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Testo del documento presentato da Maurizio Acerbo e sottoscritto tra gli altri da Imma Barbarossa, Maria Campese, Erminia Emprin, Roberta Fantozzi, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Alfio Nicotra, Giovanni Russo Spena.
Come è noto ci siamo spesi per un congresso a tesi e non a mozioni contrapposte, perché abbiamo pensato e continuiamo a pensare che un congresso a tesi avrebbe potuto consentire sia la necessaria chiarezza sui punti di divisione, sia la valorizzazione del largo patrimonio unitario che tutti condividiamo. Un congresso a tesi avrebbe evitato inoltre che le compagne e i compagni dovessero schierarsi da subito nei comitati politici federali su 5 mozioni contrapposte. Come è noto questa scelta è stata resa impraticabile dalla volontà dei presentatori degli altri documenti e dunque ognuno ha depositato la propria mozione. In ragione del fatto che fino all’ultimo sia stata tentata da parte nostra la strada delle tesi, tuttavia, il documento Acerbo ha più degli altri il carattere di una bozza provvisoria e non del documento compiuto vero e proprio. Mancano quindi con tutta evidenza diversi punti (una riflessione sull’impatto delle politiche liberiste nel processo di ulteriore diversificazione dei territori e dunque i connotati assunti oggi dalla questione meridionale, dal malessere sociale del nord Italia, delle aree del paese che hanno una marcata specificità di storia e cultura come la Sardegna ecc.; l’ampliamento di parti pure trattate nella bozza in maniera eccessivamente contratta, ecc.). Riteniamo inoltre che chi vorrà sostenere il documento debba poter dare il proprio contributo alla sua stesura iniziale, oltre che con gli emendamenti nel percorso congressuale vero e proprio. Per tutti questi motivi vi invitiamo ad inviare eventuali proposte di modifica, con l’accortezza che siano brevi e si innestino sulla struttura del documento presentato, per non rendere eccessivamente più lungo il testo in modo da consentirne la maggiore facilità possibile di lettura e discussione. Le proposte possono essere inviate al seguente indirizzo mail:
documentoacerbo@rifondazioneinmovimento.org (entro e non oltre mercoledì sera)
Buon lavoro a tutte e a tutti, Maurizio Acerbo







Compagno Maurizio, ho letto la bozza di documento che considero altamente positiva. Ho però da fare alcuni appunti. Primariamente una GRAVE MANCANZA: LA QUESTIORE DELLE MORTI SUL LAVORO. Merita una tesi, merita anche una pagina. Come sai meglio di me si tratta di una strage continua ed a bassa intensità, e la nostra “incapacità di agire sul tema” espressa al governo è una delle gravi cause della sconfitta, nonchè della percezione di “inutilità” che gli elettori hanno avuto del nostro partito.Perchè quando non riesci a “salvare” la vita ed a “fermare” la morte, giustamente la tua politica è inutile. Serve una pagina da “lotta di classe”. Serve una bozza progettuale incentrata sull’arresto del datore di lavoro e del suo amministratore delegato, serve una previsione “pubblica” secondo la quale l’azienda in cui avviene il “morto” venga commissariata dallo stato e restituita solo quando tutte le strutture previste dalla legge per la sicurezza degli impianti vengano ripristinate(inizialmente a spese dello stato che poi effettua rivalsa verso il datore). Lo scriverei sul documento.
Poi precisazioni “lievi”. Credo che manchi una tesi(almeno una pagina) SULLA POLITICA ESTERA(punto debolissimo della costituente della sinistra di Vendola giocata tutta in chiave “italica”) che analizzi i movimenti “neocomunisti” in america latina che hanno determinato importantissime vittorie ferocemente anticapitaliste i cui tratti possono far parte della Rifondazione Comunista del futuro.
Manca una tesi ed una BOZZA DI PROSPETTIVA ECONOMICA che, a mio avviso, e sempre in chiave anticapitalista, deve contenere una rivalutazione delle “nazionalizzazioni” a partire dai settori attualmente in crisi(dal punto di vista di lavoratori e cittadini): i servizi di trasporto(nazionalizzare da es. Alitalia), e l’energia(proporre la nazionalizzazione dei pozzi nella Val d’Agri e la statalizzazione assoluta dell’Eni e dell’Enel). La politica enomica deve inoltre avere una impronta ecologista molto più avanzata rispetto a quella contenuta nella bozza di documento. PROPOSTE PER I TERRITORI: “le case della sinistra” le hanno anche quei pochi GC che si schiereranno con la Piccolotti. Io ritengo che bisogna fare uno sforzo maggiore e scriverlo nel documento finale. Il partito deve “totalmente territorializzarsi” in questo senso: nelle grandi città(dove vi sono circoscrizioni o municipi)il partito deve concentrare tutti i suoi sforzi economici per la realizzazione di “sezioni” per ogni circoscrizione e per ogni municipio. Nelle cittadine e nei paesi deve essere presente almeno una sezione di Rifondazione Comnunista. Finora l’aspetto della presenza territoriale, adesso propongo il fine politico. Le sezioni devono diventare così “cassa di risonanza” per tutte le vertenze quotidiane ed immediate nel comune e nei quartieri. Devono diventare una “camera di protesta e servizi” in grado di lottare contro gli sfratti, contro i licenziamenti, contro gli abusivismi edilizi, contro le discariche abusive, contro i marciapiedi rotte con le vecchiette che rompono il femore quando vanno a fare la spesa.Se possibile attuare difese a qualsiasi livello e di qualsiasi grado poichè l’abuso e l’ingiustizia vengano a cessare. “Agire localmente e pensare globalmente”, frase felice che già conosciamo deve dare il metro attuale della linea politica di Rifondazione.
Per il resto vi auguro buon lavoro, in bocca al lupo(quello lo faccio a tutti noi che devono vincere questo congresso)
Caro Maurizio,
ieri sera - complici una programmazione televisiva imbarazzante e l’inesistenza di vita serale a Bologna - mi sono letto la bozza Acerbo (per comodità così la definirò).
Non so’ se riuscirò a trasformarle in testi da inserire, spero che eventualmente - se saranno ritenute interessanti -possa farlo tu.
E’ sicuramente un documento interessante, ma anche con alcune ombre (che si debbono e possono - spero - migliorare).
Cosa manca.
- Un giudizio generale sul PD.
Mi pare che in realtà, proprio a partire anche dalle valutazioni che vi sono espresse, si debba sostenere che quel partito è più “conservatore” anche rispetto alle destre. E comunque organico al neo-liberismo globalizzato e nostro “avversario”.
- L’analisi sul Congresso di Venezia.
Trovo semplificatorio sostenere che vi è stato una errata valutazione sui rapporti di forza. Probabilmente vi è stato anche quello, ma soprattutto c’è stata l’errata idea che fosse possibile una operazione “riformatrice” dall’alto e dal basso contemporaneamente. Non abbiamo capito che lo scontro alto/basso aveva già provocato dei guasti e ci doveva far scegliere di stare col basso e che rendere elemento centrale della discussione il si o no al governo ci portava a riconsegnare ai luoghi della rappresentanza politica l’unica possibilità di trasformazione reale delle nostre vite. Ciò ha di fatto rinforzato il concetto di delega al potere anche da parte dei/delle nostr* compagn* e di pezzi importanti della società. Per questo nei primi mesi successivi alle elezioni non si è aperta una nuova stagione di conflitto sociale, come noi pensavamo, per evitare di disturbare il manovratore.
- Un giudizio sul post-Venezia e su come siamo stati al governo.
Mi pare che uno degli elementi centrali (conseguenza di quello che prima dicevo) sia stata proprio l’interruzione e il travisamento di quanto sostenuto a Venezia. Ii governo come passaggio e sperimentazione prevedeva anche la possibilità, se non funzionava, della sua interruzione. In realtà il partito non era pronto o capace di esercitare ambedue le funzioni (forse su questo avevano ragione i compagni di Sinistra Critica). Il rifiuto di prendere in considerazione anche questa possibilità (anche a causa del divenire della SinArc) ha prodotto anche, a cascata, una degenerazione/omologazione del nostro modo di stare nelle istituzioni anche locali.
- Una riflessione sulla dicotomia territori (non come concetto geografico, ma politico) e governo centrale.
Qui è tutto da inventare, ma sicuramente il successo della Lega e lo sviluppo dei conflitti di comunità ci parlano dell’esaurimento della funzione di programmazione dallo stato centrale verso i territori e del suo rovesciamento in una funzione di pura razionalizzazione e formalizzazione di ciò che è già avvenuto nelle periferie (sempre in senso politico).
- La politica anti-probizionista.
Manca completamente una riflessione sulla necessità di riprendere a praticare una politica antipro. Non solo sul versante delle sostanze, ma proprio come possibilità di eccedere al disciplinamento delle vite e degli stili di vita. Questione fondamentale se si parla dei due aspetti caratterizzanti delle politica di destra: più polizia e più dazi. Il primo proprio a questo allude e, tra l’altro, non è un caso che l’antipro sia una delle questioni più sentitte e mobilitanti per le giovani generazioni.
- Le costituenti.
Le 2 costituenti sono, a mio parere, prima di tutto uno scimmiottamento del processo di formazione del PD e della SinArc. Si parla dei contenitori senza parlare del cosa fare e come farlo (cioè dei contenuti).
Quello che andrebbe tolto.
- Il racconto della divisione.
Siccome i documenti ed il congresso dovrebbero parlare del futuro e delle varie opzioni per quello, mi pare inutile innestare la storia di quanto accaduto nel doc.. Sarebbe meglio lasciarlo alla discussione ed alla presentazione del doc. nei vari circoli.
- I soggetti.
Tutti i punti in coda al capitolo 6 andrebbero tolti perchè così sono superficiali ed inutili. O si approfondiscono (ma ciò renderebbe troppo lungo il doc.) o si eleminano come capitoli autonomi, inserendone alcuni passaggi all’interno dell’articolazione generale del progetto della rifondazione comunista.
Addirittura quando si parla della Sn e l’Europa si fa un copia-incolla delle stesse parole già prima scritte sulla Sinistra Europea.
Bon, ho finito…
Saluti e libertà.
Alessandro Bernardi - Federazione di Bologna
Caro Compagno Acerbo, non ho ancora avuto modo (e tempo!:() di leggere attentamente il documento, però dall’”esplorazione” che ne ho fatto mi sono venuti in mente due commenti/proposte che spero possano essere recepite:
1. Anzi tutto credo che nell’analisi di Venezia e post-Venezia manchi un punto essenziale relativo alla politica interna del partito; tutti ricordiamo infatti come alla fine del congresso il compagno Bertinotti abbia platealmente indicato la porta a coloro che l’avevano contrastato e avevano sottolineato le carenze democratiche dell’organizzazione. Personalemnte fui e sono ancora profondamente ferito da quest’attenggiamento, come del resto mi sento ferito dal deficit democratico che c’è stato negli anni successivi a quel congresso e penso e spero che così si sentano anche tutti quei compagni che allora si trovavano dalla parte della maggioranza. Per tanto credo che sarebbe opportuno che nel documento fosse contenuto un chiaro rimando all’unità del partito, alla libertà di espressione e all’assoluta importanza della democrazia interna; chiariamoci, questo già lo vedo più che larvato nel testo, ma ritengo che sia necessaria una maggiore incisività per un punto così importante.
2. Ciò che invece mi preme di più e che vedo mancare quasi totalmente nel testo è un riferimento ai Giovani Comunisti.
Come ben sottolinei il PRC è diventato poco accogliente per i giovani, oggettivamente un partito vecchio a partire dalle dirigenze, però non ho trovato, forse per distrazione, un forte riferimento alla “parte giovane” del partito.
Fino ad oggi l’organizzazione giovanile è stato un ramo subalterno alla dirigenza, se si ha l’onestà intellettuale di ammetterlo, culla di formazione per le future dirigenze (qualcuno non troppo felicemente è arrivato addirittura a parlare di BertiBoys, un pizzico di verità c’è); un disvalore a mio avviso per un partito che fin dalla sua nascita si è sempre voluto connotare come innovativo: non si può permettere che tutte quelle energie giovani che si potrebbero coagulare intorno a noi vadano disperse e con esse il contributo che ne potrebbero dare.
Secondo me è doveroso sottolineare come i GC, pur nella loro autonomia, debbano ricoprire un ruolo più importante nel partito, lavorandovi in sinergia con tutte le altre componenti, contestualemente ad un proprio rilancio come organizzazione giovanile che deve passare obbligatoriamente con la fine dei vertiscismi che l’hanno caratterizzata negli ultimi anni.
Io, nato nel ‘91, faccio parte di quella generazione che è cresciuta politicamente nel PRC e in quanto tale è libera da schemi ereditati da appartenenze precendenti, pur riconoscendosi in un passato pluralmente di sinistra, e credo che da noi possa giungere un contributo assolutamente fondamentale per poter portare Rifondazione nel futuro, in linea con lo spirito innovativo che da sempre l’ha caratterizzata.
Questa è molto sinteticamente e alla rinfusa la questione, una puntualizzazione a livello congressuale la vedo necessaria.
Spero che ciò possa essere recepito positivamente, se lo riterrai oppurtuno volentieri si può discutere della cosa e formalizzarla.
Buon lavoro.
Stefano Spinelli
Giovani Comunisti/e
Fed. di Pisa
Caro Maurizio, eccoti il mio contributo al documento.
Oltre a Majakowskj, citerei anche Pasolini:
Alla bandiera rossa
Per chi conosce solo il tuo colore,
bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui
esista:
chi era coperto di croste è coperto di
piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese
africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore,
bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi
sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e
operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti
sventoli.
Parto dal pericolo segnalato da Luigi Vinci sulla lobby dei “giovani arrampicatori famelici” che credo dovrebbe essere affiancato alla denuncia di un’altra lobby, quella gerontocratica, che ha avuto fino ad oggi, come primo pensiero, la tutela dell’attuale ceto politico e della sua riproduzione attraverso indegne forme di servilismo. Troppo spesso nel nostro partito non ha funzionato un sistema meritocratico, quanto piuttosto un sistema di spartizioni che garantisse dubbi equilibri (basta vedere come sono state realizzate le liste della sinistra arcobaleno: calate dall’alto senza un minimo di reale democrazia interna) in cui sono andati avanti più che altro gli stretti collaboratori di fiducia, azzerando lo storico valore aggiunto delle nostre liste della rappresentatività territoriale.
Io credo che il popolo della Sinistra, il nostro Partito, chiedano a gran voce che torni ad essere preminente LA QUESTIONE MORALE per impedire che si ripeta ciò che ben è indicato a pag. 4 del documento: dare l‘impressione che il nostro gruppo dirigente ricopra ruoli totalmente interno alla casta. Un segnale non abbastanza analizzato al nostro interno è il successo di Beppe Grillo che il 25 aprile raccoglie in un solo giorno 450.000 firme (circa la metà dei voti totali della sinistra arcobaleno), lavorando proprio sulle diverse declinazioni della questione morale all’italiana legata alla politica.
Dobbiamo dare piena attuazione a quanto espresso nella conferenza di organizzazione di Carrara: confermare il limite dei due mandati nello stesso grado istituzionale, la separatezza tra ruoli istituzionali e ruoli dirigenziali ad ogni livello, prediligere la provenienza territoriale per i compagni che ricoprono ruoli dirigenziali nelle federazioni e nelle istituzioni, vietare la possibilità di ricoprire più incarichi.
Dobbiamo prevedere un meccanismo di rotazione paritaria negli organismi dirigenti e nelle istituzioni che dia la possibilità ai generi ed alle diverse generazioni di essere protagonisti e fonte di nuove e diverse letture ma anche di maturare la propria esperienza politica.
Non solo, il massimo organismo dirigente, la Segreteria Nazionale, dovrebbe essere eletto tenendo conto anche della composizione geografica del nostro paese per far si che tutte le voci dai territori abbiano un proprio diretto referente nazionale che possa farsi carico delle istanze locali e fare in modo che vi sia una visione complessiva, nazionale, dei temi all’ordine del giorno.
Non credo particolarmente utile invece quanto espresso a pag.8 sul fissare le retribuzioni di dirigenti ed eletti a quello dei “settori sociali” che vogliamo rappresentare. Il punto è un altro: la politica ed il Partito non possono essere una scorciatoia occupazionale per i militanti comunisti che devono invece avere come responsabilità primaria verso se stessi la propria promozione negli studi e nel lavoro, i primi e fondamentali luoghi di formazione marxista. Solo chi ha una propria autosufficienza economica ed occupazionale infatti ha la possibilità di essere autonomo nelle scelte politiche, non vedendo il proprio destino legato indissolubilmente ad eventuali scelte di comodo.
Come fare a creare una vera democrazia dal basso all’interno del nostro partito? Non ho l’arroganza di avere soluzioni alla mano ma un’idea si: perchè, nell’era di Internet, non diamo ad ogni iscritto la possibilità via web di votare per le maggiori decisioni (dopo l’opportuna modifica statutaria)? Dagli organismi dirigenti, alle maggiori scelte politiche, ai candidati nelle diverse elezioni. Abbiamo già anche i codici di accesso univoci distribuiti: il numero della propria tessera di partito che potrebbe essere abilitata al voto solo dopo la consegna presso le federazioni. Ogni circolo dovrebbe solamente garantire ai compagni che non sanno/possono usare il computer il voto per delega al collegio di garanzia…
Vi sono altre due grandi questione che secondo me devono essere prese in considerazione. La prima la questione della legalità contrapposta alla questione sicurezza della destra, terreno sul quale siamo stati massacrati in campagna elettorale poiché le nostre risposte sono risultate non credibili.
Dobbiamo riappropriarci della proposta di una società migliore in cui lo Stato debba garantire il rispetto delle regole della convivenza civile, uno Stato che non punisca chi non ha potuto studiare, essere curato, avere una casa e un lavoro, ma che dia questi diritti e sappia prevenire il disagio sociale.
Uno Stato che utilizzi ogni strumento (e perché no, anche l’Esercito, visto che l’hanno usato per la spazzatura ed oggi vorrebbero usarlo per i Rom) per combattere l’illegalità e dichiari Guerra alle Mafie del Nord e del Sud ed a quelle straniere che sfruttano l’immigrazione per i traffici e le attività più indegne.
La seconda la questione settentrionale (che non si contrappone allo sviluppo della questione meridionale ed alla sua declinazione di oggi). Il nord vive una gravissima infiltrazione mafiosa, il declino della sua società operaia, la cementificazione dell’ambiente, una gravissima situazione ambientale di inquinamento dal Friuli al Piemonte. Il non aver saputo leggere queste dinamiche (ed ancora oggi siamo in ritardo) è sicuramente parte in causa del tracollo elettorale in queste aree del nostro Partito.
Mi scuso di eventuali strafalcioni e ti saluto affettuosamente.
Damiano G. Dalerba
Coordinatore Dip. Organizzazione Federazione di Milano
Cari tutti, condivido le osservazioni di Pamela e di Andrea e cerco di
dare un contributo.
1° - il documento andrebbe nettamente sintetizzato, risulta farraginoso
e spesso ripetitivo, perdendo di efficacia: non offre elementi in più a
chi è impegnato, è astratto e generico per chi si volesse accostare. In
questo senso devo dire che il linguaggio è migliorato molto, ma non
troppo. La struttura andrebbe riorganizzata e semplificata.
Affermazioni generiche: congresso aperto. far votare chi si presenta
(magari questa sola volta?)
pag.2 - costruire l’iniziativa politica di opposizione a B. proponendo
a tutta la sinistra di muoversi insieme: su cosa e quali proposte concrete?
cap.2.1 l’analisi delle forze politiche deve inquadrarsi in quella della
situazione socio-economica
cap.2.2 ricordiamo che il PD ha voluto tenere dentro tutto, meno la
sinistra: questo deve essere il nostro punto di attacco.
cap.2.3 la nostra gente ci ha visto esattamente come siamo stati:
incapaci, quindi inutili: dovremmo capire perchè lo siamo stati,
incapacità o disegno?
cap.2.4 i nostri ruoli visti come “casta” non è stata percezione, come
confermano i comportamenti post-elettorali della nostra dirigenza
cap.2.5,c non bisogna dimenticare il ruolo della legge Bassanini, che
avrebbe dovuto farci capire da subito in che direzione si sarebbe
sviluppata la possibilità di rappresentanza politica e sociale, a
partire dai Comuni, e la conseguente modifica della Costituzione. Bene
rimettere al centro l’inchiesta, la riflessione e la lotta
cap.3.1 generico e ripetitivo:sarebbe sufficiente tenere la prima frase
e poi riprendere da: “la rifondazione comunista intende
tematizzare…fino a “la fine della storia”. Aggiungerei invece che
bisogna sostituire al pensiero debole “il pensiero dei deboli”
cap.3.2 manca, e bisogna porsi, la questione della formazione e
preparazione dei quadri
cap.3.3 partecipazione e apertura vanno benissimo, ma con quali mezzi si
comunica e si aprono contatti? Bisogna affrontare l’enorme problema
della comunicazione, internet non è alla portata di tutti, anzi.
Partito bisessuato (riconduciamo tutto a due, con obbligo di
rappresentanza paritaria? e come?): mi accontenterei di persone mature
(non anagraficamente), competenti, capaci e serie nell’impegno, comunque
sessuate.
“la connessione sentimentale” si recupera tramite proposte concrete e
fattibili. Le retribuzioni ovviamente devono essere pubbliche. §
successivo: a partire dalle esperienze territoriali ricondotte a un
quadro ideale di riferimento.
Rafforzamento e dotazione dei circoli: come? Vale anche per quando si
parla di case e spazi pubblici (4.2) con la distribuzione territoriale
delle risorse?
cap.3.4 al termine del 1°§….parimente responsabile e non
riproponibile: chi ha gestito il partito su di un progetto non può
credibilmente gestirlo in altra direzione. Finirla chiaramente col
modello dirigenziale e su unioni chiamate nei più vari modi, che servono
solo a ridare giustificazioni a passati gruppi dirigenti e/o
personalismi vari.
4. affrontare seriamente il problema della comunicazione
4.2 la pluralità dei riferimenti ideali deve essere riconducile a una
visione comune di giustizia sociale, economica e politica (diritti civili)
Coalizione da subito: a partire da pochi punti fermi, sicuramente condivisi
rete di relazioni stabili: sempre problema di comunicazione, altrimenti
sarebbe solo collegamento tra pochi referenti
cap.5 l’attacco al welfare: passaggio carente, manca l’analisi economica
e strutturale dello Stato (entrate e uscite, dai Comuni allo Stato, e
come vengono spese le entrate dello Stato per proporne diverso utilizzo)
e così quella legislativa. (servono anche per ribaltare le logiche
securitarie e identitarie). Bisogna focalizzare sulla difesa della
Costituzione e porre maggiore attenzione sulla politica estera e le
conseguenze, vedi immigrazione. Bisogna collegare meglio le
argomentazioni in proposito, che sono un po’ disperse qua e là.
Costruire piattaforme: bisogna mettere a frutto le competenze che ci
sono, e comunque bisogna fare studio dei problemi e formazione dei giovani.
cap. 6 non si parla di scuola e formazione culturale: l’egemonia
culturale è indispensabile per ricostruire “la connessione sentimentale”
fra Partito e popolo della sinistra verso un possibile mondo migliore
disarmo globale: lavorare intanto per una forza europea difensiva,
esterna alla NATO: per ora disarmo glob. non ragionevole. nulla si dice
delle BASI AMERICANE non Nato.
migranti: carente di proposte contro razzismo, securitarismo e
arroccamento identitario di persone e/o gruppi.
nuove generazioni: ripartire dalla scuola; come dev’essere in vista di
cosa, per garantire la formazione culturale della persona insieme alla
formazione al lavoro
la nonviolenza: rifiuto della guerra di AGGRESSIONE, cercare di non fare
una mistica del “no al fischio e al pomodoro”
laicità: difendere la Costituzione, che garantisce i diritti civili e la
libertà di pensiero, rivendicare i valori etici della morale laica,
ricordare che le nostre radici affondano nella filosofia greca e nella
legislazione latina.
Cari compagni,
ho letto la bozza del documento congressuale che trovo molto interessante.Per un’analisi più approfondita avrei bisogno ancora di alcuni giorni.Sto cercando di studiare e di capire il fenomeno del voto dato alla Lega anche dai cittadini orientati a sinistra. Inoltre, anche perchè è il mio lavoro, sto approfondendo il gravissimo susseguirsi di infortuni sul lavoro che certamente,non si risolve unicamente con “il testo unico sulla sicurezza” ma con una lotta ai processi di precarizzazione del lavoro e all’organizzazione dello stesso “ritmi,orari,mansioni”.
Un mio contributo alla bozza congressuale presuppone ancora del tempo per confrontarmi anche con i compagni del mio circolo.Spero comunque di mandarvi al più presto le mie considerazioni e che possano esservi utili.
Fraterni saluti.
Piero Dosi
Circolo PRC di Foligno
La scelta congressuale è tra un partito monarchico e post-democratico o un partito che si ridemocratizza e ricostruisce il suo legame sociale
Mi pare evidente che il tentativo della mozione Vendola è di spostare l’attenzione di Rifondazione Comunista dalla questione del suo tentato “superamento”, attraverso il colpo di mano di un pezzo di quadro dirigente centrale e di un pezzo di apparato centrale, e dalla questione, coessenziale, della gestione brutalmente antidemocratica e burocratica del partito alla questione dell’“innovazione” culturale, sulla base del pensiero onnisciente della leadership e sulla questione, coessenziale, della conformazione del partito.
Accettando anche questo terreno di discussione, per il semplice fatto che non si può non ragionare apertamente dei omportamenti di una mozione che punta all’egemonia sul partito, giova sottolineare come l’innovazione culturale davvero non manchi sul versante della mozione Vendola, e come essa tenti di affrontare una questione importante. Vediamola. I processi involutivi in questi anni in Rifondazione Comunista (rapidamente riassumibili del carattere sempre più monarchico-autoritario della sua conduzione, nell’affidamento ai mass-media non solo della propaganda e del legame sociale ma anche dei passaggi nell’orientamento politico e culturale del partito, nel burocratismo e nella pletoricità del suo apparato centrale, nella centralizzazione in quest’apparato della quasi totalità delle sue risorse finanziarie, nella composizione sempre più clientelare e sempre più esterna ai luoghi legittimi delle sue scelte politiche, nel crescendo di svolte, controsvolte e bizzarrie da parte della leadership) hanno subito il contrasto crescente della militanza di partito, in più forme (il contrasto politico aperto delle minoranze, condivisibile o no che fosse; il disagio di una parte della maggioranza; lo spappolamento organizzativo del partito e lo spostamento della militanza attiva largamente fuori dalle sue strutture; la passivizzazione e l’allontanamento di una quantità di compagne e di compagni). Carrara espresse la sua critica a queste cose, mostrando parimenti l’intenzione del grosso della militanza a riprendere in mano il partito, a ridemocratizzarlo, a ricomporlo. Carrara ovviamente rimase inattuata; e anzi i processi involutivi del partito e della sua conduzione si svolgeranno alla grande nella vicenda della Sinistra-l’Arcobaleno, nella formazione delle sue liste, nel progetto di “superamento” del partito. In termini molto generali, ecco il punto che mi interessa di più, questo dualismo non si limitava a esprimere propensioni culturali diverse, elementi di degrado individualista e megalomane, carrierismi, ecc.: c’è infatti da chiedersi il perché di una speciale propensione di leadership, quadri dirigenti, apparati a farsi promotori di quei processi involutivi. Io penso questo: che da tempo monti una crisi delle forme storiche di partecipazione sociale alla politica, tra le quali il partito nella sua conformazione di fine Ottocento, fortemente centralistica, gestita sulla base di un mandato totale della base verso l’alto, appoggiata a robusti apparati, impegnata primariamente dentro alle istituzioni dello stato. Sono montate infatti due spinte nella società, divaricate e quindi laceranti: la crisi dei sistemi democratici rappresentativi (sempre più centralizzati e, inoltre, sempre più svuotati di poteri) e la tendenza a partiti leggeri, a guida monarchica, impegnati primariamente dentro alla rappresentazione massmediatica della politica e della società (chiamiamoli dunque partiti post-democratici), da un lato, e, dall’altro, una domanda più sofisticata e più intensa di partecipazione democratica nel popolo di sinistra, quindi una politicità più intensa dei suoi organismi di società civile, nuove forme di movimento, ecc. (ciò che esprime una richiesta di ridemocratizzazione della politica, di partiti più democratici, meno verticali, primariamente impegnati nel tessuto sociale e nelle esperienze di movimento, ecc.). La conduzione di Fausto Bertinotti, pur dichiarando a ogni piè sospinto che Rifondazione voleva essere questa seconda cosa, in realtà in questi anni, dopo il periodo felice di connessione sentimentale al movimento dei movimenti, ha teso sempre più a essere la prima cosa (appunto un partito post-democratico; e dunque pure di sinistra “di massima”, deprivato di ogni capacità antisistemica reale). In sostanza, quindi, dentro al partito veniva crescendo una crisi potenzialmente esplosiva, che aspettava solo un qualche evento clamoroso per manifestarsi: e si è trattato appunto del tentativo di imporre con un colpo di mano il “superamento” di Rifondazione. E dunque, essendo esplosa, la crisi è ora alla ricerca della sua soluzione.
Le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista di questo vanno avvertiti, ammesso e non concesso che già, in genere, non lo sappiano: che la posta in gioco è davvero radicale per le sorti del partito. Da una parte sta la trasformazione definitiva di Rifondazione in un’altra cosa: la legalizzazione del partito monarchico, leggero, mediatico, che proclama sui mass-media una cosa e fa poi nella società l’esatto contrario (l’esperienza della Sinistra-l’Arcobaleno la dice lunga sulla capacità reale dei suoi inventori di unire la sinistra e di valorizzare periferia dei partiti e figure di movimento), insomma la generalizzazione degli elementi degenerativi di questi anni di Rifondazione, sicché la loro trasformazione in legalità, in normalità. Questa tendenza, che essendo parte, ripeto, di un più ampio processo sociale, e non solo italiano ma occidentale, non è difficile da praticare, presenta vantaggi (appoggiata com’è dai mass-media e dal Partito Democratico: esso pure un partito monarchico, leggero e dunque, in realtà, post-democratico, grazie in primo luogo al suo monarca Veltroni), quali la comodità di sostituire al proprio pensiero quello del monarca, la comodità di seguire i suoi proclami sinistri o le sue invenzioni guardando la televisione anziché abattersi nella società, ecc. Dall’altra sta un ben più faticoso processo di autoriforma di Rifondazione: il suo ritorno alle intenzioni antisistemiche originarie, la ridemocratizzazione del partito, la ripresa di un filo serio di ricerca (“serio” vuol dire dotato di valenze pratiche), la ricostruzione reale di un legame a sinistra, la ricostruzione di legami sociali e con le esperienze di movimento.
Luigi Vinci
Milano, 15 maggio 2008
Condivido la bozza nell’impianto, volevo però suggerirvi alcune piccole e sottolineo piccole modifiche ( alcune di queste sono prettamente formali
Al punto 2.2 La debolezza del partito democratico
anziche :
Contrastare questa prospettiva di riduzione bipartitica del sistema politico italiano è dunque un punto decisivo che ci consegna come interlocutori quelle parti del PD ed altre forze politiche che si oppongono a questo progetto politico e istituzionale
toglierei “*che ci consegna come interlocutori quelle parti del PD ed altre forze politiche che si oppongono a questo progetto politico e istituzionale*
mi fermerei ad *è dunque punto decisivo *
è un po’ ambiguo, quali parti del PD si intendono?????
é proprio necessario alludere al fatto che dentro al PD ci sono parti vedi D’alema che in chiave antiveltroni strizza l’occhio ad una sinistra che non è certo quella che si intende ma bensì ad una sinistra simil arcobaleno.
e Poi va nella direzione di ripercorrere la strada sbagliata dello sperare in eventuali contraddizioni all’interno del PD, queste speranze si sono sempre poi rivelate contropruducenti per rifondazione. Lasciamo che questo venga proposto nell’altro documento.
2.5. La nuova fase caratterizzata dalla crisi della globalizzazione
capitalista.
è proprio necessario mettere ” la nostra gente” potremo mettere “la societa’ ”
4.1. Rovesciare il processo
Un percorso inparte sperimentato con la costruzione della Sinistra Europea, che ha
rappresentato un momento di intuizione importante e di
sperimentazione sulle forme della politica: superare una concezione
classica del rapporto partito-movimento, mantenere come strategica la
scelta dell’internità ai movimenti, unire “nella rete di reti” soggetti
politici diversamente organizzati.
si potrebbe togliere “unire nella rete di reti” e si potrebbe dire “mettere in rete” o piu semplicemente ” Unire soggetti ”
4.2. Il progetto unitario
In primo luogo proponiamo di costruire in ogni quartiere, in ogni paese
case della sinistra, spazi pubblici della sinistra in cui sia possibile
socializzare i diversi elementi di inchiesta sociale, mettere in rete le
diverse forme di iniziativa sociale, costruire vertenzialità territoriale,
pratiche di mutualità, consulenze, spazi di socialità.
è proprio necessario mettere “case della sinistra” già è molto chiaro dire ” è necessario costruire spazi pubblici di sinistra”
6. I soggetti e le culture della trasformazione per l’alternativa di
società
mantere come strategica la scelta dell’internità ai movimenti, unire
“nella rete di reti” soggetti politici diversamente organizzati. Una
esperienza non priva di limiti, in primo luogo l’eccessiva internità alle
dinamiche dei gruppi dirigenti, ma che rappresenta il precipitato di un
punto di ricerca che ancora tutto davanti a noi: la costruzione di
processi decisionali, nella costruzione del soggetto politico, che
possano coniugare democrazia e partecipazione
questo è in pratica già stato detto in modo uguale in precedenza:
lascerei la prima parte e cioé:
Partiti e movimenti di sinistra alternativa
registrano successi e crescite. E’ il caso della Germania, dell’Olanda,
della Grecia e di Cipro. Sono casi differenti ma che hanno negli anni
proposto un profilo radicalmente alternativo a quello delle
socialdemocrazie, e in contrasto ai sistemi bipartitici di fatto dominanti
in quei paesi. Al contempo, la Sinistra europea ha rappresentato, in
Italia, un momento di sperimentazione sulle forme della politica:
superare una concezione classica del rapporto partito-movimento.
e aggiungerei riprendendo il contenuto del commento che Alfio Nicotra ha lasciato nel sito
La Sinistra Europea è stata possibile perché nella sua versione continentale ha dato una risposta alle esigenze che sorgono dal movimento e nella sua versione nazionale è il punto di incontro delle sinistre che il movimento antiliberista ha agito e attraversato. La costituente della sinistra e la Sinistra Arcobaleno sono operazioni che vanno nella direzione opposta della Sinistra Europea in quanto muovono dall’idea di aggregare partiti come Sinistra Democratica che di fatto non propongono un alternativa al bipartitismo e al governismo. La Die Linke ha potuto formarsi ed affermarsi, prima in una situazione di opposizione di sinistra al governo rosa-verde di Schroder, ora in opposizione alla grande coalizione di Angela Markel.
E’ questa collocazione radicale che porta Lafontaine a rompere con il PSE mentre è il PSE il punto di riferimento della Sinistra Democratica nella sua battaglia interna contro lo scioglimento dei Ds”.
compagni,
buona notte e buon lavoro
Luca Marini circolo PRC/SE Montemurlo ( federazione Prato)
Premessa: condividendo l’impianto generale della bozza di mozione, ritengo di approfondire alcune tematiche che a mio avviso possono essere piu’ lacunose.
Lo dico con spirito costruttivo e di collaborazione, partendo dal fatto che molti compagni/e sono scontenti e demotivati…..
Aggiungendo elementi piu’ critici e soprattutto piu’ trasparenti potremmo dare un immagine ancora piu’ rafforzata di un vero percorso di cambiamento della linea politica….
Vi ringrazio inoltre di aver utilizzato questo metodo di partecipazione dal basso…
Pamela Conti Resp.Commissione Lavoro Prc-Bologna
La Profonda sconfitta e’ le sue cause:
2.2 Contrastare questa di riduzione bipartitica e’ dunque un punto su cui noi dobbiamo lavorare
Lavorare: vuol dire essere completamente differenti dalle logiche liberiste del Pd che ha contribuito seriamente
nelle precedenti elezioni politiche a ridurre il sistema elettorale italiano ad una competizione scorretta ai danni dei partiti
minori.
Ed e’ per questo che il nostro impegno sulla proposta referendaria deve essere massiccio e di contrasto assoluto,
senza prestare il fianco a nessuna componente interna del Pd rifiutando qualsiasi logica politicistica.
( in sostituzione del pezzo finale sul Pd) che a mio avviso non e’ condivisibile come impianto!
2.4 Per un Bilancio critico di Venezia:
( questo messo subito all’inizio e integrato con quello esistente puo’ essere condiviso totalmente, ma credo che per responsabilita’ oggettiva e veritiera dei fatti non si possa eludere questo passaggio)
Non solo abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forza esistenti, abbiamo anche cambiato in corso d’opera il nostro modo di stare al Governo, tradendo le aspettative di chi pensava che la partecipazione al governo dell’Unione era la soluzione migliore, per coniugare i temi sociali che erano stati smantellati da governo Berlusconi.
Non abbiamo valutato la possibilita’ di uscire dal governo e non abbiamo rispettato in termini di democrazia con la nostra gente e con i nostri iscritti, la famosa verifica: Stare o non Stare al Governo.
Abbiamo sottovalutato i nostri rappori di forza pensando che potevamo cambiarli solo all’interno del governo e delle istituzioni.
Il Conflitto capitale lavoro:
( condivido tutto cio’ che e’ scritto aggiungerei soltanto un ragionamento sul rapporto tra partito e sindacato)
In questi momenti cosi’ difficili per la vita dei lavoratori e lavoratrici i sindacati confederali e confindustria viaggiano insieme verso un abbraccio mortale per la distruzione del contratto nazionale.
Dobbiamo con molta chiarezza riesaminare e ridefinire il nostro progetto politico che deve essere autonomo e di ascolto.
Sostenere tutte le lotte e’ sicuramente un punto di partenza, ma dobbiamo avere il coraggio di pensare che non e’ scontato che ci sia il ritorno immediato al conflitto sociale.
E’ per questo che mettere subito sul piatto nuove proposte politiche ci aiuta a definire una presa di coscienza autonoma e un ritorno davanti ai luoghi storici del conflitto…
La classe operaia esiste ancora ma e’ mutata nello spirito e delusa dalla societa’….
Un nuovo percorso deve iniziare mettendo in relazione lavoratori immigrati e cittadini connazionali.
Definire un percorso nuovo perche’ e’ la societa’ che lo impone.
All’interno dei luoghi di lavoro dobbiamo essere in grado di entrare con nostre proposte e con nuovi contenuti, partendo ad esempio dalle vertenze da tempo dimenticate ed attorno ad esse costruire un nuovo modo efficace e moderno del conflitto.
Non seguire il sindacato come faro assoluto, ma costruire relazioni che determinano sempre una nostra posizione autonoma,
sul conflitto capitale e lavoro..
La vertenza, l’inchiesta, la tecnologia, l’istruzione, la comunicazione, come elementi prioritari da cui ripartire.
Questione morale ( aggiungo questo elemento che a mio avviso e’ importantissimo)
Per anni il nostro Partito e’ stato per l’immaginario collettivo un contenitore di innovazione e di pratiche democratiche.
Bisogna ritornare ad nuovo comportamento tra noi.
Le relazioni personali devono ritornare ad essere sinonimo di pluralismo e arricchimento.
Basta con la guerra fra bande, basta con la violenza interna e le cose dette nei corridoi.
La chiarezza, la trasparenza tra compagni e compagne deve ritornare l’elemento centrale da cui ripartire..
Anche e soprattutto questo ha prodotto in questi anni un lungo e lacerante svuotamento dei nostri circoli e dalla nostra attivita’ politica di tutti i giorni.
Noi siamo diversi, noi siamo e dobbiamo essere una comunita’ che da’ esempio alla societa’ che noi vogliamo costruire.
Non possiamo ridurre i nostri dibattiti su chi va’ nelle giunte, in provincia, in comune
Dobbiamo partire da una logica non piu’ di chi e’ piu’ amico dell’altro, ma da una semplice e democratica trasparenza basata sulla fiducia e la competenza .
Le nostre competenze devono essere messe a disposizioni di tutti e tutte e il singolo militante deve avere la possibilita’ di partecipare ai dibattitti in un luogo aperto e accogliente senza pensare ad una logia di appartenenza che in questi anni ha prodotto solo la salvaguardia del branco…
Scusate l’italiano
Car* compagn*
pur da non-iscritta seguo con passione (da sempre) il dibattito interno a Rifondazione. Ho condiviso fortemente la vostra proposta per un congresso a tesi e penso che quella di andare spaccati su mozioni contrapposte sia
un’ulteriore scelta suicida, che aumenterà solo la confusione e il disamore di tante persone.
Comunque: vorrei suggerire di inserire nella bozza Acerbo il grande tema della scuola pubblica. Sono sicura che Loredana Fraleone avrà già dato il suo contributo, mi preme tuttavia sottolineare come questo sia, da svariati anni, uno dei punti di maggiore debolezza del PRC e della sinistra in generale.
Attorno alla scuola, al diritto all’istruzione, ad essere forniti degli strumenti essenziali per leggere la realtà, al diritto ad una formazione laica, sono state condotte negli anni 60 e 70 battaglie importanti che hanno aperto la strada a conquiste importanti, coinvolgendo genitori e figli, cittadin* e lavorator*.
Non dimentichiamo che la destra vince soprattutto grazie
all’ignoranza della gente alimentata da un’informazione pilotata. Penso che solo attraverso la scuola pubblica potremo rilanciare una battaglia di democrazia!
Vi ringrazio per il vostro lavoro
Haidi Giuliani
Ho letto con attenzione il documento.
Condivido quanto è stato esposto.
Ho alcuni punti su cui vorrei porre un evidenza
*) Io personalmente pero’ penso che la sicurezza sia un
diritto di tutti e non sia di sinistra o di destra.
Perchè non evidenziare meglio questo aspetto ?
*) Occorre anche parlare delle morti sul lavoro
*) Capisco che il PD non c’entri con il congresso del
PRC , ma due buone parole di distacco da tale entità
non guasterebbero
Vi ringrazio per quanto reso disponibile,
sperando che molti altri leggano e ragionino.
Non essendo io un ESPERTO ma un comune cittadino
che sta cercando di informarsi e capire ho a volte
delle difficoltà di comprensione per cui qualche
apsetto potrei anche non averlo capito.
Buon Lavoro
Cara Haidi
Condivido la tua preoccupazione per un congresso a mozioni contrapposte, per le ragioni che hai espresso ed anche perché si tratta di una modalità che, nonostante le apparenze, non punta a fare chiarezza sulla questione centrale, cioè l’esistenza futura di Rifondazione Comunista.
Quanto alla tua osservazione sulla necessità di trattare sul documento congressuale il tema della scuola in modo specifico, come avevi immaginato, ho già provveduto, spero in modo adeguato.Ti voglio comunque ringraziare tanto per il richiamo ad avere una sensibilità maggiore su una questione strategica per noi e per tutta la sinistra.
Mi permetto però di sottolineare che se c’è stato un terreno d’intervento costante negli anni, da parte del PRC e delle forze della sinistra, insieme dai tempi del “Tavolo fermiamo la Moratti”, è stato proprio quello della scuola. Non a caso, credo, che sia stato uno dei pochi punti del programma dell’Unione in gran parte realizzato: Tempo pieno e tempo prolungato ripristinati, immissione in ruolo di migliaia di precari, abrogazione della legge che regionalizzava l’istruzione professionale e tecnica di Stato, elevamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, con relativo innalzamento dell’età per l’ingresso nel mondo del lavoro, ripristino delle commissioni d’esame con metà dei membri esterni. Molte cose ancora da fare, ovviamente! E adesso?……………..”Scarpe rotte eppur bisogna andar…!”
So che nelle lotte future sarai con noi, ti abbraccio con affetto
Loredana Fraleone
Gradirei che fosse inserita una vera riflessione sui voti ai finanziamenti alle guerre. Per parlare di futuro è necessaria l’autocritica.
Integrazioni su Sud e antimafia
Bisogna invece guardare al Sud con occhi nuovi. È da quei territori che può, e deve partire la trasformazione sociale di tutto il Paese, anche attraverso la costruzione di una “nuova legalità dal basso” e di un nuova idea di rapporto con il potere che rompa in modo netto con la pratica della clientela politica, soprattutto a partire dai rappresentanti istituzionale del nostro partito.
Portando avanti con determinazione la lotta a mafia, ‘ndrangheta, camorra, >
> Bisogna invece guardare al Sud con occhi nuovi. È da quei territori che può, e deve
> partire la trasformazione sociale di tutto il Paese, anche attraverso
> la costruzione di una “nuova legalità dal basso” e di un nuova idea di
> rapporto con il potere che rompa in modo netto con la pratica della
> clientela politica, soprattutto a partire dai rappresentanti
> istituzionale del nostro partito.
>
Portando avanti con determinazione la lotta a mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita. Rilanciando e facendo nostra la pratica dell’ Antimafia Sociale del compagno Peppino Impastato nel Sud Italia ma non solo. In tutto il territorio nazionale. La mafia è una piaga interna al sistema capitalistico
> La critica allo sviluppismo si deve concretizzare proprio a partire dal Mezzogiorno.
>
Sostenendo ed essendone parte le varie esperienze di ribellione e difesa del territorio sparsi nei territori meridionali come quella del “No al ponte sullo Stretto”, i NO TRIV contro le trivellazioni in val di Noto. Contaminandosi e fornendo alle lotte sociali un binario sul quale correre contro
> un sistema sempre più paradigmatica che vuole trarre profitto
> attraverso la devastazione ambientale, potremo riuscire a ricomporre un
> nuovo rapporto con il popolo, senza il quale, in modo particolare al
> Sud, non c’è alcuna possibilità di successo.
>
Non se queste cose che brevemente scriverò starebbero bene nel punto 2 o 3 o 5 o 6…. Aspetto critiche !
* Continuare le lotte contro la costruzione degli inceneritori e lavorare per arrivare attraverso il processo di riduzione e riutilizzo a “Rifiuti Zero ” nel 2020 facendo anche noi quel difficile lavoro di informazione necessario. Rilanciando anche da questo l’occupazione e così la ri-formazione di quel tessuto sociale necessario per portare avanti quelle pratiche ed al tempo stesso per rimandare a casa le destre
* Contro i rigassificatori.Opere inutili ultime nella filiera di un sistema capitalistico iniquo e decadente. Puntare sulle produzioni energetiche pulite e rinnovabili . Come ad esempio in Puglia la prima rete europea di produzione e distribuzione di idrogeno misto a metano usabile per autotrazione.
* Appoggiare ed essere interni a lotte come NOTAV - NO F35 - NO DAL MOLIN -No PONTE - No TRIV
* Problema salariale. Rilancio delle lotte per la rivalutazione dei salari.Lavorando insieme ma anche smarcandosi anche dai sindacati . Dal 1985 un salario ha perso in media 500 € al mese di potere di acquisto .
* Creare società, associazioni e momenti di socializzazione
* Sperimentare forme di democrazia diretta e partecipata sulle esempio delle comunità autonome zapatiste