quell’obiettivo, all’indisponibilità a determinare modalità più serene del nostro confronto e al sovraccaricarsi ulteriore della nostra discussione. Non dubito che Nichi Vendola pensi di stare facendo scelte che ritiene necessarie e che pensi di farlo “per il bene” della sinistra. E’ la nostra idea di quello che serve alla sinistra probabilmente ad essere diversa. E credo che una delle differenze di fondo sia su quanto si debba essere adattativi o meno ad un presente che indubbiamente è, nel tempo mediatico, fatto di accelerazioni continue, di riflettori che inquadrano pochi leader, dell’”evento” come modalità necessaria per stare in campo.
Non è certo possibile evitare di fare i conti con lo stato di cose presenti, ma se vogliamo avere un futuro dovremmo dirci che questo passa, dalla necessità di evitare di “strattonare” continuamente quel che resta dei corpi collettivi organizzati, caricandosi sempre dell’esigenza della democrazia, della complessità, della costruzione collettiva. Passa per la consapevolezza del fatto che riradicarsi nella società ha bisogno di tempi lunghi e che nessuna leadership può sostituire la credibilità di un progetto collettivo, come abbiamo dolorosamente sperimentato nel passaggio elettorale. A fronte della frammentazione esistente, della disgregazione in cui siamo immersi, la tentazione di sciogliere il nodo costruendo processi di identificazione iper-verticalizzati è una tentazione evidente, ma non funziona. Significa una cesura, questa sì, non solo con una lunga storia, ma con quanto ci siamo detti sulla necessità di costruire una risposta alla crisi della politica nella ridensificazione delle relazioni sociali, nella democrazia partecipativa. Di questo deve discutere il nostro congresso. Per questo vogliamo che Rifondazione ci sia con il suo progetto e il suo patrimonio di insediamento. Che ci sia e si trasformi, con la capacità di fare società, di essere partito sociale, in rete con le mille forme di associazioni, movimenti, iniziative che hanno prodotto soggettività critiche e organizzazione del conflitto.
Il nostro congresso deve anche discutere di quale rapporto vogliamo avere con il Partito Democratico, la cui strategia dentro l’esperienza di governo (le scelte prevalenti di quanto è poi confluito nel PD) e nella campagna elettorale è stata all’origine della sconfitta. Per l’incapacità di uscire dall’orizzonte delle politiche neoliberiste e produrre l’inizio di un cambiamento percepibile. Ora siamo alla linea dell’”opposizione non pregiudiziale” nei confronti di un governo delle destre, all’attacco su tutti i fronti. E’ senz’altro possibile che dentro il PD ci siano articolazioni di linea sull’opposizione a Berlusconi, come ci sono sul perseguire o meno l’obbiettivo della cancellazione della sinistra politica nel nostro paese. Ma è evidentissima la necessità di avere il massimo di autonomia nei rapporti con il PD, di interlocuzione se sarà possibile o di critica netta, come pare necessario.
Vendola ancora ieri ha rivendicato il duplice ruolo, di Presidente della Regione Puglia e di possibile segretario del Partito. I due ruoli non si possono sovrapporre e non solo per quanto ci siamo detti a Carrara. E’ impensabile essere contemporaneamente espressione di una coalizione che ha come attore decisivo il Partito Democratico e segretario di un partito che deve esser libero di criticarlo. La compromissione della nostra autonomia, tanto più in una situazione in cui siamo privi di rappresentanza in Parlamento, sarebbe drammatica. Il rilancio del progetto della rifondazione, la nostra autonomia, la strategia di fondo per uscire dalla crisi della politica e della società, sono quello di cui dovremo discutere al congresso. Di questo si tratta. Per noi e per la sinistra. Il futuro non dipende da nessun leader.

Roberta Fantozzi

10 Responses to “IL FUTURO DELLA SINISTRA NON PUO’ ESSERE IL LEADERISMO”


  1. 1 Stefano Spinelli

    Cara Roberta,
    condivido assolutamente l’analisì, personalmente ho trovato il modo con cui il compagno Vendola ha presentato la propria candidatura una vera caduta di stile da parte sua, per non dire di peggio.
    Il leaderismo caratterizza ormai da troppo tempo rifondazione, la fortuna nostra è stata nell’avere un segretario come Bertinotti che, pur nel leaderismo, è riuscito per una lunga fase a catalizzare dei processi che sicuramente sarebbero sfuggiti ad altri…certo è che a lui sono state le gate non solo le glorie, ma anche le recenti disgrazie del partito.
    Aggiungerei poi che oltre al leaderismo il partito ha l’assoluta necessità di uscire dal verticismo che l’ha altrettanto caratterizzato, in questa fase sarà inevitabile una costruzione dal basso e spero che da qui in poi smettano anche le ben poco piacevoli e corrette lotte per le poltrone.
    Buon lavoro.

    Stefano Spinelli
    Giovani Comunisti/e
    Fed. di Pisa

  2. 2 ragazzodistrada

    Ma scusa Roberta…ma…questo non è liderismo?
    Ferrero si appella (LUI DA SOLO!!!!!) a tutta la sinistra???????

    FERRERO (PRC): APPELLO A TUTTA LA SINISTRA PER COSTRUIRE OPPOSIZIONE SOCIALE NEL PAESE, VISTE LE PULSIONI CONSOCIATIVE IN PARLAMENTO.

    Ma non c’è proprio limite……

  3. 3 Antonio

    Caro ragazzodistrada,
    l’appello a tutta la sinistra è stato lanciato dal Cpn del PRC e non solo da Paolo Ferrero. Di seguito l’odg approvato:

    Odg “opposizione a Governo”
    Il Cpn di Rifondazione Comunista propone a tutti i partiti di sinistra, ai soggetti sociali e sindacali, di costruire
    da subito una coalizione a base nazionale per progettare e costruire l’opposizione al governo Berlusconi. Le
    dichiarazione del governo in materia di lavoro, grandi opere, welfare, immigrazione, segnalano la volontà di
    procedere molto rapidamente nella realizzazione del programma antipopolare su cui le destre hanno vinto le
    elezioni.
    Rivogliamo quindi un appello a tutti i soggetti organizzati della sinistra per incontrarci e definire in comune un
    programma di azione e mobilitazione.
    Il Cpn dà mandato al Comitato di Gestione di curare questa decisione.
    Assunto dalla Presidenza del Cpn
    10-11 maggio 2008

  4. 4 ragazzodistrada

    E allora perchè il vostro blog e quello di Ferrero lo titolano così come l’ho riportato io?
    Ti rimando tutto il testo così Antonio capisci di cosa intendo quando si parla di liderismo che diventa “orribile” quando riguarda gli altri….

    Ragazzodistrada

    Appello a tutta la sinistra per costruire l’opposizione sociale nel Paese, viste le pulsioni consociative che si esprimono in Parlamento
    Maggio 13, 2008

    Che Berlusconi dopo aver vinto le elezioni provi a realizzare il suo programma senza conflitti mi pare normale. E´ l´obiettivo di ogni governo. Il problema è la reazione del PD che invece di contrastare i contenuti di questo progetto pare intenzionato al dialogo emendativo. Si ha addirittura l´impressione che il PD cerchi di trarre la propria legittimazione proprio dal riconoscimento che gli viene da Berlusconi. In questo contesto è assolutamente necessario che tutta la sinistra, politica e sociale, si riunisca per costruire una piattaforma di mobilitazione contro i propositi berlusconiani. Che in una situazione in cui un terzo delle famiglie italiane non arrivano a fine mese, l´unica misura ipotizzata sui salari consista nella detassazione degli straordinari e delle liberalità in un quadro di riduzione del peso dei contratti nazionali di lavoro è un fatto vergognoso e destinato a ridurre ulteriormente il potere d´acquisto medio dei salari. Il governo Berlusconi sceglie di foraggiare i grandi interessi anche quando ripropone un piano di grandi opere osteggiate dalle comunità locali in un contesto in cui mancano i soldi per la sanità e gli anziani e non ci sono case popolari per chi ne ha bisogno. Per questo rivolgo un appello a tutta la sinistra per costruire nel paese quella opposizione che il PD pare non voler costruire in Parlamento. Il 2 giugno, già proposto dalla redazione della rivista Carta, potrebbe essere una data buona per una prima assemblea di massa

  5. 5 franz

    Per il Ragazzo di strada,

    Qui mica si parla di un comunicato riportato dalle agenzie, qui si parla della deriva del nostro partito che è iniziata con Bertinotti e che Vendola ripropone in accellerazione con la stampa che lo pompa a mille. Mai nessuno nel nostro partito aveva fatto un’operazione di questo tipo, e sai perchè? Perchè non è con le tesi a mozioni che si nomina il segretario, ma lo decide il cpn. Quella che stiamo vedendo è la deriva inarrestabile di un gruppo dirigente che pensa a salvare se stesso e non il progetto.
    Ma non ti chiedi come mai la Stampa, L’unità e tutta la baracca dei poteri forti si presta a questa campagna? IO si! e penso che la risposta sia il tentativo di normalizzare rifondazione diluendola nella costituente socialista, e marginalizzando la costituente comunista. Il che vorrebbe dire la fine della vera anomalia della politica italiana rappresentata dal progetto del PRC, che si pone come punto centrale nella ricostruzione della sinistra in italia, in autonomia dal PD facedno leva sul conflitto sociale. Il problema non sono i nomi, e per me nemmeno chi fa il segretario,
    io starei con un portavoce, anzi due, un uomo ed una donna. Il problema è semmai l’inverso, è evitare che il nome e la discussione sul nome ci impedisca la discussione politica, il cui punto centrale è cosa succede con il PD e come riorganizzare radicamento e conflitto sociale. Il vero problema è se diventiamo un bonsai del pds subalterno al PD o diventiamo il punto di mediazione tra aree che altrimenti si dividerebbero solo per linee ideologiche. Vorrei capire, se dopo la catastrofe delle ultime elezioni ci sia ancora qualcuno che difende la tesi di Venezia in cui si diceva governo leggero e movimento pesante. Potevamo anche non starci in quel governo, e se ci siamo stati vuol dire che abbiamo sbagliato l’analisi di fase, potevamo magari prendere il welfare invece che la presidenza della camera, e se lo abbiamo fatto vuol dire che abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forza.
    Sono scelte, non di poco conto, la cui responsabilità ricadono nel gruppo dirigente. Sono scelte che riguardano il passato, che ci hanno portato nel disastro attuale, ma appunto io vorrei parlare di futuro, e non è un leader, per quanto evocativo sia a portarci nel sol dell’avvenire, ma l’innovazione della forma organizzativa del partito in cui milito. Prenderei spunto da come lavorano i compagni del partito del pomodoro in Olanda, che sono riuscitia ad attraversare da sinistra la crisi della politica. Altro che costituenti, andiamo nelle strade, riduciamo gli stipendi, e facciamo gli asili popolari. E’ nel giorno per giorno che si vince, e non con le interviste, guarda la fine di Veltroni….

  6. 6 alessandro

    franz sono d’accordo . Il partito del pomodoro in olanda è un modello di come un partito si deve radicare e di come deve stare in mezzo alla gente

  7. 7 precisione

    Per Tutti i compagni,

    preciso che la proposta di cui parla l’articolo è stata presentata da Paolo Ferrero al Cpn e quindi assunta, per questo ritengo giusto il titolo del blog. Se la notizia non è venuta fuori correttamente, spiazzando molti compagni che l’hanno saputa in ritardo, è perchè, le telecamere quel giorno non hanno ripreso i nostri lavori ma la candidatura di niki che era da un’altra parte del cpn.

  8. 8 Milly

    Tutto molto interessante, ben vengano tutte le analisi, ma dobbiamo mettere al centro soprattutto i nostri errori e da quelli ripartire con l’impegno di attuare comportamenti che ci consentano di non ripetere quegli errori. Basta analisi generali, totali, percentuali ecc.ecc. ognuno ,nel suo piccolo, nel suo circolo, nella sua federazione e nel suo territorio regionale sa quali sono stati gli errori. Oggi, sulla stampa, leggo le dichiarazioni di Nichi Vendola a Cagliari e a Nuoro.Già il fatto stesso di non aver fatto un incontro anche a Sassari denuncia una vera e propria scelta politica per i compagni e le compagne sarde. sono anni che Sassari è considerata la negletta, nonostante nel suo territorio si raggruppino una serie di problemi che possono essere considerati la somma di tutto : crisi industriale, ambientale, occupazionale, culturale e politica.Forse Nichi non lo sa, ma farebbe bene ad informarsi,su questa forte contraddizione. Inoltre, la sua dichiarazione sugli errori fatti ” credo che non esistano errori territoriali decisivi perchè la sconfitta è stata omogenea in tutto il Paese. In primo luogo quindi ha agito come causa la delusione del governo Prodi che non ha soddisfatto la domanda di equità sociale” crea veramente grande preoccupazione, perchè essa può essere intesa come un tentativo di assolvere tutto e tutti in quanto tutti abbiamo sbagliato, ergo nessuno ha sbagliato. Non è cosi, caro Vendola, vuoi continuare con questa solfa e aspettare per vedere il risultato delle prossime elezioni regionali in Sardegna per capire che stiamo per scomparire anche qui ? intanto tu sbagli a proporti come leader e a pensare di poter lavorare bene facendo il governatore e il segretario a tempo pieno, sia la Puglia sia il Partito attualmente hanno bisogno di persone che si dedichino totalmente. Poi, non era stato forse già detto in Conferenza di organizzazione che non si devono cumulare gli incarichi ? Vogliamo attuare le regole che prima ci diamo e poi teniamo nel cassetto ? Un compagno o una compagna con 5 incarichi non riescono a lavorare per 5, nessuno di noi è Mandrake, è molto meglio avere 5 incarichi con 5 compagni, uno a ciascuno e tutti sono messi incondizione di dare il loro apporto . Il Partito non si risolleva se non viene dato spazio ai compagni e alle compagne che si vogliono impegnare e che vengono allontanati perchè, alcuni hanno paura che la crescita del Partito significhi per loro la perdita di una fetta di potere. Nella federazione di Sassari il segretario, che non ha mai nominato la segreteria, e a detta di molti andrebbe commissariata, è contemporaneamente anche consigliere comunale ( e nessuno in città se ne accorge ) e componente della segreteria regionale.

  9. 9 ragazzodistrada

    Qualcuno può segnalarmi il sito di Vendola? Quello di Ferrero lo so…ma quello di Niki?

  10. 10 giu90hs

    http://www.manifestoperlarifondazione.net
    questo è il sito del documento di Vendola…
    ciao!

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